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"La mia vita è un Caos Calmo: Ricordi" monologo by Baglu



Mi ricordo quando avevo 17 anni e frequentavo la sede di Rifondazione Comunista, al pomeriggio, il sabato pomeriggio. Tutti i sabati.
Mi ero anche iscritto ai giovani comunisti, anche se lì, fra quei miei coetanei non è che mi trovassi poi tanto bene.
Ci trovavamo in una stanzetta della sede, saremo stati una decina. C'era anche una ragazza fra noi, una certa Sonia alla quale, tempo dopo, si aggiunse Valentina che aveva uno o due anni meno di me.
Fumavano quasi tutti ed io non ho mai sopportato il fumo negli ambienti chiusi, specie se non ci sono finestre aperte. Qualcuno fumava anche il sigaro, forse fingendo di imitare Che Guevara.
Io me ne stavo spesso in disparte perché più che discutere loro si divertivano fra frizzi e lazzi, che a me non è che siamo mai piaciuti molto.
Allora leggevo Marx e nella sede di RC avevo acquistato anche un libretto di Mao: "I centofiori", che poi non ho nemmeno mai letto.
Mi ricordo che comunque delle volte si discuteva anche, di problematiche legate alla scuola. Una volta dovevamo preparare un volantino e diedero a me il compito di redigerlo.
Non me ne ricordo il contenuto, ma mi ricordo il titolo: NOI SIAMO CONTRO !
Una volta stampato mi modificarono il titolo con: NOI CI OPPONIAMO ! ed io mi ricordo che me la presi con il giovane Segretario, che fra l'altro era anche più maturo, belloccio e piaceva molto alle ragazze, allora.
Gli dissi che questa cosa dell'"opposizione" non mi piaceva, che noi comunisti dovevamo andare al governo ed essere "contro", se necessario, ma non "opporci", così, come se fosse bello stare all'opposizione. Dovevamo scardinare "il sistema" dall'interno e non starne fuori.
Lui non ricordo esattamente che cosa mi rispose...una cosa tipo che ero preda del conformismo borghese reazionario e che dovevo fare autocritica.
Lui viveva da solo, ma era mantenuto dal padre, primario in qualche ospedale. Io invece ero figlio di una casalinga e mi ricordo che ero l'unico a non essere "figlio di papà" e non solo perché un padre non lo avevo.
Quando conobbi Valentina lei mi piacque subito. Ad una festa con i compagni tentai anche di corteggiarla, ma con scarsissimi successi, nel senso che allora non sapevo bene come corteggiare. La guardavo negli occhi ed anche lei mi guardava. Però nulla di più.
Poi un giorno mi ricordo che la chiamai al telefono con una scusa, visto che lei si era offerta di ricopiarmi al computer un manoscritto su Marx ed il comunismo che avevo preparato tempo prima.
Le chiesi, semplicemente, se voleva mettersi con me e lei mi rispose che ci avrebbe pensato.
Ci rivedemmo, in sede, un sabato pomeriggio, ma Valentina non mi disse nulla ed allora, all'uscita, le chiesi se ci aveva pensato.
Mi rispose che...ah, sì, beh, meglio se rimaniamo amici.
Mi ricordo che Andrea, il Segretario di noi giovani comunisti, un giorno mi disse che voleva realizzare un cortometraggio sulla gioventù bruciata e l'emarginazione sociale e voleva che io interpretassi il protagonista, ovvero un ragazzo triste e deluso, idealista, che gira per la città osservando i giovani dediti a bere nei bar alla moda, che lo deridono.
Mi ricordo che l'idea non mi piaceva perché in quel personaggio mi riconoscevo sin troppo e non mi andava di interpretarlo in una pellicola.
In realtà non mi piacevo, avrei voluto essere più leggero, magari anch'io alla moda, a divertirmi.
Però non mi è mai riuscito.
In quegli anni avevo i capelli un po' più lunghi di oggi, mossi, non portavo la barba nè gli occhiali ed ero molto più magro.
Se oggi riguardo le foto di allora mi vedo con il pugno sinistro alzato, vicino a Sonia e in un'altra foto vicino a Stefano: portavo un maglione rosso a V. In una foto sono anche ritratto da solo, sorridente, accanto ad un quadro di Lenin.
Alcuni dei miei ex compagni sono finiti male, qualcuno ha avuto anche qualche processo per varie ragioni, motivi abbastanza futili, "da ragazzi".
Mi ricordo che una volta, Andrea, ci aveva invitati nella sua casa in montagna e mi prendeva in giro perché mi diceva che mi avrebbe lasciato la camera matrimoniale affinchè ci potessi dormire con Valentina, alludendo a qualche cosa di sessuale.
Mi ricordo che mi sono messo a discutere con lui, perché non mi piaceva il suo tono canzonatorio e poi gli spiegai che non ero il classico ragazzo che scopava le ragazze così, tanto per scoparle.
Poi alla fine in montagna non ci siamo andati, nè io nè Valentina.
Mi ricordo che volantinavo fuori dalle fabbriche. Sì, quella è stata la prima volta che mi ricordo di aver volantinato.
Adesso stavo pensando ad una cosa molto triste e cioè che ci sono asili nido in Italia - ma temo che il fenomeno possa essere diffuso anche all'estero - in cui le educatrici picchiano i bambini. Bambini piccolissimi, di pochi mesi.
Poi ho appreso che ci sono anche case di riposo in cui ci sono anziani ad essere maltrattati.
Ora, io mi chiedo, ma perché devono essere i deboli ad essere maltrattati ? Lo so, dirò una banalità, ma perché a me questa banalità, ogni volta che la sento, ne parlo o ne scrivo, fa stare male ?
Mi potrete anche dire, sì, vabè, ma sono casi isolati...però sono casi.
Casi come quel caso di quel disabile inglese che è stato maltrattato ed abusato sin dalla più tenera età e poi è morto a 26 anni. La cosa peggiore è che la sua storia era nota, persino alle forze dell'ordine, ma nessuno lo ha aiutato.
Però poi se ti fai un giro in rete vedi che di storie come questa, che potrebbe sembrare di fantasia, da film dell'orrore, ce ne sono tante.
Ed allora a me vengono sempre in mente i campi di sterminio nazisti, sì, quelli che in televisione non riesco a guardare.
Mi si arresta il pensiero.
Mi ricordo che una volta ho partecipato ad una manifestazione contro la pena di morte, a Trieste, e sono stato aggredito da persone che non la pensavano come me.
Sono finito a terra, c'era del fumo anche se facevo parte di un gruppetto di dieci persone "armate" solo di un cartello ciascuna con su scritto: NESSUNO TOCCHI CAINO.
Poi un'altra volta, eravamo in cinque o sei, vicini al Partito Radicale, manifestavamo per una giustizia giusta davanti al Tribunale e siamo stati "aggrediti" a parole dai girotondi che in quegli anni andavano di moda. Non ho mai capito bene perché...mi ricordo solo la solita storiella dell'essere "borghesi reazionari"...
Poi mi ricordo cose che non vorrei qui ricordare.
Penso che più ad una cosa pensi e più si radica la convinzione che tu abbia più passato che futuro.
E forse è vero, ma è triste morire senza figli.

Pubblicato il 30/1/2012 alle 15.59 nella rubrica RACCONTI.

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