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"Randolfo Pacciardi": una raccolta di scritti curata da Renato Traquandi


Randolfo Pacciardi fu il più combattivo fra i repubblicani italiani.
Nato nel 1899 a Giuncarico (Grosseto), Pacciardi, fu massone, mazziniano ed antifascista della primissima ora.
Fu eroico combattente e condottiero della Brigata Garibaldi nella Guerra di Spagna contro il regime franchista e proseguì poi l'attività antifascista all'estero.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953 nei governi centristi (DC, PSDI, PRI, PLI) presieduti da De Gasperi. Si oppose alla formula di Centro-Sinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Questa, in estrema sintesi, la vita politica di Randolfo Pacciardi, ma, perché mai si è voluto cancellarne la memoria storica ?
Basta leggere la sua vita, per comprendelo, infondo.
E basta leggere l'unico libro a lui dedicato, pubblicato proprio quest'anno da Albatros e curato dall'amico repubblicano Renato Traquandi, che fu per lungo tempo collaboratore di Pacciardi.
"Randolfo Pacciardi" è infatti l'unica raccolta di scritti, discorsi ed articoli del Nostro, che parlano nel concreto della sua attività politica: una vita basata sugli ideali di emancipazione sociale propugnati da Giuseppe Mazzini, ovvero in totale concorrenza – a sinistra - con i socialisti, i quali, a parere di Pacciardi, inseguivano le masse, ma raramente pensavano ai problemi della collettività.
Fu per questo che Pacciardi avversò sempre la formula dei governi di Centro-Sinistra, nei quali i socialisti facevano il bello ed il cattivo tempo, pensavano ad accaparrarsi posti di potere, strizzavano l'occhio ai comunisti ed all'Unione Sovietica ed aumentavano burocrazia e tasse.
Nel libro curato da Traquandi vi è questo e molto altro: vi è l'epopea del giornale repubblicano fondato da Pacciardi "Etruria Nuova", quello di "Nuova Repubblica" e, per finire, il periodico “L'Italia del Popolo”.
Si potrà dunque scoprire che Randolfo Pacciardi fu il primo politico – peraltro totalmente isolato – che si battè contro la dilagante partitocrazia ed il sistema delle tangenti che egli, già alla metà degli anni '60, denunciò: inascoltato da tutti, persino da una magistratura che pensava ad insabbiare...piuttosto che ad indagare (mentre negli anni '90 utilizzò la clava giudiziaria per colpire solo una parte – quella democratica ed occidentale – della classe politica).
Pacciardi nella lotta al potere dei partiti giunse dunque decenni prima dei radicali di Pannella che, chissà perché, lo ignorarono totalmente.
E Pacciardi arrivò prima persino di Bettino Craxi, proponendo, nei primi anni '70, una Grande Riforma di stampo presidenziale: Presidente della Repubblica con funzioni di governo eletto direttamente dal popolo e Parlamento - con funzioni di organo legislativo - eletto su base proporzionale. Nonchè magistratura con carriere separate ed intipendente dal potere politico ed eletta dal popolo.
Tutto questo gli causò, purtuttavia, solamente grane: espulsione dal PRI di Ugo La Malfa ed accusa di cospirazione politica da parte del magistrato comunista Luciano Violante.
Accusa che finì con un nulla di fatto, visto che nè Pacciardi nè Edgardo Sogno, suo amico liberale, volevano realizzare un golpe, bensì propugnavano una Repubblica presidenziale, ove i partiti non fossero comitati d'affari, ma tornassero alla loro funzione rappresentativa.
Ovviamente ciò dava fastidio alla sinistra comunista, ai socialisti ante-Craxi - amici dei comunisti - ed al centro democristiano in particolare la corrente di sinistra, che, con Moro e Fanfani, aveva fatto del Potere la sua arte.
Renato Traquandi con il suo "Ranfolfo Pacciardi" colma dunque una lacuna nel panorama politico dell'Italia repubblicana e del Partito Repubblicano Italiano.
Racconta - per mezzo dei suoi stessi scritti - le vicissitudini di un combattente antifascista, anticomunista ed antipartitocratico che morì nel 1991 senza alcun rimpianto ed in piena onestà intellettuale e morale.


Luca Bagatin

Pubblicato il 2/6/2011 alle 7.27 nella rubrica ARTICOLI.

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