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"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna Ideale (ovvero inesistente)". Monologo by Baglu

Ci sarebbe molto da riflettere sul perché ed il percome molte persone, anzi, quasi tutte le persone e a volte senza il quasi, si facciano sentire solo ed unicamente quando ne hanno necessità.

Vogliono interviste, vogliono che li incontri, necessitano di qualche aiuto o di qualche spintarella, magari anche che gli si lecchi il culo. Per lo stretto necessario. Poi più nulla.

Questa mattina mi trovavo nel giardino dietro casa e stavo leggendo un libro sulla psicologia femminile che mi è stato suggerito da A.

Respiravo l'aria di fine estate ed osservavo il luogo in cui, quando avevo sei e sette anni giocavo a "campana", con un caro amico d'infanzia con cui sono ancora in contatto e con cui ancora esco a bere o mangiare una pizza. Un po' mi sono commosso e, per un istante, ho persino pensato che a sei o sette anni è impossibile pensare alla morte. Anche se io ci pensavo, ma, allora, come ad una cosa da rifuggire.

Pensavo che i morti fossero costretti ad essere chiusi in strette ed anguste bare da cui non sarebbero più potuti uscire per l'eternità.

Allora, quindi, avevo paura di morire e quell'amico d'infanzia mi ripeteva: "Ma tanto noi abbiamo ancora molti anni da vivere".

Oggi mi sento sprecato.

Sarò presuntuoso, ma mi sento francamente sprecato in questo mondo di clown, pazzi, stronzi, papponi, troie da sbarco, rompicoglioni, gradassi, mezzecalze, ricconi venuti sù dal niente (e che niente continueranno ad essere, ma nella totale inconsapevolezza dei più), fedifraghi o fedifraghe, banderuole.

E' vero, quando una donna mi ferisce sto molto male. E il mondo sembra crollarmi addosso. Non so spiegarne il motivo, ma penso sia dovuto a questa mia particolare sensibilità per il fascino femminile, che trovo in realtà solo di rado e in pochissime donne.

Quando questa o queste mi feriscono è come se mi crollasse un'ideale. E' come, credo, quando cadde il Muro di Berlino ed i comunisti duri e puri non seppero capacitarsene.

In realtà penso di essere sempre stato comunista, anche se non l'ho mai voluto ammettere del tutto. L'idea di un mondo perfetto mi ha sempre piacevolmente accarezzato, sarà perché rassicurante, sarà perché è un'idea grandiosa che, crescendo, approfondendo, studiando e sperimentando, comprendi essere assurda, effimera.

E' come l'idea di vivere per sempre con una donna che ti comprenda e che ti ami. E' un'idea e le idee sono bellissime.

Ma effimere.

Non ho più molta voglia di far parte di questo "grande circo". Mi diverte, a volte, ma è una gran perdita di tempo e, talvolta, anche di dignità. 

Mediare, sorridere, dire di sì, non sono cose che hanno mai fatto per me.

Allora tanto vale ritirarsi. Per un po', anche se preferirei farlo per sempre. Ma è ancora prematuro.

In realtà so che mi stancherei presto del "ritirarmi per un certo periodo di tempo". Sarebbe come decidere, di fronte ad un cabaret di pasticcini, di mangiarne solo uno. E chi resisterebbe ? Qualcuno - più parco e moderato del sottoscritto - resisterebbe e saprebbe resistere. Ma non il sottoscritto, preso dalle passioni, dalle pulsioni, da tutta roba che non interessa a questo mondo fatto di cretini che non sanno di esserlo (è questo il grave, perché chi scrive sa di esserlo, altrimenti sarebbe già uscito di scena da quel dì !).

Un giorno ci si renderà conto di quanto siamo/siete ridicoli nel nostro/vostro apparire. Nei socialnetwork, nei media, nei blog, in televisione.

C'è chi, purtuttavia, ha fatto di questo un modo per prendere in giro la baracca.

Ed è anche stato preso sul serio.


Pubblicato il 7/9/2013 alle 12.37 nella rubrica RACCONTI.

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