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La fine di Bettino Craxi fu la fine della sinistra democratica in Italia


Bettino Craxi, un uomo, uno statista, ma prima di tutto un socialista anticomunista.
Con la fine di Bettino Craxi è finita, in Italia, la sinistra democratica.
A non essersene ancora accorti sono solo gli eredi del "compromesso storico", i nostalgici di un Partito (post)Comunista al Potere in un abbraccio fraterno con la Democrazia Cristiana: i sognatori di una società classista, tartassata e tartassona, salutista ad ogni costo, sindacatocratica ovvero che tutela solo ed esclusivamente statali, parastatali, amici degli amici dell'Arci o della Parrocchia.
Con la fine e la morte di Bettino Craxi è morto il mito del Socialismo al governo dell'Italia, dell'ottimismo della volontà per uscire dalla crisi, del Made in Italy, della democrazia governante, della Grande Riforma comprendente una magistratura finalmente spoliticizzata e più vicina ai cittadini.
Con la fine di Bettino Craxi è venuto finalmente a galla il marciume di una classe politica corrotta e corruttrice sin dalla sua nascita. E fu proprio Craxi a denunciarlo nel suo discorso alla Camera del 3 luglio 1992, in cui chiese a tutto il Parlamento di assumersi la responsabilità di dare una soluzione politica (e non manettara, come purtroppo avverrà) alla crisi della Prima Repubblica.
"Chi è senza peccato scagli la prima pietra". Il Parlamento, nel suo complesso, tacque.
Cinque partiti democratici di governo scomparvero sotto la mannaia di una "giustizia" veloce solo con taluni ed in taluni casi, ma lenta, inesorabilmente lenta, in talaltri. I più.
Finiranno in galera anche innocenti, ma, poco importa. La caccia al socialista ladro e mafioso era cominciata e così al repubblicano, al democristiano, al liberale ed al socialdemocratico.
Tutti "onesti" - invece - i comunisti, i missini, i leghisti..... Vero ?
E così sì è voluto far credere che dalle macerie della Prima Repubblica sarebbe nata una nuova Italia.
E così, con una nuova legge elettorale - maggioritaria e palesemente incostituzionale - ecco data la definitiva spallata a Craxi, ai laici, alla Dc che fu anche di De Gasperi, ovvero a tutti i partiti che gli italiani avevano votato per un cinquantennio.
Se non fu un golpe questo, diteci voi che cosa fu.
Ci penseranno purtuttavia ancora una volta gli elettori a votare contro i comunisti e i democristiani dossettiani: preferiranno loro Silvio Berlusconi, amico di Craxi ed anticomunista.
Imprenditore purtroppo troppo pieno di sé ed alquanto privo di cultura e stoffa politica, purtuttavia. Il quale - peraltro - inizialmente lodò l'azione di Di Pietro e prese le distanze dal buon Bettino..... Da bravo parvenu opportunista.
Ma questa è ormai Storia.
Una Storia che ha fatto sì che l'elettorato laico, socialista, repubblicano e liberale finisse nel serbatoio di un PdL che non rappresenta nulla - in sé - se non l'alternativa ad un carrozzone giustizialista, tartassone, moralista e conservatore.
Il problema è che la sinistra democratica - così come l'Italia la conobbe dalla fine dell'Ottocento agli anni '90 - quella socialista, repubblicana, radical-liberale, dei Mazzini, dei Garibaldi, degli Ernesto Nathan, dei Rosselli, scomparve proprio con la fine della Prima Repubblica. Simboleggiata dalla fine di Bettino Craxi, proprio colui il quale avrebbe voluto costruire una forte sinistra democratica e liberalsocialista in alternativa alla Democrazia Cristiana ed al Movimento Sociale Italiano.
Possiamo ringraziare di questo i vari D'Alema, Veltroni, Bersani, Bindi, Franceschini, Di Pietro. I moralisti senza vera morale che oggi non riescono nemmeno a raggiungere - tutti uniti - il 30% dei consensi.
Si sta discutendo in questi giorni della candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Regione Lazio nelle liste del Pd.
Fa accapponare la pelle vedere una radicale, già sostenitrice del Psi di Craxi assieme a Marco Pannella al quale lo stesso Craxi avrebbe voluto affidare la guida del partito negli anni '90, candidata dai carnefici della sinistra democratica e dei partiti laici in Italia.
Smettiamo di stupirci, orsù.

Luca Bagatin

Pubblicato il 11/1/2010 alle 7.23 nella rubrica ARTICOLI.

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