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"La mia vita è un Caos Calmo: Quando c'è l'amore manca qualcosa" monologo by Baglu



Domani sarà un anno.
Un anno che Lei ha lasciato un vuoto nel mio cuore. Da un giorno all'altro. Per telefono.
Non posso non pensarci. Almeno un paio di volte al giorno. Da un anno.
Non che questa cosa sia di per sè negativa. Diciamo che, pensarci, mi fa sentire vivo.
E' vero che, quando soffri intimamente, ti senti più forte, più vigile, meno preda delle tue paure interiori. Che, inesorabilmente, accompagnano la tua vita.
Ti senti solamente solo un po' più vuoto dentro, questo sì.
Aprile, poi, è sempre stato un mese difficile. La primavera, con la sua calura ti rende più nervoso ed ansioso. Anche senza necessariamente un motivo razionale.
Poi penso che, nell'aprile di due anni fa, è successa una cosa triste e brutta alla quale, forse, avrei voluto partecipare di più. Non lo conoscevo ma, ogni volta che guardo una sua foto, sento di volergli bene.
Ma non voglio, qui, parlare di cose troppo tristi.
Vorrei ricordare i momenti belli che ho passato con Lei.
Quando, ad esempio, in un bar vicino alla Stazione Termini, le tenevo la mano e gliela carezzavo. Regalandole un paio di orecchini viola come i suoi capelli ed...i suoi occhi.
La nostra canzone era "Sogno" di Gianna Nannini. Lei me la dedicava spesso ed ascoltarla mi faceva pensare a Lei. Ora, quella canzone, non riesco davvero più ad ascoltarla. La inserisco qui sotto, ma ascoltatela voi, anche per me.
Mi ricordo le nostre passeggiate sulla spiaggia di Torvajanica, che era bella anche e soprattutto in quell'aprile, e poi in quel luglio, alla Festa del Mare, quando passeggiavamo fra le bancarelle, ci mangiavamo le crèpes alla nutella (per me fu la prima volta !) e stavamo seduti, abbracciati, su una panchina, ad osservare le giostre.
Mi ricordo la prima volta che dormii e feci l'amore con lei, in un letto che improvvisammo avvicinando due reti e poi c'erano quelle lucette avvolte in una rete viola, con delle farfalle dello stesso colore, che illuminavano i nostri volti ed i nostri corpi. In sottofondo canzoni di Gianna Nannini e Renato Zero.
Mi ricordo anche le nostre passeggiate per Roma, Via del Corso...erano quasi vent'anni che non tornavo nella mia città natale. Le nostre visite in libreria... Mi ricordo che mi piaceva molto la libreria Cicerone, che è sita in un sottopassaggio di Largo Chigi. E poi quando una venditrice ambulante di libri ci disse: "Voi due avete una faccia da lettori" e ridemmo a squarciagola pensando quanto era vero.
Mi ricordo quando leggemmo "Ernesto" di Oscar Wilde, iniziandolo sulla spiaggia, e poi terminandolo sul prato di casa sua. In costume.
Ed anche quando rischiai di affogare nella piscina perché, sì, io so stare a galla ma non so affatto nuotare. Come invece sapeva fare lei, persino con la piscina al buio.
Poi i cinema. "La bellezza del somaro", "La Papessa Giovanna" e persino "Toy Story 3" (in 3D !), "Sex and The City 2" ed "Eclipse" che, lo confesso, mi fece addormentare. Ma sempre con un braccio sulla spalla di Lei.
Poi vedemmo anche un altro film, in 3D, un horror bruttissimo di cui non ricordo il nome.
Era bellissimo cucinare per Lei e vedere che Lei, pur sapendo che non ero un cuoco provetto, mi lasciava fare, mi osservava sorridente e mi dava una mano, mescolando la pasta molto meglio di me e seguendo i miei suggerimenti sul rosmarino. Perché, con il rosmarino, la carne è più saporita. Lei, invece, sapeva cucinare e cantare, anche se non lo avrebbe mai ammesso.

Pubblicato il 6/4/2012 alle 17.3 nella rubrica RACCONTI.

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