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L'imbarbarimento televisivo (e non solo) degli ultimi vent'anni



Leggevo un articolo di Giuseppe Di Piazza pubblicato sul settimanale "Sette", del 12 luglio scorso, suggerito dal sito dell'amico Cesare Lanza www.lamescolanza.com, a proposito della tv degli ultimi trent'anni.

Sotto accusa - si fa per dire - la "tv commerciale", la "tv del Drive In".

Mi è venuta in mente una riflessione, che non ho potuto non postare - in poche righe - su Facebook.

Non penso, infatti, che l'imbarbatimento della società italica degli ultimi vent'anni sia tanto causa della tv. Piccolo inciso: parlo degli ultimi vent'anni più che degli ultimi trenta, nel senso che ritengo che il vero imbarbarimento culturale, politico e sociale, abbia investito la Penisola negli Anni '90, giundendo all'apoteosi negli Anni - forse non a caso definibili - '00.

Dagli Anni '90 ad oggi, semmai, abbiamo assistito ad un imbarbarimento della tv, del costume e della politica.

La colpa non è certo dei simpatici ed innovativi programmi del genio Antonio Ricci, ideatore di trasmissioni sensuali, surreali, irriverenti e comiche quali "Matrjoska" (che mostrò per la prima volta in tv il nudo integrale di Moana Pozzi, oltre che irrise "Comunione e Librazione" e per questo fu chiusa dopo un'unica puntata), "L'Araba Fenice", del tanto nominato e “vilipeso” "Drive In" o della dirompente “Striscia la Notizia”, unico vero tg d'informazione del Paese.

La colpa, semmai, è di programmini un po' insulsi, vuoti, senza ironia né costrutto. Ove a farla da padrone è il litigio, spesso costruito, l'insulto greve e gratuito e la mancanza di argomentazioni. Programmi ove si cimentano giovani fintamente bellocci, senza arte né parte o quasi.

Programmi ove il voyerismo e la violenza verbale e talvolta fisica sono di gran moda. Forse il Marchese De Sade, nel XVIII secolo, con "Le 120 giornate di Sodoma", anticipò i tempi. Peccato che, per quei tempi, lui sì fosse trasgressivo per davvero ! E Pier Paolo Pasolini, cantore degli ultimi, fotografò - già nel 1975 - con "Salò e le 120 giornate", ciò che sarebbe diventato il nostro Paese.

Programmini televisivi - quelli dell'ultimo Ventennio - confezionati in Italia, ma spesso importati da un Paese che ha perduto persino le sue origini rivoluzionarie, ovvero gli USA.
Ironia, sensualità, simpatia, empatia, irriverenza e contenuti, sono gli ingredinti che mancano alla tv degli ultimi vent'anni, oltre che alla politica ed alla società di casa nostra nel suo complesso.
L'Italia ha perduto la sua memoria storica e non è in grado di darsi uno "scossone". I giovani sembrano più conservatori, annoiati e disillusi dei loro padri e persino dei loro nonni. L'inconsapevolezza e l'inconsistenza regna sovrana e lo Stato riceve continue tirate d'orecchi dall'Unione Europea per mancato rispetto di questa o quella normativa.
O ci si dà una svegliata, ragazzi, oppure dalla crisi - quella nera e vera delle idee e delle progettualità - non ne usciremo mai.
E diamo uno stop, finalmente, a questo finto moralismo e finto perbenismo, che tende a dare la colpa a fenomeni, persone o personaggi che colpe non ne hanno e che, forse, hanno contribuito davvero a rendere il Paese un po' meno medievale, corrotto e triste.


Luca Bagatin (nella foto con Ursula Davis Hula Hop)

Pubblicato il 13/7/2013 alle 14.19 nella rubrica ARTICOLI.

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