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Barry Goldwater: valori americani e lotta allo statalismo

Per decenni la vulgata "politically correct" diffusa fra i media e l'incultura dominante, ci hanno fatto credere al mito del New Deal ed alle dottrine di Keynes, quasi fossero la panacea di tutti i mali.
Posto che in economia non esiste e non può esistere un sistema perfetto, possiamo notare che le teorie keynesiane, applicate per decenni negli Stati Uniti d'America a partire da Wilson sino ad Obama (e coinvolgendo anche Eisenhower ed i Bush) - salvo la felice parentesi Reagan - hanno prodotto unicamente: più tasse; più invasività dello Stato nell'economia e nella vita dei cittadini; più militarismo; minore propensione al consumo privato; maggiore indebitamento delle famiglie; speculazione finanziaria favorita anche dalla FED, ovvero dalla Banca Centrale USA, voluta ed imposta dal Presidente democratico Wilson a tutto vantaggio di burocrati, politicanti e delle oligarchie finanziarie.
A contrapporsi a tali teorie stataliste i liberali duri e puri, ovvero i cosiddetti "libertarian" o libertari, di cui ci parla un ottimo ed agile volume di Antonio Donno, professore di Storia delle Relazioni Internazionali, edito da "Le Lettere" e dal titolo "Barry Goldwater - valori americani e lotta al comunismo".
Un libro dedicato al candidato alla presidenza USA Goldwater, nel 1964, ma, più in generale al fronte "conservative" del Grand Old Party (GOP). Un fronte "conservatore", ma nel senso spiccatamente liberale del termine, ovvero che fonda le sue radici ed i suoi principi nella conservazione della Costituzione e dei valori dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, a cominciare dalla preminenza dell'individuo di fronte allo Stato ed alla politica, ovvero la preminenza della libertà individuale, sia essa economica che civile.
In questo senso il libro di Donno parte dalla critica della cosiddetta "Old Right" nei confronti del New Deal di Roosvelt, fatto di aiuti indiscriminati ai Paesi esteri; di interventi anche militari all'estero e dunque di aumento delle spese militari; di aumento delle imposte dirette e di simpatia più o meno mascherata, in un primo tempo per il fascismo di Mussolini (ciò è ricordato anche nel libro di Amedeo La Mattina dedicato ad Angelica Balabanoff) ed in un secondo tempo di ammiccamenti allo stalinismo sovietico, che si può anche denotare dalle concessioni a Yalta, nel '45, nei confronti del blocco sovietico.
Fu così che si delineeranno le prime posizioni "isolazioniste" ed antimilitariste del GOP e dell'area liberale e libertaria, contrapposta a quella cosiddetta "liberal" dei Democratici, i quali, come spiegato dal prof. Donno, si autoproclamarono tali, pur non essendolo.
E va qui ricordato anche un bel libro di Alberto Pasolini Zanelli degli anni '80, il quale ricordò le simpatie di importanti settori della "beat generation" per i libertari del GOP, al punto che lo stesso scrittore Jack Kerouac ne fu, in gioventù, un convinto militante.
In questo senso Barry Goldwater incarnò, negli anni '60 del Novecento, il miglior rappresentante della cultura liberale, liberista e libertaria del nuovo Partito Repubblicano USA: antistatalista, antikeynesiano, attento al rispetto dei valori della Costituzione ed ai diritti individuali al punto che, sino alla sua morte, avvenuta nel 1998, sosterrà la legalizzazione della marjiuana, il diritto all'aborto ed i diritti degli omosessuali, opponendosi persino all'ala religiosa e fanatica del suo stesso partito.
Di particolare rilevanza anche l'anticomunismo viscerale di Goldwater, in questo senso discostandosi dall'ala isolazionista del GOP. Goldwater sosteneva infatti che, la lotta al comunismo, doveva essere senza quartiere perché altrimenti ne sarebbe andata di mezzo la stessa libertà dei cittadini statunitensi.
Goldwater, nel 1964, purtroppo, fu sconfitto da Lyndon Johnson, ma, con le sue ricette liberali in economia, anticipò la campagna elettorale - questa volta vincente - di Ronald Reagan, nel 1981, di cui fu importante sostenitore ed amico.
Che cosa ci rimane oggi di Goldwater ? La sua eredità, per molti versi, è riscontrabile in Ron Paul, già candidato nel 1988 del Libertarian Party e da parecchi anni candidato libertario alle primarie del GOP e, in questo senso, sta, di primaria in primaria, raccogliendo sempre più consensi.
I maggiori sostenitori dei libertari negli USA sono soprattutto giovani delusi dall'invasività della politica inconcludente; da una FED che vorrebbero abolita; da antimilitaristi stanchi del fatto che gli USA siano i "poliziotti del mondo" e che vorrebbero un ritorno ai principi dei Padri Fondatori: una federazione di Stati ove a primeggiare sia il libero commercio, la libera iniziativa ed i diritti individuali dei cittadini, senza intromissioni statali.

Luca Bagatin

Pubblicato il 29/11/2012 alle 7.43 nella rubrica ARTICOLI.

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