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"Orrore bianco". Piccola riproposizione horror by Luca Bagatin

Agosto, moglie mia faccio l'arrosto !
Eh sì, per noi maritiperfetti (tuttattaccato) o aspiranti tali, questo slogan è d'obbligo.
Per quanto non sappiamo cucinare, ma, al massimo, aiutiamo o vorremmo aiutare nostra moglie nel lavare i piatti e/o nel rassettare l'appartamento.
Agosto, tempo d'estate e di vacanze e, come ogni anno, anche di incubi...da riproporre.
E quindi, ecco un paio di racconti horror scaturiti dalla mia penna elettronica schizoideica negli anni che furono.
Buona lettura ed arrivederci a data da destinarsi.


Luca Bagatin (nella foto con l'amico Dario Argento)


LA DONNA ALTA: racconto horror/grottesco di Luca Bagatin
(del 29 gennaio 2011)



Ero appena arrivato nell'appartamento affittatomi da una cara signora ultranovantenne, moglie di un defunto amico giornalista. Non voglio rivelare i loro nomi, in quanto non sarebbero rilevanti ai fini della storia che mi appresto a raccontare. E poi, su di loro, voglio mantenere il massimo riserbo.
La cara signora condivideva con il marito la passione per l'arte di Gustav Klimt. Arte che, da profano, mi aveva sempre un po' inquietato. Non so dire bene perché: forse perché rappresentava una magrezza ed una tristezza di fondo che mal riuscivo a sopportare.
Non ho mai sofferto di "Sindrome di Stendhal" o simili, però non posso assicurare che, quanto mi stava accadendo di fronte ad un quadro di Klimt, non fosse qualche cosa di molto simile.
Tachicardia, vertigine.......talvolta la riproduzione della "Sea Serpents" di Klimt, posta alla parete bianca del salotto dell'appartemento affittatomi, sembrava quasi prendere vita.
Mi sentivo come se lo sguardo della "Sea" mi penetrasse ed ella potesse uscire dal quadro da un momento all'altro.
Provavo freddo e vertigine e, per la prima settimana di permanenza a Roma, non riuscii a scrivere nemmeno una riga.
Dovevo presentare, entro due settimane, ben dieci recensioni ad altrettanti saggi sulla Storia della Magia, Ermete Trimegisto, Libera Muratoria, persino sull'argomento che più detestavo al mondo e che mi sembrava davvero idiota: l'Ufologia !
La ragazza magra del quadro mi stava osservando ! Ne ero ormai certo. Per quanto, essendo una persona totalmente razionale e per nulla incline al credere nè alla ciarlataneria, nè tantomeno ai cosiddetti "fenomeni occulti", la cosa mi si presentasse come del tutto improbabile se non impossibile.
Fatto sta che la sensazione che provavo era di totale inquietudine, al punto che, dopo la prima settimana, chiuso nell'appartamento con di fronte il mio computer ed un foglio di World compleramente bianco, decisi di uscire e di andarmene dalle parti di Via del Corso. Lì sapevo che vi avrei trovato una bella libreria sotterranea, la "Cicerone" o qualche cosa del genere. Mi sarei disteso un po' fra gli scaffali.
Quando tornai nel mio appartamento, alla Piramide, avvertii un inusuale profumo d'incenso.
La signora che me l'aveva affittato non poteva essere stata: era in vacanza dalla nipote, a Reggio Calabria.
Quel profumo penetrante ed inebriante riempiva tutto il salone e persino la camera da letto ed il bagno. Mi ero ripromesso di non guardare più la riproduzione di Klimt, ma lo feci comunque. Come attratto. Come incuriosito dallo sguardo di quella strana creatura femminile pallida.
Ella non c'era più !
Il quadro si presentava completamente bianco, come la parete.
Dietro le mie spalle avvertii un vento gelido e, successivamente, una particolare ed inconfondibile musica: "Le Danze Ungheresi" di Brahms.
Vomitai.
Il mio corpo fu avvinto dai brividi del terrore.
La Sea era dietro di me e mi sorrideva, pur con il suo sguardo sempre vago e triste, quasi piangente, assente ma presente al contempo. Era sospesa in aria e le sue estremità, bianchissime, erano indefinite e vaghe. Era nuda, ma il suo corpo non presentava rotondità femminili. Era, come dire, "spigolosa". Con un seno appena abbozzato, bianco latte, dai capezzoli rossissimi.
"Sono la Donna Alta", proferì lei con una voce cantilenante e in falsetto.
Trasalii.
Rise a squarciagola e, più la risata aumentava, più questa mi penetrava i timpani ed il cervello.
La Sea-Donna Alta, si librò in volo e iniziò a volteggiare per il salone. Continuando a ridere.
"Le Danze Ungheresi" di Brahms aumentarono d'intensità. Credetti di impazzire.
"Abito questa casa da oltre cent'anni......mi hanno uccisa qui.......qui c'era una casa....quella della mia famiglia......poi vennero loro......AHHHHHHHHHHHHHHHH".
Le sue urla squarciarono la stanza. Le pareti scomparvero. Tutto era bianco e luminoso.
Solo musica.
Quando mi ridestai, se così si può dire, mi ritrovai nel mio laboratorio di Chicago, davanti al mio computer, intento a scrivere la storia che vi ho testè raccontato.
Non so se ciò che mi è accaduto sia mai realmente accaduto.
Infondo io non sono un giornalista, non sono un recensore. Faccio il pasticcere, così come mio padre prima di me e suo padre prima di lui.
Ora scusatemi ma.......devo andare ad infornare i biscotti. Mi chiedo solo se le ossa della povera ragazza - alta, dalle ossa molto lunghe e particolarmente resistenti al mio mortaio, appassionata d'arte come poche - triturate ed aggiunte alle uova, alla farina ed al cioccolato, possano donare ad essi un tocco di succulenza in più.



"Nel buio della (mia) mente" racconto horror by Luca Bagatin
(del 23 ottobre 2010)



Era bassa, molto bassa, vecchia, con un naso sporporzionato rispetto al suo viso. Il mento sporgente, gli occhi chiari rabbiosi, i capelli crespi e grigi.
La incontravo ogni notte nei miei sogni: la Strega dal Manto Rosso.
Non so perché si chiamasse così, in quanto nei miei sogni appariva sempre vestita di nero e bianco. Metà del suo abito era nero e l'altra metà bianco.
M fissava sempre, ogni volta che ci trovavamo sull'atrio della sua casa: un'antica villa in disuso. O apparentemente in disuso.
Sapevo che il suo nome era "la Strega dal Manto Rosso". Lo percepivo dentro la mia mente, anche se lei non proferiva mai parola.
Si limitava a fissarmi e a ghignare. Cercavo di sostenere il suo sguardo, ma ogni volta non vi riuscivo: mi osservava in un misto di odio e terrore.
Allora avevo solo sei anni ed ero soggetto a violente crisi epilettiche che mi facevano spesso perdere conoscenza durante il giorno.
Crescendo, l'isolamento al quale ero costretto dai medici a causa della mia malattia, mi risultò sempre più insopportabile.
Fu allora che i miei incubi si popolarono di una nuova "creatura": la Donna Alta.
Era spaventosa nei suoi quasi tre metri di altezza e nella sua magrezza spettrale che mi permetteva di vederle le ossa, le costole, un seno appena abbozzato e cadente, con due capezzoli avvizziti e bianchissimi.
I lunghi capelli biondi e grigi, gli occhi impercettibili e trasparenti.
Cantava una dolcissima melodia. Ne avevo paura.
Una notte la Donna Alta e la Strega dal Manto Rosso mi apparvero, nel medesimo sogno.
Volevano strangolarmi.
Solo allora mi accorsi di possedere dei poteri psichici che mi permettevano, durante il sogno, di tenerle lontane, riuscendo a scaraventarle contro invisibili pareti nere. O quantomeno così apparivano al mio occhio.
Mi svegliai in preda al panico e dalla mia bocca uscirono copiosi fiotti di sangue che sporcarono il cuscino e le bianche lenzuola del mio letto.
Non riuscivo a proferire parola. I miei muscoli erano paralizzati.
La Strega dal Manto Rosso era lì con me: era mia madre.
Mi guardava dall'alto.
Lì, accanto a lei, la Donna Alta: era mio padre.
Abbozzarono un sorriso.
Poi scoppiarono a piangere: il mio letto si era trasformato nella mia tomba, con tanto di lapide.
La vista mi si annebbiò.
Dissolvenza in nero.
Nero.
Scrivo dal buio, con il solo ausilio della mia mente.
Pur consapevole che non c'è nessuno che mi possa sentire.


Pubblicato il 12/8/2012 alle 15.5 nella rubrica RACCONTI DELL'ORRORE.

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