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Mazzini, Saffi, Garibaldi, Ernesto Rossi, Eluana: i paladini ed i profeti disarmati della nostra Italia laica



Questo 9 febbraio si commemora il 162esimo esimo anniversario della Repubblica Romana (1849) che vide protagonisti Mazzini, Garibaldi, Aurelio Saffi, Gofferdo Mameli e molti altri rivoluzionari repubblicani e patrioti che, per cinque mesi, riuscirono a costituire nello Stato pontificio una piccola repubblica democratica estromettendo il Papa dai suoi poteri temporali. Una repubblica la cui Costituzione rispecchiò in linea generale la Costituzione degli Stati Uniti d'America (che risentì negli anni successivi di un forte influsso mazziniano, oltre che chiaramente essere imprtontata ai valori massonici di Fratellanza, Uguaglianza e Libertà) e di quella italiana attuale.
Il 9 febbraio di 44 anni fa moriva poi un grande ed encomiabile "ribelle" del liberalsocialismo: Ernesto Rossi. Un "democratico ribelle" come passò poi alla storia. Una storia ingrata che spesso dimentica questa fondamentale figura del Partito d'Azione, dell'antifascismo, dell'anticomunismo, dell'anticlericalismo e del socialismo liberale italiano.
Ernesto Rossi fu uomo politico in prima linea nella denuncia delle angherie del regime corporativo fascista (segnaliamo il celebre "Il manganello e l'aspersorio"). Dopo la caduta del regime mussoliniano e l'avvento di quello democristiano, fu fervente anticlericale denunciando l'ingerenza del Vaticano nella politica e nella cultura italiana (si ricordino le mitiche "Pagine anticlericali").  La sua arguta e brillante penna contribuì alla fondazione del settimanale laico e liberale "Il Mondo" diretto da Mario Pannunzio (in cui collaborò poi tutta la "créme" liberalsocialista e repubblicana del dopoguerra da Gaetano Salvemini a Ugo La Malfa passando per Vittorio De Caprariis, Bendetto Croce, Einaudi e financo un giovanissimo Marco Pannella) nel quale non mancavano mai le sue inchieste sul malaffare politico e finanziario del nostro Belpaese denunciando in particolare l'oligarchia della grande industria e dell’alta finanza che nel nostro Paese ha prosperato con l’aiuto dell’intervento pubblico, secondo la consueta «comoda politica della privatizzazione dei profitti e della socializzazione delle perdite».
Come non ricordare anche che, il 9 febbraio del 2009, moriva a Udine Eluana Englaro,
il cui spirito è stato liberato da un corpo reso vegetale ed il cui nome rimarrà per sempre legato alla battaglia di civiltà sul fine vita.
Questi in nostri paladini e profeti disarmati - per usare un'espressione della professoressa Mirella Serri - della nostra Italia laica, democratica pienamente solo quando sarà pienamente liberale.
L'Italia dei doveri civici e dei diritti civili ed individuali. Della libertà di amare e gestire il proprio corpo, indipendentemente da qualsiasi elucubrazione para-religiosa o preuso-religiosa e, ad ogni modo, antiumanitaria, antispirituale.

Luca Bagatin

Pubblicato il 9/2/2011 alle 7.34 nella rubrica ARTICOLI.

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