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Siamo ciò che siamo: non discriminiamo e, dunque, non discriminiamoci



Non ho mai capito perché esistono le "discriminazioni".
Non le ho mai potute sopportare. Un po' come i "giudizi" della gente.
Penso siano delle pericolose storture mentali che, in breve tempo, possono portare all'annientamento dell'individuo.
E l'individuo ha, innanzitutto, necessità di essere libero dai condizionamenti esterni (visto che già ve ne sono troppi di interni).
Quando da ragazzino, attorno all'età di dieci anni, decisi che mi sarei battuto contro ogni tipo di discriminazione (allora difesi nella mia classe un bambino rom, proveniente da una famiglia circense di passaggio, da tutti preso in giro per il solo motivo di essere sé stesso), abbracciai anche la causa dei diritti civili ed individuali, che mi avrebbe portato ad essere attivo - dopo i diciassette anni -  in battaglie politiche a favore dei diritti civili degli omosessuali, per la legalizzazione di droghe e nondroghe, contro il razzismo e le discriminazioni religiose, per le libertà sessuali e via via economiche.
Oggi, c'è ancora molta strada da percorrere. E c'è molta strada a causa dell'incultura personale e dunque collettiva; delle arcane paure di ciascuno relativamente a "ciò che non conosce", ma che è inevitabilmente il suo "spacchio interiore".
Vorrei dedicare questa canzone e questo video - del bravo Ciri Ceccarini e che a me ha commosso molto - a tutti coloro i quali hanno intrapreso o intraprenderanno il cammino difficile del lottare con tutte le proprie forze (anche a costo di rimanere soli, ma integri) contro il pregiudizio, la discriminazione sessuale, razziale, religiosa, umana.


L.B.

Pubblicato il 8/9/2010 alle 16.31 nella rubrica Diario.

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