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Amedeo d'Aosta: il "monarca illuminato" che non ti aspetteresti



Venerdì 30 aprile scorso, alle ore 20.30, si è svolto - presso la sala del Consiglio Provinciale di Pordenone nell'ambito della manifestazione culturale "Pordenone Pensa" - l'incontro-intervista con Amedeo di Savoia Duca d'Aosta.
Ammetto, da repubblicano, che ero profondamente curioso di conoscere l'attuale capo di Casa Savoia, colui che è ritenuto il legittimo erede ad un trono, quello del Regno d'Italia, che pur non esiste più. Il Duca d'Aosta è infatti tutt'ora chiamato dai monarchici Sua Altezza Reale (S.A.R.).
Toscano verace, il Duca d'Aosta, si è subito dimostrato cordiale ed apertissimo al dialogo finanche con i pochi contestatori anarchici che lo hanno - si fa per dire - "accolto". Ad accoglierli è forse stato lui, con un sorriso per nulla denigratore, ma aperto e franco.
Pur per ovvie ragioni monarchico, Amedeo di Savoia, si è professato di idee socialdemocratiche, ricordando che nel '92 il Psdi propose di candidarlo alla Camera dei Deputati e ricordando, con amarezza, la recente scomparsa - passata quasi in sordina nei madia nazionali - del Segretario del Psdi Antonio Cariglia, di cui fu molto amico.
Ad intervistare "Il Duca", Fabio Torriero, giornalista de "Il Tempo" e curatore del libro "Proposta per l'Italia" dello stesso Amedeo d'Aosta.
"In Italia, oggi, manca la sacralità nei confronti delle persone comuni" - ha esordito il Duca - "ovvero il rispetto per le persone semplici, come invece avviene all'estero". E ha poi proseguito rammaricandosi della mancanza - nell'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia - d'orgoglio nazionale da parte degli italiani. Orgoglio che vada oltre i mondiali di calcio.
Amedeo di Savoia-Aosta ha successivamente e quasi ineaspettatamente, lodato l'operato del Presidente della Repubblica più "mazziniano": Carlo Azeglio Ciampi, considerandolo il miglior Presidente che l'Italia abbia avuto.
Alla domanda dell'intervistatore relativamente al significato del 25 aprile, il Duca ha ricordato che nel 1944 - all'età di appena un anno - egli stesso fu deportato dai nazisti in un campo di concentramento assieme alla madre Irene di Grecia ed alle cugine Margherita e Maria Cristina e quindi non può non considerare la Resistenza un atto di eroismo notevole che portò anche alla conclusione di una brutta guerra mondiale.
Resistenza che - ha ricordato - fu combattuta anche da partigiani monarchici e dal Regio Esercito italiano, cosa che putroppo è spesso dimenticata o volutamente non citata.
Ad ogni modo Amedeo d'Aosta si augura che oggi, tanto i partigiani quanto i repubblichini, giungano a stringersi la mano e a richiudere una ferita ancora tristemente aperta.
Alle incalzanti domande di Torriero su come si schiererebbe politicamente oggi, il Duca ha invece glissato. Preferisce infatti considerarsi "super partes", come ha sempre fatto anche in passato declinando l'invito a candidarsi nelle file socialdemocratiche e successivamente in quelle del Polo delle Libertà.
Una cosa sulla destra e la sinistra italiane odierne, però, ha voluto dirla: "Sono molto diverse dal resto d'Europa" ed ha poi proseguito affermando la necessità di "riforme condivise, evitando i litigi fra gli schieramenti, discutendo ed arrivando anche ad emulare le riforme attuate dagli altri Paesi occidentali come la Francia o gli Stati Uniti d'America".
Amedeo d'Aosta auspicherebbe un governo di tecnici, competenti in ogni specifico campo, piuttosto che politici di professione ed ha definito le sue prospettive politiche una sorta di "rivoluzione bianca, ovvero senz'armi".
E' intervenuto successivamente sull'Europa, ritendendola purtroppo - oggi - troppo pessimista ed auspicando un rinnovato entusiasmo europeista basato sul "rimboccarsi le maniche e pensando che le cose potrebbero andare anche peggio di oggi".
Sulla questione Monarchia-Repubblica, Amedeo d'Aosta, anche per ovvi motivi, come accennavamo all'inizio del pezzo, auspicherebbe la Monarchia. Una Monarchia costituzionale e super partes in un ordinamento politico federale, come prospettato sin dal Risorgimento da Casa Savoia.
Ad ogni modo, alla mia domanda su che cosa pensa della figura storica di Giuseppe Mazzini, il Duca è andato in visibilio decantandone - cosa veramente inaspettata per un Savoia - le lodi e ricordando in particolare l'impresa gloriosa della Repubblica Romana del 1849 e di come questa sia pochissimo studiata e ricordata. Amedeo d'Aosta, infatti, si è stupito e rammaricato di quanto poco in Italia si ricordi Mazzini, che fu forse più importante - per l'unificazione d'Italia - del ben più conosciuto Garibaldi.
Il Duca ha dunque concluso la risposta alla mia domanda con una battuta stupefacente, priva comunque di ogni ironia: "...infondo le confesso che ogni mattina appena mi sveglio, mi sento repubblicano anch'io". Boato di applausi generale.
Amedeo d'Aosta ha voluto successivamente e comprensibilmente soprassedere relativamente ai contenziosi, anche legali, con il cugino Vittorio Emanuele di Savoia che, per motivi dinastici, ritiene non essere il legittimo erede al titolo di capo di Casa Savoia.
L'incontro si è concluso con una considerazione sui giovani, che il Duca, ha affermato essere mal rappresentati e deformati mediaticamente da certa televisione da lui testualmente definita "cialtrona".
"Giovani che incontro spesso, viaggiando in treno, e che vedo pieni d'entusiasmo, di valori e di voglia di fare".
Alla conclusione dell'incontro ho nuovamente stretto la mano a questo "monarca illuminato", le cui risposte, francamente e pur conoscendo la sua indole "progressista", non mi aspettavo.
Fossero stati della sua stessa pasta anche i suoi avi, probabilmente, il destino dell'Italia sarebbe stato diverso.
Così non è stato: viva la Repubblica, ordunque !

Luca Bagatin (nella foto con Amedeo di Savoia-Aosta)

Pubblicato il 1/5/2010 alle 15.34 nella rubrica ARTICOLI.

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