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"La mia vita è un Caos Calmo: FINALMENTE POSSO DIRE CHE NON ESISTO E, SE ESISTO, NON FATECI TROPPO CASO": racconto by Baglu



Sono sulla mia panchina, mi manca l'aria, l'ansia mi attanaglia.
Sono di fronte alla sua vecchia casa, come ogni giorno. Mi piace stare qui e so anche che forse è una cosa inutile ma mi piace starci.
So anche che Lei non c'è più e che frequenta un altro (che so anche essere una merda umana) da tempo e che sono un cretino a perdere ancora tempo dietro a Lei, ma...
La verità è che l'amore fa star male ed io, nello specifico, sto già male di mio.
Le avevo inviato un biglietto d'auguri, dedicato altre cose ma...ma Lei se mi deve scrivere lo fa solo per scrivermi cose negative. Siamo diversi, lontani. Forse lo siamo sempre stati o forse dico queste cose perché sto male e non le penso davvero.
Forse le dico perché sono arrabbiato, nervoso, anche deluso.

Arriva un signore, vestito di scuro, si siede accanto a me.

- Ciao Baglu
- Ciao Peter
- Tu lo sai che io non sono davvero qui, vero ?
- Sì, lo so, sei morto (lo dico in fretta, ma in realtà soffoco un singhiozzo di pianto)
- Sempre qui su questa panchina ?
- Sì
- Come stai ?
- Mi sento solo e abbastanza inutile. Forse ho profuso troppo ensusiasmo in cose che sono svanite presto.
- Ma dai, che sei giovane !
- No, Peter, non sono più giovane. Forse è solo che ho paura di vivere, anche se non ho mai avuto paura di ammetterlo.
- Cosa pensi di fare ?
- Niente, che devo fare ? Ho già programmato la mia morte, ma non così presto. Sai, io non mi fido più delle persone. Non della maggior parte delle persone, proprio delle persone dico. Può essere che io sbagli, che ciò che dico sia dettato dal mio stato d'animo attuale. Però sono molti anni che ci penso.
- Eh lo so, Baglu. So come la pensi su queste cose. Forse non pensavo che...diciamo che penso che queste siano cose che si superano.
- Eh, sì, forse, caro Peter. Chissà. Sai, quando si comincia a parlare anche con i morti vuol dire che... Che, o si sta cominciando a diventare schizofrenici oppure è più facile parlare con i morti che con i vivi. La morte dà quel senso di freddo che io provo, anche in questo momento. Brividi, sulle spalle e dentro al cuore. Hai mai visto Emilia ?
- Emilia ?
- Sì, è il fantasma di una donna che si è suicidata e che ogni tanto viene a trovarmi qui, su questa panchina. Mi è di conforto, come mi sono di conforto tutte le anime morte.
- Sù, dai, coraggio Baglu...
- Vedi, Peter, se tu fossi davvero vivo e non frutto della mia immaginazione, sapresti anche come tirarmi su il morale. Anche quello che mi dici, sembra freddo. Perché è frutto della mia immaginazione....
- No, è che ti rifiuti di farti aiutare, perché ti piace complicarti la vita.
- O la "non vita".
- Ma, piuttosto, quella ragazza mora che ogni tanto passa di qui, con quel bel cane husky ?
- Sì, ogni tanto passa.
- E non le parli ? Non le dici niente ?
- Sì, ogni tanto. Sai, a me piace l'immagine che ho di lei. Bella e impossibile.
- Fantasticherie.
- Sì, anche, ma perché è già difficile così. Se soffri anche a distanza, per cose ormai passate, immagina come soffriresti per cose ravvicinate, concrete. E poi che c'entra ? Lo so dove vuoi andare a parare, ma non è così.
- E com'è allora ?
- E' che per soffrire un po' meno devo fare finta di non esistere. Che poi, dai, secondo te esisto davvero ?
....nessuna risposta.

Pubblicato il 20/2/2013 alle 16.2 nella rubrica RACCONTI.

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