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"Il gioco è bello quando dura tanto": la versione di Madido di Sudore



Le cose che terminano hanno un che di definitivo, di finale tutt'altro che a sorpresa, di taglio netto ad un passato e, soprattutto, ad un presente che non ci sarà più.
Le cose che terminano sarebbe bello che non iniziassero mai, proprio per non doverle finire.
Una torta che finisce e, in frigorifero, non ne hai un'altra, ti mette sempre un po' di tristezza, talvolta di nostalgia. Un po' come il finire di un amplesso.
Fumi per dimenticare oppure, talvolta, dimentichi persino di fumare, perso nei fumi della tristezza.
Il gioco è bello sì, ma quando dura tanto. Altrimenti non vale la candela.
Quando una candela si spegne, si spegne anche il soffio della vita, il fuoco della vita.
Quando una vita si spegne, anche se credi alla stronzata della reincarnazione o alle sedute medianiche, difficilmente si può riaccendere.
Un motore, quando ti lascia in panne, talvolta se non spesso, ci lascia le penne.
Loredana Bertè ricordava che "L'amore che non ha futuro è sempre colpa di uno". Nel mio caso di una, anzi, di più d'una. Ma mai contemporaneamente. Sono un tipo fedele e, quindi, solo come un cane.
Io, infondo, solo ci sto bene ed infatti il punto è un altro. Il punto è che non accetto la fine delle cose ed il fatto che le cose cambino e, soprattutto, che le persone si trasfomino. O, peggio, diventino multiformi.
Per questo amo i soprammobili ed ho sempre odiato i Transformers (quei robottini trasformabili in voga negli anni '80).
Le persone non sono soprammobili e ciò presenta purtuttavia un notevole vantaggio: non sei costretto a spolverarle quotidianamente. Al massimo, se dotate di un paio di tette e di un bel culo, puoi farci la doccia assieme.
Culo non si dice. Si dice sedere, ma a me la parola sedere non piace. Mi ricorda l'imperativo categorico che ti imponevano a scuola: "Siediti !" "Mettiti a sedere !" e c'era chi, ironizzando o ebetizzando, tentava persino di trasformare la sua faccia in un culo: la famosa faccia da.
La mia faccia è sempre stata di bronzo, nel senso di scultorea. Scultorea in un fisico erculeo. Per quanto io misurti non oltre il metro e quaranta di altezza.
Il gioco è bello quando dura tanto ed io, infatti, iniziai a giocare all'età di due anni per non smettere più: si trattasse di gioco di mano (la famosa pratica erotica - parafrasando Woody Allen - con chi si stima veramente) oppure di Gioca Jouer, il famoso gioco cretino ideato da Claudio Cecchetto.
Non smisi più di: dormire, salutare, autostop, starnuto, camminare, nuotare, sciare, spry (?), macho, claxon, campana, okay, baciare, capelli, saluti, saluti, superman...Praticamente di vivere.
La vita, però, ad ogni modo e comunque, ha un suo inizio ed una sua fine.
Le cose che terminano sarebbe bello - però - che non iniziassero mai, proprio per non doverle finire.
La vita è bella, certo, ma solo se Giochi a Jouer.
Se scopri di esserti tramutato in un rospo o in Claudio Cecchetto, beh, soccazzi !

Pubblicato il 21/7/2011 alle 7.4 nella rubrica RACCONTI.

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