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Ricette liberali per garantire un futuro al lavoro ed all'impresa



Parliamoci chiaro, l'innalzamento dell'età pensionabile è inevitabile e financo utile: ai lavoratori e all'econimia italiana.
Ben venga quindi il progetto del Governo di innalzare nuovamente l'età pensionabile così come avviene in tutta Europa: la vita media è aumentata e la crisi economica di questi anni ci impone di lavorare di più.
Giuliano Cazzola, economista e Vicepresidente della Commissione Lavoro, oltre a capirne di economia è anche un socialista ex sindacalista e da decenni propone l'innalzamento dell'età pensionabile anche per le donne, così come avviene in tutta l'Europa economicamente al passo con i tempi (a differenza di Italia, Austria e Grecia).
A tutti piacerebbe andare in pensione quanto prima, certo.
A tutti piacerebbe financo forse non lavorare e godere dei propri interessi personali.
Purtuttavia è necessario essere pragmatici: è economicamente insostenibile da parte degli istituti di previdenza e da parte dell'economia italiana nel suo complesso mantenere un'età pensionabile così bassa.
Per cui il "male minore" che possa in qualche modo mettere d'accordo tutti (anche se la "concertazione" è un aspetto non sempre così positivo per i lavoratori, specie per i precari, e per le imprese....lo abbiamo visto più e più volte) è l'innalzamento dell'età pensionabile a 65 anni o 35 anni di contributi.
L'attuale Governo propone una ricetta un po' più timida a dire il vero: 62 anni fermo restando i 35 anni di contributi.
Ad ogni modo queste sono le misure minime per garantire le generazioni future e per "salvare" gli istituti di previdenza dal tracollo.
Ovviamente si può essere più drastici, ma anche più liberali: abolire le pensioni del tutto e così gli istituti di previdenza, permettendo così al lavoratore di guadagnare di più in busta paga, ovvero fargli percepire il netto che non andrebbe più nelle casse dell'Inps, bensì direttamente nelle sue tasche. In tal modo sarebbe il lavoratore stesso a gestire i suoi soldi, ovvero a decidere come come investire il danaro da lui stesso guadagnato e conseguentemente di andare in pensione quando meglio crede.
Egli può decidere di investire in un'assicurazione previdenziale privata oppure risparmiare in proprio la quota che sarebbe dovuta andare all'Inps (e di cui attualmente il lavoratore non sa in effetti che fine fa....).
Questa, come ho detto, è una ricetta squisitamente liberale. Giusta sotto il profilo individuale (il lavoratore percepisce uno stipendio netto più alto che può gestire liberamente senza "furti" statali) e fruttuosa sotto il profilo economico (risolta la questione dell'età pensionabile in quanto il lavoratore troverà conveniente continuare a lavorare. Diversamente potrà sempre scegliersi di ritirarsi prima dal lavoro avendo guadagnato meno).
E' una ricetta che purtuttavia l'Italia difficilmente saprà applicare o vorrà applicare (ed in questo il PdL e il Pd sono equamente statalisti e antiliberali, nonostante gli illuminati liberali e liberalsocialisti Cazzola, Brunetta, Sacconi e Capezzone) in quanto in questo medievale Paese il concetto di responsabilità individuale (concetto ben noto alle culture anglosassoni protestanti e luterane) è del tutto sconosciuto....e questa è la principale causa del suo mal.




Luca Bagatin

Pubblicato il 23/8/2008 alle 10.55 nella rubrica ARTICOLI.

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