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"La mia vita è un Caos Calmo: In-comprensioni". Flusso d'incoscienza by Baglu

Sì, una legge sull'omofobia serve, però serve anche comprensione.

Comprensione che non può arrivare dall'arida politica e nemmeno dai compassati "terapeuti".

Comprensione per un ragazzo di 14 anni che si getta dalla finestra (pensateci bene: quanti di voi farebbero un gesto del genere con lucida freddezza ?) dopo aver scritto un biglietto in cui afferma che nessuno comprende - appunto - il suo essere omosessuale e non sa come far capire questo alla sua famiglia.

E poi quegli stronzi compagni che sempre lo deridono.

A 14 anni è facile essere derisi.

Nemmeno io fui capito quando scrivevo e inviavo, un giorno sì e l'altro pure, biglietti d'amore ad una mia coetanea. Verusca si chiamava.

Ne ero cotto.

Anch'io, allora, pensai al suicidio perché era davvero deprimente essere deriso dai miei compagni ed anche da quella ragazza. E mi ricordo ancora quelle scritte sui muri e sulle sedie. Sarà che non sapevo come corteggiare, a 14 anni, una ragazza. Sarà che ero un rospo, come pensavo io allora. Sarà che davo troppo peso a compagni di classe che erano coglioni allora ed oggi lo sono ancora. Solo più grassi, ammogliati, con prole a carico e già divorziati o lì a tradire la moglie con il transessuale di turno o la prima puttana.

Oh, no, non esagero. Guardatevi attorno e troverete frotte di trenta-quarantenni (se non anche cinquantenni) a rappresentare questo cliché.

Ora ne rido e ne ho ben donde. Ora sono io quello che si diverte delle miserie altrui. Perché la fine di quei tizi, io, non l'ho fatta. Dimostro dieci anni in meno della mia età, porto ancora i capelli lunghi, tiro tardi la notte, mangio e bevo a volontà senza ingrassare, scrivo ancora e vivo di ciò che scrivo.

Che poi un briciolo di umanità l'ho sempre avuto e se mi vanto lo faccio ora, che ho tempo per farlo. Ma ne potrei raccontare di cose sulla spicciola umanità e mi fermo qui.

E, anche se sono diventato cinico e pessimista, riesco ancora commuovermi di fronte ad un ragazzo che si suicida perché ama i suoi simili. E mi incazzo di brutto perché non ho mai capito né riuscirò mai a capire perché la gran parte degli individui sia così idiota dall'interessarsi dagli affari altrui: sei un uomo e ti piace un uomo ? Ti danno addosso. Ti piace una donna, magari bellissima, e ti danno addosso perché "tanto non te la dà". Che poi, anche lì, ma quanta banalizzazione ! E non è che sei giustificato perché hai 14 anni, a parer mio. 

In Italia, almeno, si tende a giustificare tutto con l'età. E per me è una gran cazzata, perché l'età non ha alcun valore. Così come il titolo di studio.

A 14 anni, il sottoscritto, sarà perché aveva ricevuto un'educazione diversa, non era né così idiota né così coglione. Bellicoso lo ero, questo sì.

Menavo le mani. Brutto vizio, è vero, ma quando è utile è utile. Come quando feci a botte per difendere un mio compagno di classe, alle scuole elementari, accusato di essere...un "rom".

E allora, di fronte alla supidità umana, alla miseria umana, servono le leggi oppure serve il buonsenso ? E il buonsenso chi lo fornisce ?

L'educazione. Sì, ma se uno ci gode ad essere maleducato ? Oppure a dare fastidio al prossimo ?

Il Parlamento italiano, del resto, di rompiglioni, è sempre stato pieno zeppo.

Ah, ecco, nel frattempo ho anche smesso di credere alla politica. Ma non ho smesso per la stessa ragione della stragrande maggioranza dei beoti che incontrate per strada. Non ho smesso per "qualunquismo", come qualcuno direbbe, bensì per cognizione di causa.

Diciassette anni ad osservare processi politici privi di buonsenso.  Ad osservare e scriverne.

E' l'osservazione, io credo, che manchi. La capacità di entrare e vivere le situazioni. E persino le emozioni.

Per quel che mi riguarda ho provato emozioni fortissime, poi ho smesso del tutto. Ho lasciato spazio ad uno sconfinato cinismo frutto di un'attenta osservazione dell'umano agire.

Ho iniziato questo pezzo come un articolo per poi proseguire in una sorta di flusso di coscienza che l' ha reso, come articolo, impubblicabile.

Vabè, sciveremo poi d'altro.

Pubblicato il 11/8/2013 alle 13.59 nella rubrica RACCONTI.

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