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Riflessioni pasquali, forse, sulla resurrezione, forse, sul tempo che è stato, forse, sul tempo che sarà e che è



Non amo la Pasqua come festività.
Sarà che non sono cristiano e men che meno cattolico, avendo abbandonato all'età di dieci anni la religione che mi fu inculcata dalle convenzioni sociali.
Sarà che non amo la primavera e men che meno l'estate che la primavera prelude.
Ho letto l'ultimo post di Mario Adinolfi (del 2 aprile) e sono scoppiato a piangere come un bambino.
Di solito i post di Adinolfi mi fanno piangere. Ma dalle risate. Quasi sempre beffarde.
Adinolfi parla degli affetti che gli sono mancati: prima la sorella ed oggi la nonna, e lo fa con uno stile per la prima volta davvero struggente.
Uno stile che, per la prima volta sul suo blog, scopro autentico.
Gli affetti famigliari, delle persone che ci stanno accanto, le donne della nostra vita.
E noi a ricordarci e a riscoprirci bambini, come un tempo. Come alla fine degli anni '70 o '80. A ritrovare le foto un po' sbiadite, talvolta con i bordi arrotondati dell'epoca e quei vestiti e quelle acconciature che non vediamo più da decenni.
La perdita degli affetti è il più grande dolore che una persona possa tentare anche solo di sopportare. Tutto il resto passa giustamente in secondo piano.
La vita è una ruota, certo, e il Buddhismo la rappresenta molto bene con la celeberrima "Ruota del Dharma": il ciclo delle rinascite.
Si nasce, si vive, si muore, ci si reincarna in una nuova vita ove - comunque - gli affetti delle vite precedenti ci saranno nuovamente vicini. Solo in forme diverse.
Non so, francamente, se crederci o meno. Forse non è nemmeno il caso di pensarci.
Viviamo, intanto, qui ed ora.
L'immagine della "ruota", ad ogni modo, è profondamente significativa.
La ruota ed i suoi raggi: noi con attorno i nostri affetti che comunque ci sorreggono.
Piangiamo i nostri cari estinti, certo, come ricordiamo i momenti belli che abbiamo vissuto da bambini.
La nostra ruota seguiterà comunque ad andare avanti, a percorrere il nostro cammino, il nostro viaggio in un'evoluzione continua.
Forse è questo il vero significato della Resurrezione ?
Risorgere dentro noi stessi. Risorgere alla luce dopo il buio.
Risorgere ed Insorgere, come i vecchi azionisti.....
Insorgere di fronte alle ingiustizie, ai soprusi, alle violenze.
Non pretendere di rivoluzionare alcunché, ma semplicemente dare un contributo all'evoluzuone interiore di questa vita, di questo tempo.
Che è il nostro.

Luca Bagatin

Pubblicato il 4/4/2010 alle 7.40 nella rubrica Diario.

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