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Alcune riflessioni sul voto del 6-7 giugno


Ad alcuni giorni dal voto europeo, vorrei permettermi alcune sommesse riflessioni relative ai risultati.
Nulla di nuovo sul fronte italiano. Risultati più che prevedibili: salvo qualche percentuale in meno raccolta PdL e qualche percentuale in più andata al Pd, rispetto alle ipotesi iniziali.
Prigionieri entrambi, con l'attuale legge elettorale, dei più esagitati e populisti partiti italiani: Lega Nord ed Italia dei Valori, che aumentano i loro voti grazie ad un sapiente utilizzo dello slogan facile.
Il dato che risalta di più è invece l'astensionismo: con ogni probabilità dovuto ad una legge elettorale con sbarramento al 4 % che – come accade già da anni in alcuni Paesi europei – ha falcidiato milioni di voti sul nascere. E così milioni di elettori, temendo di non essere rappresentati, hanno preferito astenersi direttamente.
In effetti non sono poche le liste che non hanno raggiunto il 4 %, ma ad ogni modo hanno raggiunto un dignitosissimo 3 % o 2 %.
Comunisti a parte, che dimostrano di aver ormai perduto il loro zoccolo duro, pensiamo ai Radicali della lista Pannella-Bonino che addirittura hanno ottenuto un risultato percentualmente superiore, anche se di poco, alla Rosa nel Pugno (in cui si erano presentati in alleanza ai socialdemocratici di Boselli) ed alla precedente lista Bonino delle europee 2004.
L'unico dato confortante è forse la stabilità del governo Berlusconi, con un PdL che non sfonda, ma che raccoglie a pieno titolo l'eredità della Democrazia Cristiana. Lo stesso Pierferdinando Casini dovrebbe riflettere.
In casa Pd, diversamente, si straparla. Si dice che non è stata una sconfitta e verrebbe da chiedersi se ci credono davvero. Probabilmente no, ma ci si deve pur salvare la faccia in qualche modo.
Qualcuno addirittura dice che quel 26 % di oggi è al netto della presenza dei Radicali......dimenticando che i Radicali hanno sempre preso più voti o quando hanno corso da soli o quando erano alleati a Berlusconi. E dimenticando che, sempre i Radicali, quei nove posticini sicuri nel Pd se li sono dovuti sudare a suon di scioperi della fame.
Il Pd, dunque, se esisterà ancora, è destinato ad una lunghissima opposizione. Specie se, come ventilato, deciderà di imbarcare ancora una volta i comunisti: rossi o verdi che siano.
E così non rimane che attendere il referendum o, meglio, una nuova legge elettorale.
Una legge elettorale che, ci auguriamo, non sia “ad personam”: ovvero fatta su misura per i due calderoni più grossi.
Una legge autenticamente seria potrà essere unicamente: o puramente proporzionale o puramente maggioritaria.
La prima ipotesi è probabilmente al di là da venire. La seconda sarebbe quasi a portata di mano se passasse il SI' al referendum del 21 giugno.
Dico quasi perché il sistema delle preferenze bloccate rimarremme inalterato e non vi sarebbe alcuna introduzione di collegi uninominali.
Però sarebbe anche l'unico sistema per sbarrare la strada alla Lega Nord e per garantire al Paese un governo stabile, con in sella l'unico partito che oggi ha la possibilità di garantire riforme che altri nemmeno si sognerebbero: il PdL.
Non sarà il massimo, ma il male minore di sicuro.

Luca Bagatin


RISULTATI AMMINISTRATIVI PER IL PRI


En passant, vorrei segnalarvi i risultati definitivi del voto conseguito in Romagna dai candidati Repubblicani sostenuti da questo blog con l'iniziativa OGGI IN ROMAGNA, DOMANI IN ITALIA per un Partito Mazziniano del Terzo e Quarto Millennio.

A Cesena, l'amico Luigi Di Placido, candidato Sindaco Repubblicano sostenuto, oltre che dal PRI anche dalla Lega Nord e da Cesena Domani, ha ottenuto complessivamente il 14,8 % dei voti con un PRI al 5,4 %.

Il Repubblicano Moraldo Fantini, a Cervia (Ravenna), sostenuto dal PRI, dal PdL e dall'UDC, non ha battuto il candidato del centrosinistra (che ad ogni modo alle scorse comunali aveva preso quasi il 20 % in più rispetto ad oggi), ma ha comunque ottenuto un 33,2 % (3 % in più rispetto alla candidata di centrodestra alle precedenti elezioni comunali del 2004) con un PRI in ottima forma al 7,1 %.

Lauro Biondi a Forlì si è beccato un dignitoso 2,4 % (si noti che Biondi era in contrapposizione anche al candidato Sindaco del centrosinistra Roberto Balzani, presidente pro tempore dell'Associazione Mazziniana Italiana, che pur non ha al momento raggiunto il 50 % dei consensi).

Per finire segnalo il comunque dignitoso 2,8 % del candidato del PRI alla provincia di Forlì-Cesena Giovanni Lucchi.

Concludendo: non è e non sarà molto. Però si consideri l'alto astensionismo e la presenza di più liste di contendenti. Oltre che la pressoché mancanza di mezzi per comunicare i propri progetti politici. Se il PRI, a livello nazionale, riuscisse ad ottenere una media dei risultati ottenuti a livello amministrativo, ovvero un 3 - 4 %, come ai vecchi tempi, sarebbe davvero il top.

Or ora l'amico Carmine Pezzullo mi segnala che nel Collegio Frattamaggiore di Napoli il PRI, candidato Giuseppe Capasso, ha preso l'8,3 %.
Davvero qualcuno ha ancora il coraggio di darci per morti ?

Pubblicato il 11/6/2009 alle 7.47 nella rubrica ARTICOLI.

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