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Giuseppe Saragat: da palazzo Barberini alla casa dei moderati



Giuseppe Saragat: uomo politico fondamentale per il socialismo democratico e liberale italiano.
L'uomo di Palazzo Barberini, così passerà alla storia, per aver dato vita alla storica scissione dal Psi di Nenni - allora filo-comunista - nel 1947, avvenuta proprio a Palazzo Barberini.
Da allora fonderà prima il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI) che, successivamente, diventerà il Partito Socialista Democratico Italiano (PSDI), su posizioni nettamente moderate, anticomuniste e riformiste.
Così lo ricorda Paolo Russo, già Segretario nazionale dei giovani socialdemocratici ed oggi parlamentare del PdL, in un libro intervista con Gerardo Picardo dal titolo "Giuseppe Saragat: da palazzo Barberini alla casa dei moderati" edito da Guida Editore.
Il libro, significativamente dalla copertina rossa, è ricchissimo di citazioni tratte dai discorsi dello statista socialdemocratico ed è impreziosito dalla bellissima introduzione di Antonio Ghirelli, già capo dell'ufficio stampa del Presidente della Repubblica Sandro Pertini.
Paolo Russo, seguendo il filo delle domande dell'intervistatore Picardo, tratteggia la figura del Nostro: torinese di nascita, profondamente colto sotto il profilo politico ed intellettuale, formatosi nella scuola marxista ed engelsiana, ma successivamente primo fra i socialisti a comprendere gli errori e soprattutto gli orrori del comunismo di derivazione marxista.
Da sempre vicino alla classe lavoratrice, Saragat, comprende che il socialismo puù vivere sono nelle libertà, ovvero dalla parte opposta rispetto ai totalitarismi di ogni colore politico.
E' così, come racconta lo stesso Russo, che nel '47 rompe con Nenni ed il Psi di allora, che sta per abbracciare mortalmente il Pci e, dunque, sciogliersi nel Fronte Democratico Popolare, su posizioni staliniste.
E, dunque, la nascita della Socialdemocrazia italiana che, sul filone del liberalsocialismo di Turati e dei fratelli Rosselli con i quali Saragat condivide l'esilio antifascista, ridarà nuova linfa a quel movimento che prevede che non può esistere vera giustizia sociale senza libertà politica ed economica.
Paolo Russo ricorda infatti, oltre all'antifascismo saragattiano, il suo atlantismo, allorquando sottoscriverà, assieme ai De Gasperi, agli Sforza, ai La Malfa ed ai Pacciardi, l'Alleanza Atlantica, ovvero la scelta di campo a favore della democrazia "sotto l'ombrello della NATO". E, come non ricordare la scelta europeista di Saragat, a favore della pace mondiale e della distensione fra il blocco democratico e quello sovietico.
Dunque si giunge all'avvento di Giuseppe Saragat alla Presidenza della Repubblica, nel 1964, a rafforzamento delle istituzioni democratiche e della civile convivenza, contro il nascente terrorismo di estrema destra e sinistra.
Il libro-intervista di Paolo Russo si conclude con una riflessione sul presente.
Russo ritiene attualissimo il pensiero socialdemocratico e saragattiano ed altresì, ritiene che oggi, se molti socialdemocratici, liberali, repubblicani e socialisti, sono confluiti nel PdL o comunque nell'alleanza di centrodestra, ciò lo si debba unicamente al fatto che dall'altra parte - nella sinistra di derivazione comunista - non ci sia nè ci sarà mai posto per il riformismo e per la piena democrazia.

Luca Bagatin

Pubblicato il 15/9/2011 alle 15.55 nella rubrica ARTICOLI.

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