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La leggenda del Dottor Faust



Stipulare un patto con il Diavolo.

Ovvero scegliere una strada comoda, di agiatezze, di faciloneria, senza alcun merito.

Potrebbe essere una metafora, tanto moderna quanto antica, e forse lo è.

Una metafora raccontata ne “Le leggenda del Dottor Faust”, redatta secondo i documenti originali dal libraio ed editore Pierre Saintyves (pseudonimo di Emile Nourry) negli Anni '20 del secolo scorso e ripubblicata di recente dalle Edizioni Studio Tesi, a cura di Vittorio Fincati.

La storia di Johann Faust, tedesco di Wittemberg, ambientata nel XVI secolo, è tutto sommato molto semplice, anche se ricca di simbologie.

Faust, personaggio molto probabilmente realmente esistito ed ispirato a Teofilo, personaggio di epoca bizantina, era dotto studente di medicina e teologia. Una volta laureatosi in dette discipline, non si accontentò del mero sapere accademico. Il suo scopo, infatti, era un altro, ovvero il sapere assoluto e, attraverso di esso, il soddisfacimento di ogni piacere terreno.

Per questo ben presto iniziò ad impratichirsi di arti dardaniche e magiche, al punto da riuscire ad evocare Lucifero in persona e giungere a stipulare con lui un celebre patto, siglato con il sangue.

Un patto lungo ventiquattro anni, durante i quali Faust avrebbe rinnegato ogni virtù ed ogni sacramento cristiano, in cambio del quale Lucifero gli avrebbe assegnato un servitore devoto, ovvero Mefistofele, che avrebbe soddisfato ogni suo desiderio e capriccio.

Fu così che Faust divenne ricchissimo e molto popolare, in particolare fra gli studenti di Wittemberg, al punto che uno di loro – un certo Carl Wagner – gli chiese di diventare suo famigliare e discepolo.

Nel frattempo il Dottor Faust prese a scrivere libretti di magia, astrologia ed ogni possibile scienza oscura. Nonché a viaggiare per il mondo assieme a Mefistofile e ad alcuni studenti, compiendo in ogni luogo prodigi, ma soprattutto scherzi e dispetti ai danni del prossimo.

Tutto ciò sin tanto che ne rimase completamente sazio e cadde nel più nero sconforto e nella più triste abulia. Sarà a quel punto che un monaco verrà a fargli visita e tenterà di convincerlo a rinnegare il patto con il Diavolo, che l'avrebbe unicamente condotto verso un baratro senza fine, proprio in quanto effimero e basato sul mero soddisfacimento di piaceri transitori e a dannosi allo spirito.

Purtuttavia fu allora che intervenne ancora una volta Lucifero, il quale mostrò al Dottor Faust la cosiddetta “bellezza dell'Inferno”ed i suoi sconfinati piaceri e gli propose un nuovo patto. Lucifero, per mezzo di Mefistofele, peraltro, portò ogni sorta di scompiglio nel convento dei monaci, i quali, ad ogni modo, trovarono il modo di difendersi.

Faust, con il nuovo patto, cadde nelle più astruse ed assurde scelleratezze, giungendo financo ad evocare lo spirito di Elena di Troia e concependo assieme a lei un figlio, Justus Faust. Inoltre passò i suoi anni successivi ad avere amplessi finanche con donne cadavere, riportandole successivamente alla vita.

Quasi allo scadere del ventiquattresimo anno di patto con il Diavolo, purtuttavia, il Dottor Faust sentirà l'ora della sua morte vicina. Interrogherà pertanto Lucifero, il quale lo deriderà, affermando di averlo preso in giro in tutti questi anni. Gli racconterà che l'Inferno è tutt'altro che un luogo di piacere e ricchezza, bensì è luogo di torture e di patimenti. E che alla scadenza effettiva del patto l'anima di Faust sarebbe finita dritta dritta proprio all'Inferno.

Faust, così disperato, radunerà gli amici più cari e passerà con loro l'ultima sua notte presso una locanda. Allo scoccare di mezzanotte il suo corpo sarà trovato nella sua stanza, completamente squarciato e sarà seppellito in un luogo remoto del paese, con sopra una pietra nera.

Monito per tutti coloro i quali avessero voluto o volessero ancora fare affari con il Diavolo o dedicarsi alle arti oscure.

Il saggio “La leggenda del Dottor Faust”, di recentissima pubblicazione, come dicevamo, presenta inoltre – in appendice - sia un libretto per opera danzata del poeta tedesco Heinrich Heine che, a differenza della celebre opera di Wolfgang Goethe a proposito di Faust, ne rispecchia fedelmente la leggenda, che alcuni stralci de “Il Miracolo di Teofilo”, redatto dal trovatore francese Rutebeuf nel 1264.

Un saggio dunque sì per gli appassionati e gli studiosi del folklore, oltre che della drammaturgia, ma anche per tutti coloro i quali sapranno trarre profitto ed insegnamento dalla leggenda/vicenda del Dottor Faust e comprendere che, senza fatica né merito e senza alcun senso spirituale della vita, nulla può essere ottenuto a buon mercato, ovvero senza pagarne le amare conseguenze del caso.


Luca Bagatin

Pubblicato il 3/1/2014 alle 14.12 nella rubrica ARTICOLI.

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