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La razza che verrà



Il mondo sotterraneo, l'Agarthi, la Loggia Bianca, il Re del Mondo, antiche conoscenze gnostiche e teosofiche che, nel corso dei secoli, hanno affascinato numerosi studiosi, esoteristi, Iniziati, occultisti e persino letterati.
Pensiamo ad esempio a Réne Guénon ed al Re del Mondo, che sosteneva regnasse nel mondo di sottoterra, popolato da esseri semidivini: vero e proprio centro spirituale celato alla vista degli uomini. Oppure l'occultista russa Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, la quale parlò della Loggia Bianca, la famosa Agarhi, la quale avrebbe dovuto ospitare semidei provenienti da Venere.
Ed ancora, Jules Verne, celebre per i suoi romanzi d'avventura basati sul tema del viaggio ed al quale, alcuni anni fa, abbiamo dedicato un articolo per la rivista di studi massonici “YR Magazine”, a dimostrazione di come nelle sue opere celasse profondi significati esoterici. Pensiamo infatti al "Viaggio al centro della Terra", vero e proprio romanzo massonico nel quale l'autore non solo ci parla della Terra Cava e, attraverso artifizi letterari, di Agarthi, ma desidera mostrare, per allegorie, il percorso dell'Iniziato verso gli Inferi - ovvero il suo Io interiore - per poi risalire alla luce della Conoscenza.
Verne, da buon autore ottocentesco, ovvero di quell'epoca nella quale le Società esoteriche ebbero a loro massima espansione, non fu l'unico ad avventurarsi su questo terreno. Pensiamo infatti alla scrittrice George Sand, legata alla Società Teosofica, ma anche al fondamentale Edward Bulwer-Lytton (1803 - 1873), politico liberale e fine esoterista legato ai Rosacroce.
Bulwer-Lytton, oltre ad aver scritto l'ottimo romanzo "Zanoni", ambientato fra Italia e Francia ai tempi della Rivoluzione Francese (condannandola e indicando invece una via spirituale per uscire da quel terribile e sanguinario conflitto), il cui protagonista è un autentico Rosa+Croce, scrisse un altro raro romanzo, ripubblicato recentemente in Italia in un'elegante edizione da Miraviglia Editore, ovvero "La Razza che verrà".
Al centro della narrativa de "La Razza che verrà" vi è proprio il mondo sotterraneo e la simbologia esoterica e gnostica è pregnante, pur presentando una struttura letteraria semplice e scorrevole.
E' la storia di un ereditiere statuintense che, per varie vicissitudini, si trova ad esplorare il sottosuolo. Qui, inaspettatamente, vi scorge una curiosa popolazione civilizzata dal curioso nome di Vril-ya, derivante appunto dal fluido energetico che utilizzano per la loro sopravvivenza: il vril, appunto. Ricordiamo, per inciso, che dell'esistenza del vril parlò anche Madame Blavatsky nella sua opera teosofica “La Dottrina Segreta”, ovvero di una forza divina che gli antichi maghi e saggi sapevano utilizzare sapientemente a scopi totalmente benefici.
Il protagonista, alter ego di Bulwer-Lytton, sarà dunque ospite nella casa del più ricco fra i Vril-ya, il quale, oltre a renderlo edotto della loro lingua, gli spiegherà il sistema politico e sociale di quell'amena comunità del sottosuolo.
Società divisa in An (maschi) e Gy (femmine), le quali sono molto più forti ed autorevoli degli An.
Le Gy, infatti, oltre ad essere fisicamente più alte, sono anche depositarie della cultura e della saggezza del loro popolo. Inoltre, durante il corteggiamento, spetta alle Gy fare il primo passo e scegliersi il loro timido compagno per poi sposarlo e rimanergli fedele per sempre. Una sorta di inversione rispetto agli usi e costumi della società ottocentesca e, forse, anche di quella attuale.
I Vril-ya non conoscono la democrazia e la disprezzano in quanto foriera di disuguaglianze e di bramosie di potere. Essi perseguono la felicità assoluta che è data, appunto, dalle potenzialità infinite del vril, che permette loro di realizzare invenzioni impensabili persino nella società più avanzata (quali ad esempio delle ali meccaniche da mettersi addosso per poter volare).
I lavori svolti dai Vril-ya non sono imposti da nessuno, ma liberamente scelti da ciascuno in base alle loro rispettive inclinazioni ed interessi. Persino i bambini svolgono mansioni utili alla comunità, la quale non conosce povertà in quanto tutti provvedono alle necessità di tutti. E' anzi il ricco a dover provvedere maggiormente alle necessità degli altri.
Grazie al vril, inoltre, essi possiedono degli scettri capaci di incenerire qualsiasi essere vivente, ma i Vril-ya rifiutano qualsiasi tipo di violenza, non solo nei confronti dei loro simili, ma di qualsiasi essere vivente a meno che non sia minacciata la loro incolumità.
Il Nostro sarà da loro soprannominato Tish, ovvero "Ranocchio" in quanto da loro ritenuto una forma vivente barbara, così come lo erano i loro stessi antenati, che avevano bramosia di potere ed invidia ed ebbero origine niente meno che dalla Rane.
Il sistema politico dei Vril-ya, in sostanza, si basa su consuetudini pacifiche e di autoregolazione che, ad ogni modo, sono supervisionata dal Tur, ovvero dal magistrato supremo che è scelto da uno dei membri del Consiglio dei Saggi, composto solitamente da Gy.
Il Nostro si troverà in difficoltà solamente allorquando la giovane Zee, la Gy più colta ed altruista fra tutte le Gy, si innamorerà di lui...
“La razza che verrà”, oltre ad essere un romanzo esoterico, può essere anche considerato un trattato di vera e propria filosofia spirituale. E' un percorso alchemico che porta alla trasformazione interiore dell'individuo in Essere Spirituale tramite la conoscenza del vril. Questi saranno infatti gli uomini e le donne della razza che verrà: evoluti interiormente e capaci di utilizzare le energie e le conoscenze per portare l'Umenità verso il bene comune.
La scoperta dellla Divinità insita in ciascuno.

Luca Bagatin

Pubblicato il 4/9/2011 alle 7.10 nella rubrica SPIRITUALITA' - GNOSI - TEOSOFIA.

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