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Ma Giorgio La Malfa è ancora nel PRI ?


Giorgio La Malfa, parlamentare del Partito Repubblicano Italiano eletto nelle liste del PdL, nonché membro della Direzione nazionale del PRI, qualche giorno fa ha scritto una lettera al Corriere della Sera per esprimere le sue forti perplessità nei confronti del Governo di cui il PRI stesso fa parte.
Le argomentazioni di La Malfa sono corrette ed ineccepibili: dalla critica ad una politica economica poco attenta a porre freno alla spesa pubblica (come i precedenti governi centrosinistri, peraltro); alla mancata riduzione delle imposte; alla mancata abolizione delle Province, sino ad una scarsa politica laica nei repporti fra Stato e Chiesa.
Giorgio La Malfa ha ragione da vendere a porre i punti cardine del programma del Partito Repubblicano, che inizialmente erano stati condivisi ed approvati anche del PdL nella persona dello stesso Premier Berlusconi.
Il problema è che La Malfa fa tutto ciò senza interpellare il partito e totalmente a titolo personale. Un partito - quello Repubblicano - che ha coerentemente preferito sostenere questa maggioranza che, nel suo piccolo, alcune istanze repubblicane le ha recepite sin da subito (riduzione degli sprechi nella Pubblica Amministrazione e ritorno al nucleare, tanto per fare un esempio).
Stupisce fra l'altro che sia proprio Giorgio La Malfa a dire "addio" al Governo Berlusconi, mentre sino a qualche tempo fa egli stesso era intenzionato ad iscriversi al PdL, uscendo dal glorioso partito che fu di suo padre Ugo.
Il PRI, prossimamente, aprirà il suo Congresso. Un partito nel quale non solo si deciderà la linea, riaffermando i punti cardine Repubblicani: riduzione della spesa pubblica, abbassamento delle imposte, abolizione degli Enti inutili, allungamento dell'età pensionabile e riaffermazione delle libertà civili, ma che molto probabilmente vedrà il ritorno di Luciana Sbarbati e dei Repubblicani Europei in seno al PRI.
Un partito che dunque si ricompatta e che necessita di un forte rinnovamento nella classe dirigente.
Un partito che deve rimanere vivo perché le sue istanze liberali - anticipate da Giuseppe Mazzini nell'800 - si sono affermate in tutto l'Occidente democratico.
Un partito che necessita anche di Padri Nobili, ma a patto che questi remino per l'unità e non passino sopra al partito stesso solo perché detengono un nome illustre.

Luca Bagatin

Pubblicato il 26/9/2009 alle 7.47 nella rubrica ARTICOLI.

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