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Il Congresso del PLI e il nuovo bipolarismo tutto da costruire




Il 20 – 21 e 22 febbraio prossimi si terrà il Congresso del Partito Liberale Italiano, partito storico che fu del conte Camillo Benso di Cavour, di Benedetto Croce, di Luigi Einaudi, di Giovanni Malagodi ed altri.
Anch'io, pur essendo di tradizione liberalsocialista e mazziniana oltre che iscritto al PRI, mi sono permesso di votare e fare campagna elettorale per il PLI alle scorse elezioni politiche.
L'ho fatto e lo rifarei certamente in mancanza del simbolo repubblicano dell'Edera e di una componente laica e liberaldemocratica forte e riconoscibile.
L'ho fatto e lo rifarei perché non ho simpatia per – come lo definisce il Segretario uscente del PLI stesso, Stefano De Luca – questo bipolarismo all'amatriciana.
L'ho fatto e lo rifarei perché sì, Berlusconi ha fatto e sta facendo delle riforme interessanti e liberali, ma assolutamente limitate e poi ha alleati come la Lega Nord che queste riforme liberalizzanti le stanno frenando alla grande (si pensi all'abolizione delle Province !).
L'ho fatto e lo rifarei ma, intendiamoci, anche per dare la sveglia ai compagni Repubblicani ed ai Liberali del PdL che sarebbe ora che costituissero una loro componente tale da contrapporsi ai conservatori all'interno del calderone berlusconiano.
Plaudo anche alla discesa in campo di Arturo Diaconale - direttore di uno dei giornali con cui collaboro con più piacere,  L'Opinione delle Libertà - che ha deciso di candidarsi alla segreteria del PLI in alternativa a De Luca e sostenuto anche dall'ex radicale Marco Taradash.
Per quanto Diaconale punti ad un'alleanza formale fra PLI e PdL, cosa forse un po' difficile giacché il PdL sta puntando a fagocitare tutti i partiti piccoli anti-centrosinistra.
Plaudo all'adesione al PLI di Paolo Guzzanti, giornalista di tradizione liberalsocialista che ho sempre apprezzato moltissimo, e che ha deciso di abbandonare un partito di plastica come il PdL.
Interessante sarebbe una prospettiva di federazione fra forze Liberali, Repubblicane e Liberalsocialiste anti-centrosinistra capaci di attirare personalità laiche del PdL (e scontente della sua linea clericale) tali da costituire un Polo Liberale, capace di puntare ad un 15-20 % dell'elettorato e che si contrapponga ai conservatori ed ai clericali in genere.
Silvio Berlusconi non è eterno e, nonostante oggi sia l'unico a mantenere un po' d'ordine nel suo schieramento politico e capace di arginare le derive più destrorse, bisognerà pur pensare ad un dopo.
Un dopo che vedrà certamente ridotto ai minimi termini un Pd ormai in caduta libera e senza prospettive di lungo termine e un dopo che ridisegni il nuovo bipolarismo all'insegna della tradizione europea ed occidentale.
Un bipolarismo, dunque, che potrà vedere Liberali che si contrapporranno a Conservatori e che nasceranno da una scomposizione costruttiva del PdL, oggi partito di plastica, come abbiamo scritto precedentemente, e che vede una pluralità di culture al suo interno (dal radicale Capezzone al clericale Giovanardi).
Un disegno a parer mio costruttivo il Paese che finalmente chiuderà con la stagione delle tifoserie e dei contenitori senza contenuto e che potrebbe assistere ad una rinnovata stagione di laicità e libertà.

Luca Bagatin

Pubblicato il 13/2/2009 alle 7.54 nella rubrica ARTICOLI.

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