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La Rossa e il Garibaldino

Maria la Rossa ed Emanuele, anzi, Manue.
Lei una contadina ligure dai capelli rossi, lui un garibaldino che combettè - assieme al Generale Giuseppe Garibaldi - nella battaglia di Mentana.
Maria, grande lavoratrice ed "iniziata" alla medicina popolare, con la quale cura misticamente i malati del paese.
Manue, cittadino fiero ed appassionato. Colto ed amante dei circoli massonici risorti dopo l'Unità d'Italia e nei quali si riunisce periodicamente a Genova. Poco dedito al lavoro, Manue, ma sicuramente fedele a Maria la quale, purtuttavia, in campagna ha un gran da fare fra mungitura e raccolta delle olive.
Sarà proprio per queste ragioni che caccerà di casa Manue e frequenterà un altro uomo, Angelo, contadino e fervente cattolico, anche se non sempre fedele alla moglie.
Tale l'affresco risorgimentale e post-unitario del piccolo romanzo di Agostino Pendola, quasi un racconto lungo “La Rossa e il Garibaldino”, edito da De Ferrari di Genova, in un'elegante edizione che reca in copertina la foto storica del garibaldino Luigi Canessa, eroe di Mentana.
Agostino Pendola, classe 1953, di Rapallo, già collaboratore de "La Voce Repubblicana" e de "Il Pensiero Mazziniano", ha, in passato, già dato alle stampe importanti saggi quali: "Anticlericali e mazziniani nella Rapallo di fine Ottocento" e "L'Eccidio del Muraglione e altre storie della Resistenza Rapallese".
In questa sua ultima opera ci presenta, senza troppe pretese, alcuni piccoli protagonisti dell'Unità d'Italia: siano semplici contadini o reduci garibaldini. Una società innocente, in sostanza, anch'essa protagonista - a pieno titolo, al pari dei Grandi del Risorgimento - della Storia d'Italia.

Luca Bagatin

Pubblicato il 3/10/2011 alle 7.56 nella rubrica ARTICOLI.

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