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E’ possibile costruire un’area laico-socialista in Italia?

Sono un giovane militante laico, liberale e libertario dal 1996 e da quell’anno mi sono battuto nella mia città a difesa dei diritti civili, delle minoranze e per diffondere la cultura laica e antiproibizionista. Ho collaborato con i radicali e con i Verdi Colomba (ambientalisti laici, non rosso-verdi!), ho condotto la campagna d’opinione “Emma for President” per Emma Bonino al Quirinale, ed ho fondato il comitato In/Coscienza per l’uso legale della Cannabis. Oggi mi ritrovo pressoché disorientato. Da un lato, il calo di militanza e il disinteresse diffuso per la politica non aiuta, ma la cosa che contribuisce a mio modesto parere ad incupire l’attuale scenario politico è la mancanza di un’area laico-liberale-socialista forte e riconoscibile. Possibilmente fuori dai Poli. A Pordenone, vent’anni fa, esisteva il “Club Ernesto Rossi”, un movimento politico culturale fondato da alcuni radicali, che raccoglieva la migliore cultura politica riformista e liberale. Il Club si occupava principalmente di diffondere la cultura dei diritti civili, della nonviolenza, dei diritti dei carcerati, dell’antifascismo libertario propri di Ernesto Rossi, di Gaetano Salvemini e dei fratelli Rosselli. Oggi questa cultura e pressoché inesistente, tanto a Pordenone quanto a livello nazionale. I partiti e gli individui che potrebbero rappresentare questa cultura (Radicali, Nuovo Psi, Sdi, alcuni esponenti di Polo e Ulivo) sono oggi profondamente divisi. E divisi su cosa poi? Principalmente sull’appartenenza a questo o quello schieramento politico, su questa o quella poltrona. Ora, mi si consenta una riflessione: da una parte abbiamo la Casa delle Illibertà guidata da un imprenditore privo di qualsiasi cultura e storia politica e dai suoi alleati i quali hanno più volte espresso posizioni fortemente di destra (sull’immigrazione, sulle libertà civili e sessuali per fare alcuni esempi) e senza fare o proporre pressoché alcuna riforma in senso liberale dell’economia. Dall’altra parte abbiamo l’Ulivo, un aggregato di giustizialismo e di conservatorismo dell’attuale sistema economico politico. Senza contare che, pur definendosi di “sinistra”, questa sinistra non propone affatto alcune riforme sue proprie (sulle libertà civili, su un nuovo assetto dello stato sociale, sulla giustizia in senso garantista per tutti i cittadini…). A questo punto giro la domanda a voi. Non vi sembra che sia tanto urgente quanto necessario aggregare quanto più possibile le forze politiche e le persone che hanno voglia di fare politica sul serio, magari partendo dalle battaglie per i diritti civili, per un’economia più liberale, per una ridefinizione dello stato sociale che garantisca veramente chi ne ha realmente bisogno, per la separazione delle carriere dei magistrati, per la responsabilità civile dei medesimi, per l’antiproibizionismo laico sulla droga e sulla scienza… Queste sono solo alcune idee per ricostruire o meglio, per costruire quella che mi piace definire la Sinistra delle Libertà. Un aggregato di idealità in movimento fuori dal “Berlusculivo”. La strada è certamente ancora lunga, ma ritengo largamente condivisa, tanto dai Vostri elettori quanto da una discreta fetta dell’opinione pubblica. Luca Bagatin (Pordenone)

Pubblicato il 9/8/2004 alle 15.56 nella rubrica ARTICOLI.

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