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Con Gianfranco Fini per un nuovo Centro-Destra: laico e liberale



Gianfranco Fini è decisamente cresciuto. Politicamente, si intende.
Non è più il vecchio missino e postfascista che conoscevamo sino a qualche anno fa, ma il portavoce di una destra che mira ad essere moderna, europea, laica, liberale e forse anche un tantino libertaria.
Una destra che guarda a David Cameron e Nicolas Sarkozy: aperta verso le minoranze, gli omosessuali, disposta a dare il voto agli immigrati regolari, ad abolire finalmente le Province e a ridurre la spesa pubblica improduttiva.
I sassolini dalle scarpe, Fini ed i suoi di Generazone Italia, se li sono finalmente tolti al punto che sono stati espulsi dal Partito di cui è Padre Padrone il Cav. Silvio Berlusconi, sostenuto dai cortigiani Bondi, Capezzone e Cicchitto.
Un partito, il PdL, che non rappresenta più gli interessi della collettività e che ha rotto da tempo il mandato con i suoi stessi elettori.
Il PdL, oramai al soldo del Padre Padrone di cui sopra e della Lega Nord alla quale il Ministro Tremonti è disposto a concedere tutto, è, nemmeno nato, già finito. Tutto come previsto per un partito che, come il suo omologo Pd, non è altro che un cartello elettorale senza storia e cultura.
E così ecco aprirsi un varco per i finiani. Un varco che potrebbe vedere la nascita di un nuovo e diverso Centro-Destra (con il trattino, ben intesi !).
Una coalizione che potrebbe vedere protagonisti i finiani, l'Udc, l'Api di Rutelli e Tabacci e noi laici, liberali, repubblicani, radicali e socialisti sparsi.
Una coalizione che potrebbe unirsi da subito attorno a pochi, ma necessari punti programmatici: abolizione delle Province, riforma elettorale con il ritorno alle preferenze, riduzione della spesa pubblica improduttiva e conseguente abbassamento delle imposte ed innalzamento della soglia della no-tax area per favorire i redditi più bassi.
Quanto ai temi laici e di diritto civile, si lasci a ciascuno libertà di coscienza in Parlamento: che i laici facciano i laici e che i cattolici giochino la loro parte conservatrice.
Ora tutto si giocherà sui numeri ed io penso che una coalizione di questo tipo, vista la crisi endemica del Pd e del PdL, non possa raccogliere meno del 20 - 25 % e giungere finanche a condizionare gli equilibri politici.

Luca Bagatin

Pubblicato il 4/8/2010 alle 7.0 nella rubrica ARTICOLI.

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