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"La mia vita è un Caos Calmo: Mi ricordo Capodanno": monologo by Baglu



Mi ricordo due anni fa e anche tre anni fa.
Mi ricordo che passai il Capodanno con Lei, nel 2009, anche con un mio amico di vecchia data e poi nel 2010, con Lei ed i suoi parenti. Ad Ardea.
Persone squisitissime che sì, mi mancano. Allora forse ero un po' solitario. Infondo solitario sono sempre stato. Forse fra tutta quella gente mi sentivo inadeguato, però stavo bene. E mi mancano.
Mi manca la nostra gita a Salerno, nel gennaio 2011. Tutte quelle luci, quei colori e poi anche i friarielli. E la camicia che Lei mi regalò. E le bistecche che erano dolci e Lei sosteneva che vi avevano versato dello zucchero per sbaglio, mentre io le trovavo molto gustose, anche se ce lo avessero versato. Mi viene da sorridere, se ci penso.
Lei mi chiamava "tontolone" e mi abbracciava. Poi ci baciavamo.
Che cosa resta di tutto questo ? Il ricordo, un bellissimo ricordo. Un ricordo che mi fa rimpiangere anche le nostre litigate, che a volte erano anche cruente, ma alla fine passavano. E ci amavamo come prima.
Amare, che parola grossa, avrebbe detto Lei. Forse la amavo e la amo solo io, chissà...
Non lo so.
So che è assurdo trovarmi su questa panchina a mezzanotte di Capodanno a ricordare ed a piangere come uno scemo.
Mi ricordo le sue extension e quanto si faceva bella, ogni volta che ci vedevamo, anche se Lei non ha mai avuto bisogno di farsi bella, perché bella lo è sempre stata.
Anche se ha sempre pensato che le dicessi una bugia. Ahahahah, che scemotta !
Ma che mi rido ! Che c'è da ridere ? Oggi c'è poco da ridere in effetti.
Oggi, quando la cerco, al telefono, quasi sempre non la trovo. Vabè, non mi va di pensarci.
La vita è già difficile così.
Mi ricordo, mi ricordo il libro che mi regalò e la dedica che mi fece, che mi fa ancora sciogliere quando la leggo. Poche persone, come Lei, sono riuscite ad azzeccare libro e dedica. E poi i cioccolatini. I cioccolatini di Natale. E anche un'altra cosa. Le sigarette alla menta. Fumate assieme, con e per puro piacere sensoriale.
Oggi le chiederei di sposarmi. Forse anche senza pensarci troppo. E anche di andare a Berlino, partenza immediata.
E poi mi ricordo "nostro nipote" D.. Quant'era bello e quanto è cresciuto ! Adoravo giocare con lui e Lei diceva anche che sarei stato un ottimo padre, anche se io non ci ho mai creduto. Ma se oggi ci ripenso mi commuovo e mi commuovevo anche allora.
Odio i sentimenti. Vorrei esserne privo. Non mi ricordo chi mi ha detto che è tutta una questione chimica, di molecole, che sarebbe sufficiente modificare le molecole e..."puf", spariti i sentimenti. Ecco sopraggiungere una beata freddezza e insensibilità.
Vorrei essere insensibile. Forse troverei tutto molto più accettabile.
Forse non sarei qui a scrivere o a parlare, magari me la godrei anche.
Non lo so.
Ma forse non la penso nemmeno così.
E allora mi torna alla mente quella canzone, quando Gino ha perso il posto. Estate del '60, c'è il governo Tambroni, ci sono dei disordini a Reggio Emilia, cinque o sei cittadini uccisi dalla polizia e Gino era triste. Trova una bella ragazza e se ne vanno in Sicilia, in un piccolo villaggio nel cuore del Mediterraneo. Il sole, l'amore, lo iodio, il corpo... Quando tornerà a Milano, alla fine del mese, avrà in tasca a malapena gli spiccioli per il filobus, ma anche un foglietto sul quale ha scarabocchiato alcune note, queste:

Pubblicato il 1/1/2013 alle 7.26 nella rubrica RACCONTI.

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