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Randolfo Pacciardi, grande combattente antifascista ed anticomunista, a vent'anni dalla morte: nel ricordo di Luca Bagatin e Renato Traquandi

Randolfo Pacciardi: il più grande fra gli antifascisti
di Luca Bagatin



Randolfo Pacciardi nel suo studio; Pietro Nenni e Randolfo Pacciardi durante la Resistenza

Randolfo Pacciardi (1899 - 1991) fu politico, massone e partigiano del Partito Repubblicano Italiano di cui troppo si tende a dimenticare.
Rarissime se non quasi nulle sono le pubblicazioni a lui dedicate.
Eppure fu audace eroe antifascista della Guerra di Spagna al comando di una Brigata Garibaldi e della Resistenza; nonché fiero anticomunista specie dopo aver conosciuto i massacri contro i repubblicani e gli anarchici operati dai comunisti europei su ordine di Stalin.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953. Si oppose alla formula di Centrosinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Così questo blog vuole ricordare una grande figura del mazzinianesimo.
Una figura da approfondire certamente.
Alla faccia dei calunniatori di ogni colore politico.

Luca Bagatin


Randolfo Pacciardi……. 20 anni dopo
di Renato Traquandi

(già collaboratore di Randolfo Pacciardi e autore della biografia "Randolfo Pacciardi"
edita quest'anno da Albatros)



Martedì 19 aprile 2011, dentro l’imponente Palazzo di Piazza Montecitorio, in Roma, alle ore 15,si è celebrato il XX anniversario dalla morte di Randolfo Pacciardi.

L’infaticabile, insostituibile, il prezioso, Antonio De Martini, il custode principale della memoria e degli archivi del deputato repubblicano, è riuscito a far ricordare il Comandante del Battaglione “Garibaldi” dei volontari per la libertà della Spagna, democratica e repubblicana, nella guerra vinta dai militari franchisti , appoggiati fai nazifascismi franco italiani, scoppiata nel 1936.

Randolfo Pacciardi, nato in un paesino del grossetano, Giuncarico, nel 1899, giovanissimo, simpatizza subito con gli ideali mazziniani del repubblicanesimo italiano. E’ uno dei più decorati militari combattenti la prima guerra mondiale ( due medaglie d’argento, una di bronzo, la croce di guerra inglese, un’altra decorazione della Francia) e subito dopo contrasta virilmente il nascente regime, fondando con altri militari democratici il movimento “Italia Libera” e, successivamente, contestando uno dei primi comizi del duce di Piazza Venezia.

Svolge la professione di avvocato; ed è durante quel periodo che riesce a far assolvere il quotidiano La Voce Repubblicana , citata in giudizio dal gerarca Italo Balbo, a cui il giornale aveva attribuito la diretta responsabilità della morte di Don Minzioni, bastonato a sangue da una squadra di camice nere emiliane. 

Nel 1926, appena sposato, riesce a raggiungere la Svizzera , per non finire nelle purghe fasciste, e a Lugano organizza la “Centrale antifascista” che resterà famosa per le tante attività svolte, tra le quali l’organizzazione per aiutare i fuoriusciti.

Il fascismo riesce a farlo allontanare dalla repubblica elvetica nel 1933; si reca in Francia, dove prosegue la sua opera a livello europeo, contro il regime italiano del manganello e dell’olio di ricino.

E’ in contatto con Carlo e Nello Rosselli, di Giustizia e Libertà, e con tanti altri italiani che sono stati costretti a fuggire dalla dittatura  mussoliniana.

Quando scoppia in Spagna la guerra civile, si attiva per la realizzazione del battaglione Garibaldi, composto da italiani difensori delle libertà democratiche; anche se tra di loro vi sono moltissimi di fede comunista, ancora ignari del bagno di sangue cui sono sottoposti i dissidenti dell’Unione Sovietica.

Tutti i promotori del Battaglione sono concordi ad affidare a Pacciardi il comando, che lui esercita con il massimo del carisma e della competenza militare.

Nel 1939 in Spagna viene sconfitta la democrazia. Pacciardi ritorna  in Francia, poi si reca in Marocco e da lì parte per gli Stati Uniti. A New York pensa di portare un progetto: vuole costituire un Corpo di Spedizione di volontari repubblicani da impegnare in Europa, a fianco delle forze occidentali, che combattono il nazifascismo.

Il generale De Grulle e W. Churchill contrastano il suo disegno e convincono gli americani a soprassedere al progetto, condiviso dalla Mazzini Society di New York, che ha tra i suoi membri più attivi il Maestro A. Toscanini. 

Pacciardi rientra in patria subito dopo il referendum che vide nascere la repubblica, essendosi mostrato coerente nel disapprovare la scelta dei badogliani, financo dei comunisti, che giurarono nelle mani della monarchia. E’ membro dell’Assemblea Costituente, del Primo Parlamento della Repubblica e Ministro della Difesa nei primi governi De Gasperi.

Con la politica centrista in crisi Pacciardi manifesta la sua contrarietà alla soluzione della sinistra democristiana di coinvolgimento dei socialisti nel governo ( Nenni nella stanza dei bottoni).

Nel P.R.I., grazie anche alla corruzione praticata dai Servizi segreti al Congresso di Ravenna, la sua corrente diventa minoritaria ed il Partito Repubblicano lo abbandona.

Mai privo di risorse e sempre combattivo, Pacciardi fonda nel 1964 l’Unione Democratica Nuova Repubblica ( www.sentierirepubblicani.it). Attraverso i settimanali Folla e successivamente Nuova Repubblica, con De Martini, Vitangeli, Mita e Giano Accame, diffonde la sua idea di repubblica presidenziale, propugnando l’istituzione del referendum e delle leggi di iniziativa popolare.

Il prof. Maranini, noto costituzionalista fiorentino, assieme a molti altri importanti personaggi della politica e della cultura, segue con simpatia le tematiche pacciardiane, arrivando a porre la propria firma ad un Manifesto che le compendia.

Con un aggettivo sobrio, affatto polemico, ma calzante, “ostracismo”, oggi si definisce tutta la campagna di contrasto della “partitocrazia” della casta di allora e di oggi, all’ormai anziano leader mazziniano italiano ed ai suoi uomini; il culmine viene raggiunto da Luciano Violante, che lo coinvolge in atti che non lo riguardano e lo “sputtana”, costruendoci la sua carriera politica.

Ottantenne sarà di nuovo chiamato da la segreteria di Giovanni Spadolini al posto che gli compete nella Direzione del P.R.I. dove sarà sempre presente, fino all’ultimo giorno di vita ( 13 aprile 1991).

Questo preambolo è necessario, per capire la presenza dei politici, della stampa, della cultura, delle forze dell’ordine e dei militari, di noi veterani e reduci di Nuova Repubblica, ridotti a poco più di una dozzina, con Antonio De Martini in testa e Vitangeli, Mita, i nipoti Franco e Giuseppe, e tutti gli altri…. Tutti con in testa una voglia di commozione, nel rivedere il “vecchio leone” in un filmato del 1990, e risentire le sue parole, noi……….. i suoi uomini di Nuova Repubblica.

Il primo a prendere la parola è il padrone di casa; sobrio, misurato, ammiccante Gianfranco Fini sa bene che trattare un simile argomento è come giocare con l’esplosivo.

Ne parla con pacatezza e lo ricorda con enfasi positiva. Fini è un politico di lungo corso. Da tanti è apprezzato per gli sforzi che da anni va facendo per lucidare l’ultima divisa che indossa. Ostenta con sorriso accattivante le mostrine conquistate alle Fosse Ardeatine, a Gerusalemme, a Londra ed a Washington, di sincero democratico liberale e progressista. Noi tutti apprezziamo i suoi sforzi e i più tentano di dimenticare il giovane Gianfranco, missino almirantiano, tanto almirantiano da citarlo, assieme a Pacciardi, in seconda fila tra i presidenzialisti italiani, subito dopo Calamandrei e “l’insulso avvocatino di Grosseto”, come lo definì Mussolini agli albori del suo potere nero. Insomma, una rievocazione utile a portare il mazziniano e repubblicano democratico Randolfo Pacciardi, nella bisaccia del terzo polo, di cui oggi egli è leader antiberlusconiano e dove, paradosso ultimo per l’operazione pro domo sua, milita anche l’ex repubblicano Giorgio La Malfa , grande assente, se pur invitato, o quanto meno avvertito.

Del partito repubblicano era presente Italico Santoro, coinvolto, consapevole, che sorride e si impegna a stringere mani.. Francesco Nucara non l’ho visto e mi sono domandato perché mai.

Dopo il Presidente della Camera pro tempore è stata la volta del Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, si proprio colui che con Bartolo Ciccardini avrebbe dovuto votare contro il centro sinistra, fermati da Oltretevere all’ultimo minuto. Dall’alto dei suoi 92 anni e dall’autorità dell’incarico ricoperto con lo smaccato gioco di parte che tutti conoscono, il vegliardo ha ricordato un paio di episodi salienti, che gli sono venuti in mente, dopo aver ricevuto l’invito a presenziare. Un doveroso applauso e si va avanti.

L’amico De Martini è all’altezza del compito che si è prefisso. Nei due monitors  laterali della prestigiosa Sala della Lupa, gremita in ogni ordine di posti,  viene proiettato un breve filmato. Si tratta di un’ intervista concessa da Pacciardi poco tempo prima della morte.

Sono molti gli occhi lucidi, nel vedere quelle poche immagine, nel risentire quella voce. Un fremito di emozione percorre la fila dove sono seduto e le parole di Tonino penetrano tra gli astanti.

La cattiveria dimostrata nei confronti del vecchio maremmano dalla protervia del potere politico che lo sepolte nell’oblio traspare e sovrasta l’ambiente. Il male è che sovrasta l’aula, si disperde per quei corridoi; ma il tanto tempo che è passato annacqua le colpe e le assolve.

Perché non è presente Luciano Violante? Cosa avrebbe detto questo 19 aprile 2011, nella Sala della Lupa? E’ stato solo uno strumento del destino?

Dopo Antonio De Martini, artefice della catalogazione dell’archivio pacciardiano donato alla Camera dei Deputati, è la volta del generale Angioni, poi di Paolo Palma e di Giorgio Rebuffa.

Il pressapochismo, le inesattezze, la superficialità, e sinanco l’ipocrisia, sono il comune denominatore di questi ultimi interventi.

Pacciardi aveva tre fratelli ( erano in cinque, invece, quattro maschi ed una femmina), è rimasto un erede, Franco, e c’era presente anche l’altro nipote, Giuseppe, Pacciardi nell’Isonzo anziché nel Livenza, Pacciardi a Lugano, in Francia, a New York, in Spagna e in Italia,non si bene a fare che…. al governo per 5 anni e poi all’opposizione, compreso l’ostracismo perpetrato nei suoi confronti dai mass media asserviti al potere della partitocrazia.

Interventi pieni di grossolani strafalcioni, dimostrabili anche da Wikipedia, più attento e verace di lor signori.

Insomma si è commemorato Pacciardi, nella sala della Lupa a Montecitorio in Roma, Camera dei Deputati, e ho sentito Randolfo rigirarsi più volte nella tomba, imbronciato.

L’evento era epocale, e poteva essere la vera occasione di un mea culpa della casta al potere.

Non è successo niente, le idee di Pacciardi, mai tanto valide come oggi, non sono state portate alla luce, ne dai politici presenti, ne tanto meno da coloro che non si sono presentati. La cultura, il giornalismo, i militari, che dalle mani dei politici mangiano se ne guardano bene……………

E la nave va……nonostante tutto.

 

Renato Traquandi        

Pubblicato il 25/4/2011 alle 7.5 nella rubrica ARTICOLI.

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