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"La mia vita è un Caos Calmo: Natale 2011" monologo by Baglu



Non lo so perché, ma io questo Natale non riesco a sentirlo, non riesco a percepirlo come lo percepivo, ad esempio, da bambino.
Vabè, è normale, ma mi accontenterei di percepirlo almeno come lo precepivo sino all'anno scorso.
Non lo so perché. Sarà che quest'anno non ha fatto ancora abbastanza freddo.
Sono qui, su questa panchina, da solo, ad osservare ciò che mi circonda.
Da anni non riesco a guardare i telegiornali. In particolare la cronaca nera. Però, anche da questa panchina,  giungono comunque le notizie. E poi leggo regolarmente i giornali e l'occhio cade anche laddove non vorrebbe.
Come si fa a morire a sedici anni ricevendo un pugno da un tuo amico ? Come si fa ad obbligare la propria figlia sedicenne ad andare regolarmente del ginecologo per controllare la sua illibatezza ?
Come si fa a dare fuoco a campi nomadi ove vi sono, fra l'altro, anche dei bambini ? Come si fa a sparare contro dei venditori ambulanti solo perché hanno il colore della pelle diverso ?
Io non lo so e mi chiedo sempre come mai i centri di igiene mentale non siano sovraffollati. Mi chiedo quanti siano i malati di mente che affollano le nostre strade e magari, proprio in questi giorni, sono a caccia degli ultimi regali natalizi.
Ma sono davvero malati di mente, costoro, oppure dei veri assassini a piede libero ? Ce ne sono tanti, lo so. Ed io perché mi dispero, io che sto qui, su questa panchina a leggere e a guardare la gente che passa ?
Molti di costoro, di questi assassini, hanno persino dei figli, sì.
Ad una ragazzina di Trento i suoi genitori volevano che abortisse, mentre lei non voleva. Alla fine lei lo ha fatto.
Ci sono altri deficienti che si chiedono come mai delle ragazze, a sedici anni, non si ribellano ai loro genitori. Preferisco non rispondere ad una questione sin troppo ovvia.
Oggi ho visto un bambino con i suoi genitori. Mi sorrideva, mentre io me ne stavo qui a leggere. I suoi genitori gli hanno detto qualcosa, guardandomi in malo modo. Una cosa tipo: "Non dare confidenza agli estranei". Mah, vabè.
Poi i suoi genitori si sono distratti un attimo e lui è venuto verso di me è mi ha chiesto: "Ma tu ci credi a Babbo Natale ?". Io ho distolto lo sguardo dal giornale e l'ho osservato, sorridendo, ma un po' imbarazzato.
"Sì, io ci credo", gli ho risposto.
"No, perché il mio babbo e la mia mamma mi dicono che non devo credere a queste cavolate, ma io ci vorrei credere. E' che loro pensano che altrimenti crescerei deficiente".
"Ah ecco, giusta teoria...", gli faccio io stupito pensando a quando da bambino, a casa mia, arrivavano i doni di San Nicolò, Santa Lucia, Babbo Natale e la Befana. Piccoli doni, niente di che, ma che alimentavano la mia fantasia di bambino, appunto.
"Ma tu hai detto che Babbo Natale esiste...e sei anche uno grande...".
"Grande e non deficiente, pergiunta ! Sì, ecco, vedi, io sono diventato così grande proprio perché credo a Babbo Natale. Sai, nella mia famiglia non siamo mai stati ricchi, però non ci è mai mancato lo spazio per un minimo di fantasia. Per esempio: lo vedi quell'albero laggiù ? Non ti sembra una specie di fata verde ?"
"Sì, è vero...e quell'altro un orco e quel cespuglio un elfo..."
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"Ecco, lo vedi ? A me, pensa, la maestra strappava i disegni perché disegnavo Babbo Natale che volava. Ma io sapevo che Babbo Natale volava, con le sue renne !"
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"E' vero ! Ma che maestra avevi !".
"Eh, una come i tuoi genitori. Una che non lasciava la porta del suo cuore aperta all'immaginazione, che è parte della nostra vita. Tu, che cosa vorresti per Natale ?".
"Vorrei che i miei genitori facessero pace. Litigano sempre, mio babbo è sempre fuori per lavoro e la mamma è nervosa e se la prende con me".
"Ecco, vedi, fra poco è Natale e magari Babbo Natale andrà a parlare con i tuoi genitori e cercherà di farli far pace".
"Dici davvero, signor.... ?".
"Baglu, mi chiamo Baglu. Sì, certo, ciao piccolo".

"Ciao, Baglu !"
Prima di Natale fermerò quei due signori, marito e moglie, che mi guardano sempre in cagnesco e che passano sempre davanti alla mia panchina. Parlerò con loro e cercherò di trovare una soluzione. Lo devo a quel bambino, che mi ricorda tanto me da piccolo e tutti quei bambini che hanno il diritto di sognare e di costruirsi un'avvenire migliore di quello al quale questo triste mondo li ha destinati.
Se i genitori parlassero più spesso ai loro figli, forse, crescerebbero molto più sani caratterialmente.
Pensiamo di dare tutto ai figli regalando loro la prima Barbie, il primo robot, la Playstation, i primi trucchi, lo scooter a quindici anni, la patente a diciotto... Ma in realtà non sappiamo niente di loro, non li aiutiamo a sognare, a costruire una loro personale interiorità.
A volte si impara di più stando su una panchina, ricordando quell'estate alla Festa del Mare di Torvaianica: Lei ed io e delle buonissime crepes al cioccolato.

Pubblicato il 21/12/2011 alle 7.14 nella rubrica RACCONTI.

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