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"La mia vita è un caos calmo": monologo o cortometraggio in atto unico by Baglu

Dovrei cambiare l'oggetto dei miei desideri
Non accontentarmi di piccole gioie quotidiane

(Franco Battiato)



Comincio ad avere problemi di insonnia.
Di solito mi succede, anche se sempre più di rado, credevo, con la primavera.
Odio la primavera e l'estate. L'oppressione del caldo che mi sale alla gola e mi fa sbuffare in continuazione, tutta la notte.
Ho iniziato a sbuffare anche di giorno. E a dire "cheppalle".
Prima mal sopportavo le situazioni. Oggi proprio non le tollero.
Se poi qualcuno si permette qualche screzio, esordisco con una bestemmia. E poi lo uccido inveendogli contro.
Infondo bestemmiavo lui. Perché tutti siamo Dio, solo che in questa vita materiale ci comportiamo come merdine che non sanno di essere tali.
Tanto vale ricordarlo a qualcuno ogni tanto.
Mi ricordo di quando mangiavo delle crepes alla nutella con Lei. A Torvaianica l'estate scorsa. Era la Festa del Mare o qualcosa del genere.
Chiacchieravamo su una panchina. Ci dicevamo cose. Cose che non mi va di dire, un po' perché non me le ricordo, un po' perché non mi va. Cose, persone.
Quella sera mangiammo anche una pizza e giocammo a quel gioco, quello del piattello sospinto da dell'aria, che devi cercare di mandare nella porta dell'avversario.
Sono stato bene quella sera. Penso lo sia stata anche Lei.
Elenco delle cose che odio:

litigare
gli automobilisti
gli automobilisti che mettono la musica a palla
la musica a palla
gli automobilisti che suonano il clacson, specie se per salutare qualcuno per strada
i rompipalle
le donne che dicono che sanno ciò che vogliono dalla vita
quelli che discriminano
gli impiccioni
gli stronzi
gli uomini sopra i quarant'anni quando si credono dei ragazzini
gli uomini sopra i quarant'anni che sparano cazzate
i genitori che si separano
i poligami
la gente che parla troppo
la gente, intesa come folla
i luoghi comuni
i self made man
quelli che ogni due parole te ne tirano fuori una terza in inglese

Di cose ce ne sarebbero ancora. Ora non mi vengono in mente, ma sicuramente ce ne sono.

Adoro mangiare. Ma non ... no, questa la cancello, magari la riscrivo meglio un'altra volta.
Mi ricordo quella volta...no, non mi ricordo. Ho sempre avuto una pessima memoria e poi io vivo troppo spesso di ricordi.
E' importante vivere di ricordi, perché questi ci fanno vivere e pensare.
Una cosa che non riesco più a fare è piangere. Mi si sono richiusi i rubinetti.
Non ricordo l'ultima volta che piansi.
Una volta, da bambino, piansi perché ricordo che mi prendevano in giro perché non ero agile e a ginnastica cadevo sempre per terra ad ogni esercizio fisico.
Una volta mi ricordo che fra l'altro si divertivano a giochicchiare con il mio cappello. Ho sempre amato portare cappelli e quei piccoli figli di mignotta si divertivano a lanciarsi il mio cappello...ahah...se ci penso ora che so che erano veramente figli di mignotta... No, non mi viene da ridere, mi viene da pensare.
Mi viene da pensare a tante cose, a tante persone. A quelle vive, ma soprattutto a quelle morte. Che sono anche la maggioranza fra coloro i quali ho conosciuto in vita mia.
Non riesco a pensare alla morte come ad una cosa serena.
Da bambino ero convinto che un morto fosse un vivo che, una volta diventato vecchio, sarebbe stato rinchiuso per l'eternità in una cassa sotto terra. Per non rompere i coglioni, forse.
Chissà perché i bambini pensano sempre che i vecchi rompano i coglioni. Poi si cambia, per fortuna.
Ricordo che allora non volevo morire.

Elenco delle cose che non riesco a vedere ed a cui non riesco a pensare:

i morti
la cronaca nera
i deportati nei campi di sterminio
a Lei
a Bruno Vespa
i politici fasulli delle trasmissioni di Bruno Vespa (tutti)
la pubblicità
il prelievo del sangue
alla morte di mia madre
a Gigi Marzullo, che incrociai nei corridoi di Via Teulada ed ignorò tutti gli spettatori in fila indiana, me compreso
al domani.

Vorrei dire altre cose.
Meglio che mi sto zitto.
Fare altri elenchi, altri bilanci.
Chiedermi se è il caso di ri-cominciare oppure di lasciarsi cullare dalle onde o, meglio, se è il caso di continuare ad incazzarsi.
No, non me lo chiedo. Vado avanti così perché è l'unico modo che conosco per andare avanti.
Mai tornare indietro, mai guardarsi alle spalle.
Semmai: guardarsi le spalle.
Ora sono stanco, ho sonno e non ho voglia di proseguire questo delirio monologale.
Ho sempre amato coniare nuovi vocaboli.


Pubblicato il 13/5/2011 alle 7.56 nella rubrica RACCONTI.

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