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"In nome del Papa Re" di Luigi Magni e la perdita di memoria degli italiani



Ho una particolare predilezione per i film storici di Luigi Magni: è l'unico regista italiano che sia veramente riuscito a raccontare in chiave appassionata ed ironica il Risorgimento garibaldino e mazziniano.
Mi è tornato in mente alcune sere fa, rivedendo per l'ennesima volta - sempre con grande piacere - "In nome del Papa Re", del 1977, un film drammatico ed al contempo fortemente ironico grazie alla comicità sorniona e ciociara di Nino Manfredi.
Nel film, ambientato nel 1867, Nino Manfredi interpreta il Cardinale Colombo, giudice della Sacra Consulta di Papa Pio IX il quale si trova a giudicare tre giovanissimi rivoluzionari garibaldini romani, i quali fecero saltare una caserma di zuavi pontifici.
Uno di essi, Cesare Costa, nato nel 1849 ai tempi della Repubblica Romana, risulta essere figlio del Cardinale avuto da una relazione con una contessa allora parteggiante per i rivoluzionari. Il Cardinale, pertanto, fa di tutto per salvare il figlio nascondendolo in casa sua e, nel tribunale ecclesiastico, fa un'arringa in difesa anche degli altri due compagni: Monti e Tognetti. Un'arringa nella quale egli parla di Monti e Tognetti come di militari di un esercito avverso al Potere del Papa e non di due miserabili delinquenti, un'arringa piena di sottile ironia farcita d'intercalare romanesco, che si fa beffe financo degli altri Cardinali e dello stesso tribunale, il quale peraltro ha già deciso di condannare i giovani garibaldini a morte.
Cesare Costa sarà ucciso da un'imboscata tesa dal marito della contessa in quanto ritenuto un suo amante, mentre Monsignor Colombo sarà redarguito dai Gesuiti i quali vorrebbero obbligarlo a convincere Papa Pio IX a non concedere alcuna grazia o clemenza ai condannati a morte.
Il Cardinale rifiuta sdegnato al punto che, nell'ultima e emblematica scena del film, egli si rifiuterà di dare la comunione al capo dei Gesuiti e reciterà la messa in suffragio proprio dei patrioti Monti e Tognetti i quali, storicamente, furono gli ultimi martiri della barbarie del Potere Temporale dei Papi, il quale sarà definitivamente deposto il 20 settembre 1870 con l'ingresso dei bersaglieri italiani a Porta Pia.
Luigi Magni, con tutti i suoi film, da questo sino a "La notte di Pasquino" del 2003, sempre con protagonista Nino Manfredi, ci ha mostrato il lato popolare e civile del Risorgimento spesso dimenticato e vilipeso da coloro i quali reputarono e reputano tutt'ora Mazzini un pazzo terrorista e Garibaldi un brigante in camicia rossa.
Vorrei ricordare ai vari Antonio Socci (che definì in un suo libro il Risorgimento come una dittatura anticattolica), ai vari leghisti del nord che insultano l'Inno di Mameli e a quel Sindaco siciliano che ha distrutto la targa a Garibaldi nella piazza del suo paese, che senza quei martiri democratici, liberali, repubblicani, ebrei e massoni, oggi l'Italia non solo non sarebbe unita, ma sarebbe anche meno libera.
Forse costoro trovano più "sanamente laico" e "sanamente liberale" il governo del Papa non più Re, ma che dal pulpito Vaticano continua a pontificare anche su questioni che non riguardano la fede bensì....la politica interna di uno Stato democratico e repubblicano qual è l'Italia.
Permettetemi una piccola divagazione.
In questi giorni Walter Veltroni dice una cosa vera, peccato che a dirla sia lui che, quindi, smentisce sé stesso.  Egli dice che la vera epidemia del nostro tempo è la perdita di memoria.
Infatti se gli italiani ricordassero, magari per mezzo dei film di Luigi Magni, il Pd sarebbe ridotto al lumicino.
Ricorderebbero che l'Italia l'hanno fatta gli unici democratici possibili: mazziniani, garibaldini e liberali. Ovvero coloro i quali nel '900 diedero vita agli unici partiti democratici esistenti: PRI, PSI e PLI.
Walter Veltroni apparteneva ad un partito che prendeva direttive e finanziamenti dalla dittatura sovietica. Gran parte dell'apparato del Pd proviene da quelle file, nonostante il tentativo (per molti versi riuscito) di.....cancellare la memoria degli italiani dando una mano di bianco, rosso e verde al simbolo della quercia con la falce e martello e chiamarlo Partito Democratico.
La vera epidemia del nostro Paese è la perdita di memoria. Se fosse diversamente i vari Veltroni, Di Pietro, Berlusconi, Fini, Bossi ecc.... non avrebbero sicuramente cittadinanza politica e l'Italia avrebbe nuovamente dei partiti storici sui quali contare davvero.





Luca Bagatin

Pubblicato il 25/8/2008 alle 8.53 nella rubrica ARTICOLI.

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