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CIAO GIANFRA' !



Gianfrà ci ha lasciati.
Ciao Gianfrà.
Si, vabbé, però te l'aspettavi.
E, forse ce l'aspettavamo anche noi che pur c'aspettiamo di morire. Prima o poi.
Morire è inevitabile per tutti....ecchessarammai !
Alla faccia di una cultura occidental-cristiana che c'ha insegnato di rifuggire la morte come fosse il peggiore dei mali. Dei mali....i mali, come i vizi !
Tu, poi, i vizi della vita li hai avuti tutti: Bacco, Tabacco e Venere. Ma tu hai dimostrato che questi vizi non riducono affatto l'uomo in cenere.
Perché dipende dall'uomo o dalla donna che li posseggono. Dipende anche dalla donna che hai accanto, certo. Ma anche se sei solo. Perché infondo solo non lo sei mai. E tu solo non lo sei mai stato.
Il tuo pubblico ti è stato compagno. Un pubblico forse un tantinello qualunquista ma, chevvoi, la televisione è anche questo ! Ecchecà !
E tu la comunicazione televisiva l'hai saputa utilizzare a modo tuo. A muso duro, come cantava quella canzone di Pierangelo Bertoli che amasti tanto.
Artista poliedrico come pochi. Forse l'unico capace di essere giornalista e giornalaio insieme. Comico e politico. Intelligente e populista. Folle e savio.
Negli ultimi anni, guardandoti, pareva che la frase che trasparisse sulle tue labbra fosse: "Sto per morire, embé ? A me che me ne fotte ! Siete voi che rimanete che state nei casini...". E come avevi ragione !
Non sapevo se dedicare o meno questo post a Gianfranco Funari, però alla fine ho deciso di sì. Perché un po' glielo dovevo.
Nel corso di questi quattro anni di vita di questo mio blog mi sono ispirato a Funari non una, ma almeno una quindicina o ventina di volte. Forse anche di più. Ho utilizzato il suo modo di essere (così simile al mio, anche negli stravizi che porteranno un giorno anche me nella tomba), il suo modo di vedere le cose più ancora che il suo linguaggio.
E poi qualcuno dirà che gli ho copiato più volte anche la barba, la pettinatura e anche il suo ultimo paio di occhiali. Forse sì, ma questo l'ho fatto inconsapevolmente (adoro la barba lunga, i caplli lunghi sul davanti, le camicie rosse e le montature d'occhiali rosse).
Magari la sua battaglia "contro la Prima Repubblica" degli anni '92 mi ha sempre lasciato un po' perplesso...però anche quella ha fatto parte del personaggio che ha utilizzato un mezzo per "dire delle cose" e per ascoltare. Ovvero ha fatto della televisione ciò che è il suo opposto.
La televisione solitamente è un mezzo "ingessato" e che "ingessa". Guardate Fabrizio Frizzi, ma anche Ezio Greggio: loro recitano le loro parti e si limitano al loro "ruolo mediatico". Non possono andare oltre, sopra o sotto le righe. Ed ecco che Funari sapeva e voleva fare ciò. Sopra e sotto.
Un vizio ? Un vezzo ? Un modo di essere sé stesso davanti al teleschermo. E forse anche per ammiccare al pubblico: "Siate voi stessi. Nun ve fate cojonà !".
E ti pareva che Rai-Tv e Mediaset potessero accollarsi un'artista così ?
La regola numero uno della televisione italiana è, ahinoi, l'opposto dell'immediaticità. E' la mediaticità.
Funari era immediato, "corporale", come è definito nel suo sito web da me fra l'altro linkato da un paio d'anni.
La cacciata da Rai e Mediatet non ha purtuttavia frenato il bisogno di comunicatività del Nostro al punto che si è "inventato" dei programmi "clandestini" da lanciare nelle emittenti televisive minori.
Programmi e format a tratti surreali.
Gianfranco Funari ha saputo inventare ed inventarsi. Senza piagnucolare come i vari Santoro, Biagi, Luttazzi e la Guzzanti.
E prendendo pubblicamente posizioni politiche scomode come quelle a favore dell'eutanasia (lo ricordo anche in un Convegno-dibattito accanto a Mina Welby).
E così lo ricordiamo, un po' con invidia, per tutte quelle cose che ha saputo e che molti di noi si sognano e, forse, si sogneranno di fare.



Luca Bagatin

Pubblicato il 14/7/2008 alle 17.2 nella rubrica Diario.

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