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"La mia vita è un caos calmo: La stagione dell'amore viene e và": recital by Baglu



Devo essere un po' masochista, anzi no, diciamo che utilizzo il mio star male interiore (e talvolta esteriore, ma solo sino al 2003) per ricordarmi che sono vivo.
Vorrei sorvolare sul Figlio che Non ho e che Non avrò.
Vorrei sorvolare su questa storia.
Penso invece che parlerò del mio lettore dvd, anzi, del fatto che, prima che Lei me lo regalasse, non avevo un lettore dvd. Utilizzavo ancora un semi-nuovo videoregistratore vhs.
Non amo la tecnologia. Non l'ho mai amata e, se potessi, per scrivere, utlizzerei ancora la mia vecchia macchina per scrivere Olivetti.
Vabè, lo so, parlare del lettore dvd è un modo per dire che, ogni volta che guardo un film, penso a Lei.
Lo so e non dovrei tornare su questa storia anche se ci tornerò ancora e a lungo. Negli anni a venire.
Io intanto ufficialmente non ci sono, non chiamo, non rispondo.
Sono un uomo virtuale, ve l'ho mai detto ?
Anche ad Alice ero più simpatico quando ero virtuale. Quando mi conobbe risultai un rompicoglioni e da allora non mi volle mai più sentire. Nemmeno virtualmente.
Poi c'è quell'altra storia di quell'altra tizia che non conosco e alla quale sono risultato appiccicoso solo per un paio di lettere che le ho spedito.
Vabè, lo so, i pensieri negativi si accumulano ed accavallano.

Con Lei, due anni fa, ricordo che facevamo anche le cinque di mattina su msn. Io le chat non le ho mai amate e msn, prima di conoscerla, nemmeno sapevo che cos'era.
Mi spiegò Lei come installarlo, quando ancora in realtà non ci eravamo mai visti. Non ci vedemmo nemmeno in "webcam", come si usa dire oggi. Ci saremmo visti solo diversi mesi dopo, alla stazione Termini di Roma.
Lei mi venne incontro, al binario - due se non ricordo male - sorridendomi, avvolta da una leggera sciarpa viola.
Le tenni la mano, al tavolo del bar, gliela baciai, le regalai un paio di orecchini. Viola. Come i suoi occhi.
Vabè, questo solo per dire che l'estate del 2009 fu una calda estate, ma con lei arrivò anche una ventata di freschezza. Non solo perché Lei era giovane e molto più giovane di me, ma anche perché io, le cinque del mattino su internet, non le avevo mai fatte. Andare a letto quando fuori albeggiava, pensando a Lei, a quel che ci dicevamo.
A volte erano anche discorsi difficili, sul mio passato, sul mio presente... Ed anche i suoi discorsi erano difficili.
Però non ci incontrammo d'estate, ma il 14 novembre 2009. Erano le ore 11 e qualcosa di mattina.

Ormai parliamo di cose passate, di cose da "ex", si direbbe, utilizzando un linguaggio giovanilistico che a me, che non mi sono mai sentito giovane, non si addice punto.
Ex...questa parola mi perseguita.
Io stesso sono un "ex un sacco di cose".
Ovvero: non esisto come presente. Men che meno come futuro.



L'altra sera ho sognato che l'avevo rivista. Abbracciandola le dicevo: "Sai, questa notte non ho dormito, avevo voglia di abbracciarti". Lei, appoggiandomi la sua testa sulla mia spalla: "Anch'io".
Il giorno dopo ho sentito questa canzone e mi sono immaginato Lei ed io, in una casa isolata, magari al mare, fuori la pioggia ed il vento. Noi dentro, abbracciati, con Lei a stringermi le mani. Ed io a calmare il suo respiro con il mio.

Pubblicato il 30/7/2011 alle 7.37 nella rubrica RACCONTI.

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