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Amministrative 2012: il mio appello (liberale e libertario) al NON voto


Le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio prossimi saranno un ottimo laboratorio.
Un ottimo laboratorio di prova per tutti coloro i quali si rifiutano di dare il loro appoggio e sostegno ad una classe politica intellettualmente e moralmente disonesta, pasticciona, incapace di fare radicali e serie riforme liberali (per introdurne alcune, infatti, c'è voluto un governo tecnico !). Una classe politica tartassona e statalista.
Ora, io non sono affatto per l'antipolitica. Ho iniziato a fare politica fra i 16 ed i 17 anni, mi sono candidato due volte ad elezioni provinciali ed una alle comunali. Sempre in liste indipendenti che sostenevano l'abolizione degli enti inutili, la riduzione degli sprechi e per la lotta alla partitocrazia.
Sono stato iscritto a partiti storici e di governo dell'area laica e liberale e lì ho anche ricoperto importanti incarichi.
Purtuttavia e proprio per questo non ho il prosciutto sugli occhi e ritengo di amare a sufficienza la vera politica e di essere immunizzato dall'antipoltica alla Grillo, ma anche a quella dei Bersani, degli Alfano, dei Bossi, dei Casini e dei Di Pietro.
Una recente inchiesta dei giornalisti Stella e Rizzo ha rilevato come i costi delle amministrazioni italiane siano lievitati: fra il 2000 ed il 2009 le uscite delle Regioni italiane sono passate da 119 a 209 miliardi di euro.
Le Province, poi, continuano a succhiare inutilmente danaro, per non parlare di micro-Comuni italiani che potrebbero, più utilmente, essere accorpati e la medesima sorte potrebbe toccare a Consorzi e Comunità montane.
In tutto ciò non c'è nessuna forza politica che, alle prossime amministrative, si candidi per ridurre questo immane Carrozzone pubblico che ci sta costando in termini di imposte, fra IMU ed aumenti dell'IVA.
Oltre a ciò i partiti stanno continuando a distribuirsi i rimborseggi (nonostante fossero stati aboliti da un noto referendum Radicale) e, quanto alla privatizzazione del Carrozzone Rai, nemmeno se ne parla più (altro referendum Radicale vinto a stragrande maggioranza ed il cui esito è stato disatteso !).
Questa non è politica: è partitocrazia selvaggia. E' potere tolto ai cittadini, i quali hanno solo un'arma nonviolenta e civile: il NON VOTO.
Un non voto che, se superasse il 50%, forse, darebbe un segnale alla politica e potrebbe invitare "questi" politici che talvolta si camuffano nelle civiche, a trovarsi un altro mestiere.
Occorre, insomma, ripartire da zero per ricostruire: mandare a casa questa classe politica, avviare un'Assemblea Costituente con personale politico completamente rinnovato e, possibilmente, con forze politiche completamente nuove, le quali aboliscano i finanziamenti pubblici a partiti e giornali (tutti, non solo agli organi di partito); che aboliscano Province ed enti inutili; che accorpino i Comuni di medio-piccole dimensioni; che riducano l'IVA, aboliscano l'IMU, privatizzino la Rai. Introducano, finalmente, una legge elettorale chiara e diretta, con l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo.
Forse, allora, l'Italia sarà un Paese che in Europa potrà davvero contare ed imporre le sue regole e non rimanere una "macchietta" in balìa di burocrati e politicanti parolai.


Luca Bagatin

Pubblicato il 2/5/2012 alle 15.54 nella rubrica ARTICOLI.

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