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"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna alla Lavanda (il passato ci accompagna)". Monologo by Baglu

Sono passati quattro anni da quando ci sentimmo al telefono per la prima volta.

Oggi, invece, stai con uno che passa il suo tempo a fare le classifiche del fantacalcio.

Vabè, del resto l'indole masochista l'hai sempre avuta, mentre io con il sadomaso non ho mai avuto nulla a che spartire, a parte qualche racconto erotico scritto per il piacere di scrivere.

No, non sto recriminando, figurati. Al massimo mi sfogo un po' scrivendo, ma, infondo, mi sento solo ferito.

Non da oggi, certo. Mi sento ferito da almeno due anni.

Per questo mi piace ricordare e ricordarti quando dicevi che "eri giovane".

Allora ero geloso di te anche quando non ti conoscevo ancora, anche quando mi bastava leggerti. Anche oggi lo sono, però evito spesso di lasciarmi prendere dalle passioni perché, nel momento in cui ci si lascia prendere da esse, si rischia di perdere qual poco di buono che ci/mi/ti rimane.

Ricordo quei primi di settembre del 2009, la tua voce sensuale, quando mi dicevi che il tuo nome - M. - non ti piaceva, ma che ti piaceva come io lo pronunciavo. "Ciao M. un bacio". "A domani, piccola M.".

La prima cosa che ti scrissi quando lessi la prima volta il tuo blog fu che era "un bel blog alla lavanda". Da allora ogni qual volta vedo un campo di lavanda o ne sento il profumo non riesco a non pensare a te. A dire il vero non ho mai smesso di pensare a te e a volte non so nemmeno io il perché.

Mi hai fatto soffrire e molto. Mi hai fatto perdere ogni fiducia nell'universo femminile. Mi hai spesso messo paura e non posso non pensare a questo ogni qual volta avrei voglia di corteggiare sul serio una donna. Che poi, forse, mi è capitato una sola volta da quando mi lasciasti.

Ci intendevamo molto bene e tu mi facevi sorridere. Adoravo la tua ironia, che è una delle cose che più mi affascinano in una donna.

Dicevi di avere un "difetto molto grande", ma io non lo vedevo. Anche se tu non mi hai mai creduto.

Volevo proteggerti  - anche e soprattutto da te stessa - e forse questo "difetto" mi spronava ancor di più a farlo.

C'è chi ha detto che ti vedevo come una figlia, una bambina. A volte sì, lo ammetto. Eri la mia bimba. Eri la donna con cui avrei voluto passare il resto della vita e l'unica dalla quale avrei voluto un figlio. E mi commuovo ancora nel leggere i messaggi che mi scrivevi, a proposito del futuro assieme che avresti voluto con me (mi dicevi anche che secondo te sarei stato un padre fantastico e qui sì, una lacrima mi cola sulla guancia).

Anche quando mi lasciasti, un anno dopo, scrivesti che ero l'unico uomo che avresti sposato e che nessuno ti avrebbe mai amata come ti amavo io.

E' così, ma che ci vuoi fare ?

E' andata diversamente e, come alcuni mesi fa mi dicesti, avrei dovuto aspettarmelo. "Eri giovane", "eravamo distanti" in tutti i sensi...

Forse l'unico giovane ero e sono io, nonostante abbia dieci anni esatti più di te. Forse l'unico a non capire che "l'amore non esiste" (cosa che hai sempre sostenuto e che sostiene anche la donna che ho di recente corteggiato e che precisava  "non credo nell'amore"), che è un'illusione.

E' che le illusioni aiutano a vivere in un mondo di totale inconsapevolezza e di totale inconsistenza.

Sino all'anno scorso penso che mi sarei sciolto in lacrime, distrutto dal dolore, nello scrivere righe come queste.

Oggi sembro quasi sereno, ma sono convinto che ciò sia dovuto al fatto che le ferite, dentro me, sono sempre più profonde. Quando ti abitui al dolore diventi, apparentemente, quasi insensibile. Non riesci più a piangere, anche se l'equilibrio rimane precario. La testa ti gira e, se sei soggetto a crisi epilettiche, hai qualche piccolo attacco che ti riporta all'incoscienza.

Riesci a pensare alla vita e alla morte quasi con distacco, come se non ti riguardassero. E i ricordi non ti fanno più soffrire, ma ti accompagnano per mano sino a volerti dissolvere in essi.
Non ti odio, anzi. Vorrei che vivessi felice, almeno tu che puoi.

Non vorrei o, meglio, non voglio sapere con chi stai o con chi esci. Se sei sposata o hai dei figli. Questo no. A questo non reggerei davvero. O forse sì, reggerei.

Del resto ho deciso di reggere almeno per i prossimi quindici anni, ma, senza di te accanto, non voglio superare la cosiddetta mezza età. Questo mondo di merda non merita la saggezza della mia futura età matura.

E nessuna donna che non sappia guardare oltre la punta del proprio naso, merita un Marito Perfetto.


Pubblicato il 9/9/2013 alle 13.0 nella rubrica RACCONTI.

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