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"La mia vita è un Caos Calmo: Ho perso". Racconto by Baglu


Ho perso un'amicizia importante, per cui oggi sono più triste del solito.
Sono triste perché penso ancora a Lei, certo, ma sono triste anche perché penso all'amiciza con una persona importante che ho perduto ieri sera così, per una sorta di incomprensione, credo.
Credo, perché non lo so.
Per me era un'amicizia importante, anche se non ci conoscevamo se non per qualche scambio di battute. E pensavo che il conoscersi poco, forse, non avrebbe mai prodotto ferite. Non è andata così.
A me piace spiegare le cose e capirle. Ho difficoltà quando di fronte mi trovo una sorta di guscio impenetrabile. Però quel "guscio" lo comprendo, nonostante tutto. O, almeno, credo di comprenderlo.
Però mi piacerebbe capire, spiegare e farmi spiegare. Perché solo spiegandosi ci si può comprendere veramente. Può essere che io sbagli, non lo so.
Non ho mai avuto una grande dimestichezza con i rapporti umani, in particolare con le donne della mia generazione. Mi sono sempre trovato a chiacchierare bene con donne o più giovani di me o molto più agè.
Non lo so perché. Forse perché la mia generazione, quella che chiamavano "X", è sempre stata un'incognita. Appunto.
Io, a dirla tutta, avrei preferito che il Muro di Berlino non fosse mai crollato. Forse è stato quello il danno per la nostra generazione. Assieme al muro è crollato anche il resto.
Ma non lo so, non mi va di perdermi in questioni sociologico-politiche, ma solo dire, esprimermi perché parlare mi ha sempre fatto bene. Soprattutto parlare da solo.
Sono propenso a dire che la colpa, delle persone, è sempre al 50%. Però io mi assumo tutte le responsabilità. Mi scuso e cospargo il capo di cenere. Lo dico davvero, seriamente.
A volte capita di essere impulsivi e di soffirire e/o far soffrire per questo. Però ci sono cose che possono essere rimediate, come una parola che sfugge, oppure un atteggiamento ostile che ha fatto soffrire. A me ed all'altra persona sono capitate entrambe le cose. Però, io credo, ci si può perdonare. Ci si può perdonare, eh ?
Ecco, se c'è una cosa che non vorrei mai fare è far soffrire qualcuno. E, poi, vorrei anche non soffrire, ma questa è sempre stata una cosa difficile.
E forse per questo a volte sono un po' burbero, un po' stronzo, a volte incazzoso.
Non mi sto giustificando, ma pensando ad alta voce, qui, su questa mia panchina, in attesa che qualcosa mi porti via per sempre.
Ieri notte poi ho fatto un sogno curioso, che potrebbe anche far sorridere e che, anzi, a me ha fatto sorridere molto.
Ho sognato di trovarmi in un ufficio, con Luciana Litizzetto che, nel sogno, mi si è presentata come la signora Enza Busta Bustetti.
Lo so, è assurdo, ma è ancora più assurdo che - quando mi sono svegliato - la prima cosa che mi sono chiesto è se quel "Busta" fosse il suo secondo nome, oppure il suo primo cognome.
Sto alternando risate a lacrime di amarezza.
E, ora, non so che altro dire.

Pubblicato il 10/11/2012 alle 16.24 nella rubrica RACCONTI.

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