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Ecco perché, oggi, la politica non ti permette di usare la tua testa



Possibile che non si possa costruire, dal basso, un'alternativa, un progetto costruttivo su pochi - ma condivisi - punti programmatici ?
Un Coordinamento di forze che, che so, fondi le sue basi sulla laicità, i diritti civili, le libertà individuali, l'etica pubblica ?
E' un progetto che ho inseguito per un decennio abbondante.
Mi sono pertanto permesso, recentissimamente, da non-politico iscritto al Partito Repubblicano Italiano di Pordenone, di avanzare questa proposta a chi, in queste zone, rappresenta due partiti/movimenti con i quali sarebbe possibile costruire qualche cosa su basi programmatiche condivise.
E' l'ennesima proposta che, da anni, vado facendo a livello locale, come ho sopra descritto.
Le risposte sono state, in pressoché entrambi i casi, che le loro rispettive forze politiche debbono "seguire una linea politica che non può prescindere dal nazionale e che pertanto occorrerà verificare gli sviluppi prossimi delle alleanze che ancora non sono ben definite".
Ecco, è la risposta che ricevo sin da quando, a 17 anni, iniziai a fare politica, magari con la mia testa, ovvero cogitando e progettando qualche cosa di concreto, dal basso. Fregandomene degli equilibri nazonali e questo per il preciso motivo che, se delle persone sono concordi su un decalogo di punti, possono mettersi assieme a prescindere da quello che decidono i Generalissimi per i loro eventuali tornaconti personali.
Ecco perché da diversi anni sostengo che sia inutile fare politica attiva. E seguito a scrivere, ad impegnarmi in ambito culturale, a non andare a votare ed a pensare con la mia testa. Invitando a fare altrettanto.

Luca Bagatin

Pubblicato il 22/11/2010 alle 17.32 nella rubrica Diario.

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