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"La mia vita è stata una Grande Bellezza": Quattro anni fa...

Domani, 14 novembre 2013, saranno passati esattamente quattro anni da quando tornai a Roma, dopo quasi diciassette anni di assenza.

Tornai per te, che conobbi via web. Io leggevo il tuo “bel blog alla lavanda” e tu, con il tempo, iniziasti a leggere il mio.

Ricordi quando facevamo le quattro o le sei del mattino, scrivendoci su Messenger, un programma che nemmeno conoscevo prima che le nostre vite si incrociassero ?

Ricordi la nostra canzone, “Sogno”, di Gianna Nannini ? I tuoi occhi viola mi sono rimasti dentro.

Ricordo quando, alla stazione Termini mi venisti incontro, con il tuo foulard viola. Avevi una camicietta un po' scollata ed eri vestita di nero. Ti presi la mano e te la baciai. Istintivamente.

Poi, dopo esserci appartati, ti regalai degli orecchini fatti a mano, unici.

Avevi vent'anni ed io trenta. Oggi, che sono passati appena quattro anni, dici che “eri giovane” e la cosa mi fa un po' sorridere.

Forse ero anch'io giovane, forse, allora, fu anche l'ultima volta che mi innamorai davvero.

La sera facemmo l'amore in un letto che avevamo improvvisato, fra le note della Nannini e di Renato Zero in sottofondo. Ricordo quei momenti come fossero ieri.

Ricordo le nostre passeggiate per Roma, tenendoci per mano. Io accaldatissimo, abituato al freddo nord e tu appena appena scollata, con il tuo foulard al collo.

Ricordo il tuo profumo. Ricordo la prima sera, assieme, a casa tua, con i tuoi in viaggio a Lisbona, ignari di tutto. Era emozionante.

Ricordo le tue magliette con i rebus, tipo “Amore a prima vista”...

Ricordi quando cucinavo per te ? Bistecche alla salvia che, forse, tu nemmeno amavi (non so cucinare bene e poi allora non sapevo che la carne non era il tuo forte), ma non me lo dicesti per non deludermi. Dicevi che ero un bravo uomo di casa e che era come se fossimo sposati.

Ti baciai (con te che, mi dicesti dopo, messaggiavi di continuo con una tua amica chiedendoti con ansia: “Ma Baglu quando mi bacerà ?”).

Non ti avrei lasciata più. Non me ne sarei più andato da Roma. Anche oggi, Roma, mi ricorda te.

Ci saremmo rivisti altre volte, ma mai abbastanza nell'anno e mezzo in cui siamo stati assieme.

Anche oggi, che non stiamo più assieme, sono felice di vederti. E di abbracciarti, come allora.

Ho ancora, nella memoria del cellulare, tutti i messaggi che mi inviasti. Ero il tuo principe Baglù...

Chi leggerà queste righe potrebbe pensare ad una cretinata, forse anche tu, oggi, che dici di “non essere più giovane”, lo pensi. Per me, invece, non è così. Anche oggi considero tutto ciò le cose più toccanti della mia vita.

Ogni mattina guardo il quadretto che mi regalasti per Natale 2009 e che realizzasti con le tue mani.

Inseristi, scrivendole di tuo pugno, le parole di quella canzone di Fiorella Mannoia:

se domani io
mi accorgessi che ci stiamo sopportando
e capissi che non stiamo più parlando
ti guardassi e non ti conoscessi più
io dipingerei di colori i muri
e stelle sul soffitto
ti direi le cose che non ho mai detto
.

Forse sono un cretino, forse sono un vecchio romantico visionario e utopista. Forse, guardando questo quadretto pieno di fiori, nostre foto, cuori, stelle, canzoni, baci e buddypoke, riesco ancora a vedere qualche cosa di buono nel mondo.

Forse ti amo, ma l'amore non credo sia di questo mondo. Come non lo sono l'onestà e la purezza. Però voglio crederci e lottare per ciò. Perché sì, sono un visionario utopista. Forse romantico. E vorrei rimanere così per sempre.


Pubblicato il 13/11/2013 alle 13.47 nella rubrica RACCONTI.

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