Blog: http://lucabagatin.ilcannocchiale.it

"Nero" di Giancarlo Soldi e Tiziano Sclavi: noir ad alta qualità



I romanzi della mia formazione adolescenziale sono stati, dopo i "Racconti del Terrore" di Edgar Allan Poe, quelli scritti da Tiziano Sclavi, il "papà" di Dylan Dog.
Eh lo so, letture impegnative quelle che costellarono la mia pre e post adolescenza !
Senza di questi, senza dubbio, non mi sarei mai avvicinato al mondo del mistero, della magia, del giallo e del noir. E soprattutto sono stati, per me, una grande fonte di arricchimento culturale e di spunti creativi ed ironici, i quali mi hanno permesso, tempo dopo, di cimentarmi in racconti, storie e soprattutto articoli a tema.
Poi, dopo "Dellamorte Dellamore" e "Nero", sono arrivati anche i fumetti. Di Sclavi, Pratt, Castelli e persino di Pier Carpi, che scoprii un po' più tardi, ma le cui ricerche attorno all'esoterico ed alla Massoneria, sono per me di profonda ed attuale utilità.
Detto ciò e confermato che, dopo la Beat Generation di Kerouac e Ken Kesey, Sclavi ed Andrea G. Pinketts, sono per me i migliori scrittori viventi mai esistiti, passiamo alle cose più contingenti e, dunque, a ciò che voglio davvero raccontarvi.
"Nero", dicevo, è stato, il secondo romanzo di formazione che ho letto. Ed anche il secondo romanzo di Sclavi che mi capitò fra le mani.
Ricordo che lo lessi appena uscito in libreria, nel 1991. Non me lo ricordo moltissimo, in quanto non lo rilessi mai. Parlava, ad ogni modo, di un cadavere in una valigia.
Non avrei mai creduto ne avessero realizzato un film, l'anno dopo, nel '92.
Da qualche giorno mi è capitato di trovarne il dvd e devo dire che mi ha fatto tornare ragazzo. Mi ha messo addosso la stessa adrenalina, la stessa capacità di stupirmi, la stessa voglia di comprendere che cosa si cela dietro all'orrore, ad un certo tipo di orrore. All'orrore vero, celato, come allegorie macabre, in delitti inspiegabili o, forse, sin troppo evidenti nella loro esplicabilità.
Regia di Giancarlo Soldi, sceneggiatura dello stesso Soldi in collaborazione con Tiziano Sclavi, il "Nero" cinematografico è interpretato da un inedito Sergio Castellitto, da una bravissima ed accattivante Chiara Caselli, da un viscido Luis Molteni e da un inatteso Hugo Pratt, mostro sacro del fumetto e padre del celeberrimo "Corto Maltese".
"Nero" è un noir, è un horror urbano, ma è anche una storia d'amore.
La storia fra Federico Zardo (Castellitto) e Francesca Mai (la Caselli). I due sono amanti, allorquando Francesca decide di lasciare il suo ex compagno, che sarà ritrovato morto dissanguato da Federico.
Chi l'ha ucciso ? Forse una insospettabile Francesca, così priva di ombre, così apparentemente innocente, così svagata pur nel suo corpo ispirante erotismo ?
Federico, ad ogni modo, tenta di coprirne il presunto delitto. Nasconde il corpo dell'uomo in una valigia, ne recide la mano in quanto non entra nel bagaglio, nasconde il tutto nel bagagliaio dell'auto...quando viene scoperto dal detective privato D'Ambrosi (Luis Molteni), il quale è stato ingaggiato dalla madre di Federico, al fine di conoscerne la vita privata.
D'Ambrosi, accusando Federico di avere una doppia vita e di frequentare Francesca, un'ex tossicomane e presunta assassina, inizia a ricattarlo. Non prima di averne violentato ed ucciso la madre, in un incendio.
Federico e Francesca, decidono quindi di uccidere D'Ambrosi e...ci riusciranno, certo ma...il cadavere dell'ex uomo di Francesca scomparirà !
Che fine ha fatto ? Ma, poi, chi l'ha ucciso ?
Francesca ? Federico ? D'Ambrosi ?
L'unico con i piedi per terra, in una Milano degli anni '90, zeppa di teppisti dei quali Federico ha una paura folle, sembra il Commissario della Polizia Straniero (Hugo Pratt), il quale, ad ogni modo, rinuncerà presto ad indagare.
E chi è la voce che, al telefono, preseguiterà Federico invitandolo a commettere gli omicidi che avrebbe dovuto commettere D'Ambrosi ?
In un crescendo di sangue e di delitti, fra le arcane paure di Federico e la surrealtà quasi comica di una scanzonata Francesca, fra un teppista piscione, un becchino vestito da hawaiano, una valigia con all'interno un cadavere che scompare, le belle note della canzone "Acque" di Francesco Guccini, scritta appositamente per "Nero" e quelle dei Mau Mau, in dialetto piemontese, che fanno da colonna sonora, il film si conferma, tanto quanto il romanzo originale di Sclavi, una storia grottesca e noir, cruenta e violenta, ma anche ironica ed introspettiva, come un fumetto di Dylan Dog.
Film non banale ed anticipatore, sia sotto il profilo artistico che cinematografico e che merita assolutamente di essere ricercato e visto.
Inizialmente l'idea del regista e co-sceneggiatore, assieme a Sclavi, era quella di realizzare un film su Dylan Dog, così come l'idea di "Nero" di Sclavi, doveva essere quella di realizzarne un fumetto giallo a puntate. Ne è venuto fuori un ottimo romanzo ed un ottimo film. Più noir che giallo. Ove gli autori e gli attori contribuiscono a tenere lo spettatore sul filo del rasoio ed a fargli assaporare le numerose personalità e caratteri della vasta umanità che lo circonda.
La presenza nel film di Hugo Pratt, poi, come nella volontà del regista, segna il passaggio del testiomone fra l'antico eroe Corto Maltese - il marinaio viaggiatore senza bandiera - ed il nuovo eroe degli anni '90 e 2000 Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo pieno di paure e fobie, ma capace di risolvere le angosce delle persone che a lui si rivolgono, in quanto capace di ascoltare il prossimo (e si noti, nel film, come le pareti dell'appartamento di Federico e Francesca sono abbellite da stampe tratte proprio dai fumetti di Pratt e Sclavi).

Luca Bagatin

Pubblicato il 6/9/2012 alle 7.30 nella rubrica ARTICOLI.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web