Blog: http://lucabagatin.ilcannocchiale.it

LA COSCIENZA SEGRETA DI ZENO by Peter Boom



L'INCOSCIENZA DEL SEN(n)O
presentazione by Luca Bagatin

Forse, più di qualcuno, avrebbe bisogno di psicacaZZizzarsi. Specie in quest'Italia dalla mentalità caZZolica.
Chiacchieravo la settimana scorsa con l'amico Peter Boom, attore olandese in pensione e curatore autogestito della rubrica "Teoria della Pansessualità" di questo blog. Parlavamo, fra le altre cose, anche di donne. Specie italiane ed eterosessuali. Ovviamente generalizzando (ma spesso ci si azzecca anche così....).
Siamo giunti ad una conclusione forse un po' azzardata (per taluni, ma non certo per noi !): si fanno un sacco di problemi e, spesso, se devono scegliere un "lui" lo scelgono in base al portafoglio e fanno di tutto per accasarsi ed accasarlo.
Sarà che la mia esperienza di ragazzo eterosessuale oramai misogino dichiarato (senza vergogna quello svergognato di Bagatin !) è sempre stata questa.
Epperò anche Peter, militante gay da una vita e proveniente dal Paese europeo dai costumi più liberi in assoluto, non ha potuto non comprendermi: "In Olanda è diverso, caro Luca ! In Olanda l'affetto è ancora un valore" e poi ha proseguito su come si scandalizzano gli olandesi pensando alle difficoltà incontrate dal Maschio Latino in Crisi da Decenni.....al punto che abbiamo padri di famiglia che vanno a travesta o a transessuali ! Cosa scandalosa per un olandese eterosessuale che non ha alcun problema nel trovare una compagna sin da quando è ragazzino !
Difficoltà vissute anche dai gay e dalle lesbiche italiani, spesso anche maggiori.
Eh....colpa di questa mentalità caZZolica, insomma ! Che oggi punisce financo le puttane e i relativi clienti.....sic !
Ora basta. Non voglio tediarvi oltre. Vi lascio pertanto ad una documentatissima analisi su Italo Svevo redatta proprio da Peter Boom.
Potete condividerne o meno le basi, ma, ad ogni modo, è un ulteriore strumento di approfondimento.
Financo letterario.

Luca Bagatin


LA COSCIENZA SEGRETA DI ZENO

Di Peter Boom

Quando ho letto il mio tascabile "La coscienza di Zeno" del grande Italo Svevo, mi è venuto subito il sospetto che Italo Svevo ovvero Ettore Schmitz fosse anche omosessuale. E' noto soltanto che il fratello della moglie Bruno Veneziani era in cura da Sigmund Freud per la sua omosessualità, anche se da queste cure non trasse alcun giovamento. Poi nella vita dello scrittore ci sarebbe da indagare sulla sua intima amicizia con il pittore Umberto Veruda. Veruda era un autentico Dandy, vestito impeccabilmente. Svevo inoltre era un uomo che barava (e chi non lo fa?), come risulta dalla storiella delle sigarette che lui aveva promesso alla moglie di non fumare più. Quando erano ancora fidanzati Svevo giurò a Livia Veneziani che non avrebbe più fumato per la durata di tre mesi. Livia come premio gli promise un bacio; erano veramente altri tempi e un bacio sulla guancia era già un atto abbastanza audace, pur tra due fidanzati.
Svevo invece fumò di nascosto durante l'intero periodo e alla scadenza andò dalla fidanzata a ritirare l'ambito, ma innocente premio.
Italo Svevo era grande amico di Joyce, il quale più tardi lo introdusse nei circoli culturali parigini.
Ora andiamo per gradi, cercando di leggere tra le righe nella "Coscienza di Zeno".
Nella breve prefazione il dottor S., lo psicanalista parla delle tante verità e bugie ch'egli ha accumulato nel libro.
Quali sono le verità e quali le bugie?
Prima di tutto bisogna rendersi conto che in quel tempo il sesso era ancora tabù, e che il solo nominare l'omosessualità costituiva sicuramente scandalo. La sessualità era tutta da nascondere e doveva servire unicamente alla procreazione, legittimata esclusivamente dal matrimonio. Poteva Svevo, nel caso fosse stato veramente omosessuale, parlare liberamente delle sue attitudini particolari? Assolutamente no. Il suo libro non sarebbe mai potuto uscire, e lui avrebbe senz'altro distrutto con ciò la sua famiglia e se stesso.
Cito letteralmente un breve passo della pagina 15 del tascabile Bompiani, nella quale lui descrive il suo incontro con il dottor Muli, che avrebbe dovuto guarirlo dal vizio del fumo nella sua clinica privata:
" Egli ci accolse in persona alla porta. Allora il dottor Muli era un bel giovane. Si era in piena estate ed egli, piccolo, nervoso, la faccina brunita dal sole nella quale brillavano ancor meglio i suoi vivaci occhi neri, era l'immagine dell'eleganza, nel suo vestito bianco dal colletto fino alle scarpe. Egli destò la mia ammirazione, ma evidentemente ero anch'io oggetto della sua.
Un po' imbarazzato, comprendendo la ragione della sua ammirazione ...".
A pagina 17: "Apersi un libro. Leggevo senz'intendere e avevo addirittura delle visioni. La pagina su cui tenevo fisso lo sguardo si copriva della fotografia del dottor Muli in tutta la sua gloria di bellezza ed eleganza. Non seppi resistere!"
Poi c'è, dopo la morte del padre, la storia del suo matrimonio. Un matrimonio che era praticamente obbligatorio nella buona borghesia. Lui infatti dice di innamorarsi della sorella più bella della futura moglie e poi passa indifferentemente alla seconda sorella per infine sposarsi la terza, che è anche la più brutta. Questo denota in lui una grande insicurezza con le donne, e molta indifferenza nei loro confronti.
Italo Svevo forse ha voluto identificare con la sorella più bella il fratello omosessuale della sua vera moglie? Chi lo sa? Ma non è del tutto improbabile.
Il biondo Bruno Veneziani era omosessuale e le sorelle della futura moglie erano al tempo ancora troppo piccole, essendo Livia Veneziani la maggiore e dunque l'unica corteggiabile dallo Svevo.
La bella sorella Ada Malfenti (sto di nuovo parlando del libro), si lascia accompagnare da Zeno per strada, un'azione compromettente per una fanciulla, più spiegabile se invece la fanciulla fosse stato un fanciullo e cioè il fratello della moglie vera. Incontrano quel tale, che si chiama Guido Speier, un dandy che egli descrive nel seguente modo: " Era un bellissimo giovane: le labbra naturalmente socchiuse lasciavano vedere una bocca di denti bianchi e perfetti: L'occhio suo era vivace ed espressivo e, quando s'era scoperto il capo, avevo potuto vedere che i suoi capelli bruni e un po' ricciuti, coprivano tutto lo spazio che madre natura loro aveva destinato, mentre molta parte della mia testa era stata invasa dalla fronte.
Seguono molte altre frasi allusive a segrete tresche, e descrizioni della bellezza e dei pregi maschili, troppe per enumerarle tutte.
Delle donne non parla mai un gran bene e non le descrive in modo così favorevole e quasi erotico (tempi permettendo), come fa invece con certi giovani uomini.
Nella parte "La moglie e l'amante", Zeno reincontra Copler, un suo vecchio amico ammalato e scapolo, che gli presenta in seguito una certa Carla Gerco, studentessa di canto che abita insieme con la madre. Era il Copler segretamente l'amante della fanciulla? O del fanciullo? Carla era forse Carlo?
La ragazza riceve Zeno Cosini da sola e per una giovane per bene, anche se di famiglia modesta e povera, avrebbe significato esporsi enormemente. I vicini avrebbero sparlato di lei e immediatamente affibiato l'appellativo "puttana".
Nel caso che Carla fosse stata Carlo, questo problema non sarebbe esistito. Ciò spiegherebbe meglio anche la circostanza che Carla, quando Zeno viene in visita, manda la madre nell'altra stanza, che si trova dall'altra parte del pianerottolo.
La ragazza (a pagina 186) propone a Zeno di rimanere a dormire tutta la notte con lei, trasportando il letto nella stanza isolata. La mamma non si sarebbe arrischiata di spiarli.
Questo è possibile soltanto se Carla fosse stata una puttana, come descritto così perfettamente da Moravia ne "La Romana".
A pagina 202, sgrida addirittura la madre e la manda via, asserendo che rimane a dormire nella stanza isolata, dove ha disposto un letto, mentre quando è sola dorme dall'altra parte nel suo vecchio letto, cioè dalla parte dove dorme anche sua madre.
Inoltre (pag.209) viene descritta la passeggiata che i due fanno al Giardino Pubblico (sì, scritto proprio con le maiuscole): anche questa storia è alquanto improbabile per quel periodo storico. I giardini pubblici sono per antonomasia luoghi di incontri gay.
Secondo il parere di Italo Svevo siamo tutti più o meno malati e la psicanalisi non serve per guarire, come non è servita a lui e nemmeno al fratello della moglie, il biondo Bruno Veneziani.
Alla fine del libro, l'ormai maturo Zeno Cosini se ne rende conto e decide di vivere la vita così com'è, con tutte le piccole e grandi malattie che essa comporta. La grande salute che egli si sente addosso è proprio questa: di vivere la vita per quella che è, come anche si presenta, senza volerla curare o modificare con ricette strampalate, inventate da psicanalisti tortuosi. E' una liberazione.
Questa visione dell'esistenza è una lezione per tutti noi e in particolare per gli omosessuali. Bisogna accettarsi così come si è.
Dopo tutti questi discorsi e citazioni che vorrebbero sì, lasciare il dubbio, ma che d'altro canto non costituiscono certamente prove dell'eventuale omosessualità di Svevo, già mi immagino il coro di proteste che si leverà contro queste mie supposizioni.
Non me ne importa nulla, ma spero per il buon Svevo che abbia potuto godere anche di questa "meravigliosa malattia", rendendosi conto alla fine, che proprio tanto "malattia" non era e che non valeva la pena inquietarsene a tal punto da mettersi sotto cura dello psicanalista.


Peter Boom

Pubblicato il 26/9/2008 alle 7.47 nella rubrica TEORIA DELLA PANSESSUALITA' by PETER BOOM.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web