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La Gran Loggia d'Italia degli ALAM, a Udine, parla di testamento biologico, eutanasia e bioetica

"Vita e pensiero degli ultimi momenti", questo il titolo del terzo Convegno organizzato a Udine presso l'Hotel La' di Moret dalla Consulta Nazionale di Bioetica della Gran Loggia d'Italia (GLDI), ovvero dalla Massoneria liberale e adogmatica italiana, il 17 novembre scorso.
Un Convegno pubblico per parlare, senza preconcetti e con personalità autorevoli della scienza e dalle cultura, di testamento biologico, eutanasia e bioetica.
Un Convegno che si è focalizzato in particolar modo sulla morte, vista come aspetto del compimento della vita umana stessa.
A portare i saluti della Gran Loggia d'Italia del Friuli, la Delegata Magistrale Franca Barbetti Celetto, la quale ha esordito sottolineando l'approccio "al di fuori dagli schematismi politici e religiosi" dell'incontro pubblico, ed insistendo sugli aspetti cari alla Massoneria, ovvero "l'assistenza e la difesa nei confronti degli ultimi, siano essi disabili, malati, immigrati e meno abbienti".
Franca Barbetti Celetto ha concluso il suo intervento introduttivo osservando che è proprio "il rispetto delle scelte individuali che distinguono lo Stato laico da quello etico-autoritario-dittatoriale".
Moderatore dell'incontro il dott. Renato Ariano, medico e Presidente della Consulta di Bioetica della Gran Loggia d'Italia, il quale ha illustrato brevemente le tematiche dei precedenti Convegni di Bioetica organizzati dalla GLDI, il primo a Torino nel 2010, il secondo a Genova nel 2011 sull'ambiente ed il terzo oggi a Udine, per i quali sono stati redatti appositi "Quaderni di Bioetica" attualmente disponibili solo ad uso interno, ma prossimamente di diffusione nazionale.
Il dott. Ariano ha brevemente presentato anche il tema oggetto del Convegno, inquadrandolo come "difficile" proprio in quanto "la morte è un problema di una società - quella occidentale - che, purtroppo, non la accetta, anche se essa è il proseguimento della vita stessa". E, ha concluso, lo scopo della Commissione di Bioetica in seno alla Massoneria della GLDI è proprio quello di dibattere proprio di tematiche tabù come questa, ma di assoluta rilevanza sociale ed etica.
Si sono susseguiti poi interventi di spiccato interesse sociale e filosofico, quale quello del prof. Vittorio Gallo, medico chirurgo in ambito oncologico e Libero Muratore, il quale ha esordito dicendo proprio che la sua stessa appartenenza alla Massoneria lo ha aiutato, negli anni, ad affrontare tematiche relative alla vita ed alla morte. "Voglio qui parlarvi con il cuore" - ha proseguito il prof. Gallo - "attraverso i miei sentimenti e le mie esperienze anche di medico internista. Per me la morte ha una valenza iniziatica e la considero come il più importante dei riti di passaggio". Sappiamo bene, del resto, che nel corso dei secoli e della sua stessa vita, l'uomo ha sempre utilizzato dei particolari metodi per metabolizzare la morte, ovvero dei "riti di passaggio". In ambito cattolico, ad esempio, riconosciamo tali la prima comunione, il battesimo ed il matrimonio. E tali riti, anche se in forme diverse, esistono in tutte le culture del mondo.
Il prof. Gallo ha poi parlato dello studioso Charles Singer, il quale riteneva che i riti possano talvolta avere valenze "paurose", quasi "devastanti". Pensiamo proprio alla morte. Per quanto noi tutti non possiamo farne a meno, anche in una società che, dal Settecento Illuminista ad oggi ha conosciuto un notevole progresso scientifico, ma che è anche - come ha sottolineato il prof. Gallo - "scientista ed edonista, finendo per scadere in barbarie senza principi, che spesso surclassano i riti di passaggio, ove i rapporti umani individuali finiscono per non esistere più".
In questo senso la nostra società può essere definita "post-mortale", ovvero una società che non pensa più alla morte, la accantona, rimuovendola quasi psicologicamente.
In questo senso, ha proseguito il prof. Vittorio Gallo, la maggior parte degli occidentali crede in una sorta di "Dio antropomorfo" ed in una prosecuzione della vita dopo la morte esattamente nei medesimi termini della vita che viviamo ora su questa terra, solamente in una dimensione ultraterrena. Ed è qui che ricercatori dello Spirito come il prof. Gallo, peraltro uomo di scienza, si interrogano: "siamo la goccia d'acqua, oppure l'acqua della goccia (ove la "goccia" è intesa come "personalità individuale") ? La goccia cade nel mare, ma l'acqua non scompare e quindi nessuno di noi si dissolve davvero". "E' questo" - spiega il prof. Gallo - "il mistero della personalità che non è individualità. La mia psiche è la goccia, mentre l'acqua è il mio Spirito, il quale, un giorno, rientrerà nel Pelagos infinito".
Che cosa di tutto ciò rimanga delle nostre esperienze vissuta in vita, dai dolori alle gioie, questo non possiamo saperlo. Maieuticamente, come spiega il prof. Gallo, possiamo concludere che il dolore è utile alla crescita individuale e spirituale, per quanto il problema focale è, piuttosto, l'accettazione del dolore ed in questo senso la cura spirituale è fondamentale. E' qui che la scienza deve cedere il passo alla ricerca spirituale, in quanto, il massimo che può fare di fronte a sofferenze indicibili è solo prolungarne l'agonia.
Il prof. Andrea Di Massa, medico anestesista, invece, si è soffermato piuttosto sul percorso che il medico deve fare assieme al paziente, al fine di curarsi ed affinché la terapia stessa abbia un effetto curativo e far sì che il paziente ed il medico possano instaurare un rapporto di piena fiducia. In questo senso è chiaro che, ha affermato il prof. Di Massa, il medico ha il compito principale di curare e di lenire il dolore, non certo quello di prolungare l'agonia e la sofferenza del paziente.
Ed è proprio qui che entrano in gioco tematiche quali l'eutanasia ed il testamento biologico. Tematiche trattate dagli altri relatori, quali il dott. Mario Abrate, l'Avv. Giuliano Boaretto, il dott. Roberto La Rocca, la prof.ssa Ida Li Vigni, il prof. Paolo Aldo Rossi, il prof. Ivan Iurlo ed altri.
Eutanasia e testamento biologico che, nel nostro Paese sono rispettivamente, nel primo caso vietati e paragonati all'omicidio e nel secondo, non normati.
Sotto il profilo giuridico è chiaro che la Costituzione della Repubblica italiana, come hanno spiegato i relatori, prevede ben tre Articoli che, di fatto, non negano, ma anzi ammettono di fatto il testamento biologico. Pensiamo agli Articoli 2, 13 e 32 secondo comma. Purtuttavia, come affermato da qualche relatore, i partiti presenti in Parlamento, per la maggior parte, sono condizionati ideologicamente e rispondono, spesso se non talvolta, ad ingerenze religiose provenienti dalla Chiesa cattolica.
Ciò fa dunque del nostro Paese uno Stato per nulla laico, ma sottoposto ad una legislazione indietro anni luce rispetto agli altri Paesi occidentali quali ad esempio gli USA, il Canada, la Francia, la Gran Bretagna e la Germania.
Una legislazione che, nei fatti, non prevede il testamento biologico, non ne parla né ne discute.
Sotto il profilo strettamente massonico, la morte è vista come "trasformazione", un po' come nei Tarocchi ove essa è vista come "creatività e rinascita". La Massoneria, del resto, si occupa di ricercare l'unione nella complessità, ovvero unire Ethos, Eros e Thanatos. Ed in questo senso il massone spiega che per conoscere il fine vita è necessario parteciparvi, ovvero essere presenti allorquando vi è un evento doloroso, come la perdita di un proprio congiunto. E' allora che si realizza una sorta di "cerimonia iniziatica" ove i morti, di fatto, non sono mai partiti, mai periti, ma vivono con noi, nel nostro ricordo. Ed è in questo senso che potrebbe essere vista ed interpretata la cosiddetta "leggenda di Hiram", che sta alla base della Libera Muratoria.
Questo in sostanza ed in sintesi il contributo dato dalla Massoneria della Gran Loggia d'Italia ad un dibattito che ci tocca tutti quanti da vicino e che nelle sue conclusioni è stato affidato al Luogotenente Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Avv. Sergio Ciannella in vece del prof. Luigi Pruneti, attuale Gran Maestro della GLDI, impegnato in questi giorni all'estero.
Un dibattito che oggi è ancora per molti versi tabù, particolarmente in settori politici e religiosi ove permangono astrusi dogmi che impediscono, a tutt'oggi, un sereno dibattito ed una piena libertà di coscienza.
Libertà di coscienza che è diritto inviolabile di ciascun essere umano e punto di riferimento della Massoneria che, nei secoli, a difesa di questo principio, si è sempre battuta strenuamente.

Luca Bagatin 

Pubblicato il 19/11/2012 alle 7.20 nella rubrica SPIRITUALITA' - GNOSI - TEOSOFIA.

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