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Luigi Zingales spiega il Manifesto capitalista: contro un'economia corrotta



Luigi Zingales, economista liberale, autore del "Manifesto capitalista contro un'economia corrotta" (Rizzoli), è stato da noi intervistato nei giorni scorsi nel corso della conferenza stampa tenutasi a Pordenone, nell'ambito della fiera del libro Pordenonelegge.
"E' evidente" - ha affermato il prof. Zingales - "che le regole sono state violate e che la rabbia delle persone, relativamente a questa crisi, per molti versi esagerata, siano fondate. Gli Stati Uniti d'America stanno per molti versi diventando come l'Italia, ovvero degenerando verso un capitalismo clientelare, ove le lobby stanno diventando simili a quelle di casa nostra".
"Gli ex dipendenti delle aziende" - prosegue Luigi Zingales - "diventano Ministri, un po' come accadeva da noi nell'era di Berlusconi, e questi fanno unicamente l'interesse della loro azienda-lobby di riferimento". Il capitalismo, spiega il prof. Zingales, sta dunque degenerando e perdendo la sua natura originaria. Occorre, pertanto, riformarlo.
Negli USA il libertario repubblicano Ron Paul, per molti versi, è stato fra i pochi a denunciare tale degenerazione e, per quanto il prof. Zingales lo ritenga per molti versi troppo "estremista", ha confermato che il fatto stesso che Ron Paul, di elezione primaria in elezione primaria del Partito Repubblicano USA, continui ad aumentare i suoi consensi, è indice di come i cittadini statunitensi stiano iniziando a prendere consapevolezza di tale degenerazione e, dunque, di tale necessità di riforma del capitalismo.
"Nel Nord Est italiano le aziende famigliari hanno avuto grande successo in quanto hanno avuto manager capaci ed all'altezza del loro ruolo. Pensiamo ad esempio ad un'azienda come la Luxottica. Purtroppo in Italia non c'è, come altrove, la concezione del conflitto di interessi, per cui accade spesso che gli imprenditori tendano a delegare la funzione di manager a loro famigliari e/o a persone che non hanno alcuna competenza specifica o contezza del loro ruolo aziendale". Ciò ha determinato quella che Luigi Zingales definisce "peggiografia", con conseguente crisi dell'azienda stessa.
"Le imprese italiane" - ha proseguito il prof. Zingales - "hanno un altro tipo di problema da affrontare, ovvero un'eccessiva presenza dello Stato che in Italia è da sempre più o meno stato di impostazione socialista e, proprio per far vivere l'impresa, l'imprenditore ha dovuto spesso eludere le numerose imposizioni statali".
Ad ogni modo il prof. Luigi Zingales intravede uno spiraglio di speranza, dovuto proprio a questo stato di disperazione generato dalla crisi.
I giovani, ovvero la categoria più colpita in Italia dalla crisi, si stanno rendendo conto che il sistema dei piccoli privilegi dati a tutti non funziona più e si rendono ancor più conto che loro stessi non avranno più una tutela previdenziale. Ciò è e sarà, a parere del prof. Zingales, la molla per il cambiamento radicale.
Già in alcune aziende, ha spiegato l'economista, vi è chi, per combattere ad esempio il fenomeno dell'assenteismo e del privilegio - ovvero quella che potremmo definire l'"incultura della furbizia" - ha iniziato a svergognare pubblicamente sia gli assenteisti sia i medici compiacenti, attraverso apposite circolari.
Per concludere al prof. Zingales abbiamo chiesto, visto che è fra i promotori del Manifesto Liberale promosso da Oscar Giannino "Fermare il declino", se questo si tradurrà o potrebbe tradursi in un progetto politico-elettorale e lui ci ha risposto che, pur non avendo alcuna intenzione di candidarsi, ritiene che tale progetto sia funzionale a cambiare l'offerta politica nel nostro Paese, introducendo una sana competitività elettorale che già inizia ad affacciarsi anche in altri partiti, con primarie vere.
Quello di "Fermare il declino" è un tentativo che può avere successo o meno, a parere di Zingales, ma, ad ogni modo, potrà essere utile al fine di permettere ai cittadini di partecipare finalmente ad un progetto politico dal basso.

Luca Bagatin

Pubblicato il 24/9/2012 alle 7.5 nella rubrica ARTICOLI.

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