Blog: http://lucabagatin.ilcannocchiale.it

Bettino Craxi: colui il quale rese protagonista il Socialismo liberale in Italia

Sono passati quattordici anni da quando Bettino Craxi lasciò questa terra.

Uno statista a cui furono negati i funerali di Stato. Uno statista bollato come “criminale matricolato”.

Uno statista che, ad ogni modo, non ebbe bisogno di alcuna riabilitazione postuma, giacché la sua storia politica e personale vinsero su tutto il resto.

Il Socialismo liberale rilanciato da Bettino Craxi dal 1976 in avanti, ovvero il recupero della tradizione dei Filippo Turati e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli - con punte di garibaldinismo e di mazzinianesimo repubblicano - hanno trionfato già alla fine degli Anni '80 in tutto il mondo.

Fu quel Socialismo, inviso alla tradizione cattolica, comunista e fascista italiana che rese Bettino Craxi il nemico numero uno, da battere e combattere con ogni mezzo.

E fu un peccato proprio perché, con la fine politica e personale di Bettino Craxi, in Italia morirà anche la Sinistra.

Un interessante saggio a cura di Andrea Spiri e edito da Marsilio alcuni anni fa, dal titolo “Bettino Craxi, il riformismo e la sinistra italiana”, il quale raccoglie numerosi interventi di studiosi ed autorevoli esponenti socialisti, ripercorre un po' il rapporto fra il Psi di Craxi ed il Partito Comunista Italiano. Un rapporto duro ma franco, almeno da parte di Craxi, il quale, con a caduta del Muro di Berlino propone ai comunisti di entrare nel Psi e di costituire un grande partito di sinistra di Unità Socialista. Fu un'illusione durata poco, in quanto i comunisti, sin dal 1948 e con sempre maggiore vigore negli Anni '70 – '80 e '90, cercheranno un rapporto privilegiato unicamente con il mondo cattolico e conservatore. Non sarà un caso se, proprio la caduta del sistema dei partiti democratici in Italia, porterà alla nascita di due grandi comitati d'affari che, solo nominalmente, si schiereranno uno a destra (il Polo berlusconiano in salsa fascio-leghista) e l'altro a sinistra (il carrozzone cattocomunista).

A Bettino Craxi sarà attribuito di tutto e di più, proprio a lui che, nel 1993 affermerà candidamente che il sistema di finanziamento pubblico illegale ai partiti era un sistema che tutti conoscevano e ne facevano uso ed abuso. Fece comodo, allora, anche nel suo stesso Psi fare gli gnorri e attribuire a lui ed unicamente a lui tutte le colpe.

Ma, andiamo con ordine. Chi fu Bettino Craxi ?

Figlio di un avvocato socialista, antifascista della prima ora, Craxi respirerà sin da ragazzo l'aria riformista di Milano, che lo porterà presto a ricoprire importanti incarichi di Assessore al Comune e, via via, importanti incarichi nella Direzione Nazionale del Psi.

Nel 1976, socialista autonomista sostenuto dal Padre della Nazione Pietro Nenni riuscì, grazie all'appoggio della sinistra socialista di Claudio Signorile, a farsi eleggere Segretario nazionale del partito. Un partito, quello socialista, che Craxi saprà rinnovare culturalmente, politicamente e sotto il profilo dell'immagine. Il Psi craxiano diventerà finalmente un partito moderno, liberale, libertario, nazionale, interclassista. Aperto al mercato ed al mondo del lavoro in un'Italia che stava rapidamente mutando.

Il Psi di Craxi sarà sì anticomunista, ma farà di tutto per “socialdemocratizzare” i comunisti. Purtuttavia non riuscendovi mai.

Aspre furono le lotte “a sinistra”, ma la Storia diede ragione ai socialisti e torto ai comunisti: con l'abbattimento della scala mobile, voluto da Craxi, infatti, l'inflazione scenderà vertiginosamente e chi ricorda gli Anni '80 craxiani li ricorda come una nuova età dell'oro sotto il profilo economico e sociale.

Inoltre Craxi, pur perseguendo una politica atlantista, fu amico e sostenitore, anche finanziario, di tutti i movimenti di liberazione da quello socialista greco guidato da Panagulis sino a quello cileno. In questo senso recuperò, coscientemente, lo spirito internazionalista incarnato da Giuseppe Garibaldi, che fu l'eroe al quale si ispirò per tutta la vita, possedendone anche numerosi cimeli.

Interessante e profondo fu poi il rapporto fra il Psi di Craxi ed il Partito Radicale di Marco Pannella, che li vide uniti in battaglie come il divorzio, l'aborto, il voto ai diciottenni, la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile dei giudici. Rapporto che, negli Anni '80, portò anche ad una lista comune che vide uniti, in alcuni collegi senatoriali, il Psi, il Psdi ed il Partito Radicale.

Purtuttavia, pur essendovi allora le condizioni per la nascita di una terza forza laico-radicalsocialista (come accadde qualche tempo prima in Francia, con Mitterand), tutto sfumò ben presto a causa della diffidenza craxiana nei confronti di Pannella da una parte e dalle strategie pannelliane, che a tutto tendevano tranne che a creare una terza forza laica.

Fu un vero peccato perché in questo modo il 25% dell'elettorato laico divenne, ben presto, via via ininfluente, finendo per favorire i due conservatorismi, quello cattolico e quello comunista che, dal 1994, finirono per prendere il sopravvento assieme ai neofascisti ed ai leghisti, sdoganati da Berlusconi.

E' improprio dire che Berlusconi fu l'erede di Craxi. E ciò per molte ragioni. E' vero che Berlusconi gli fu amico, ma è altrettanto vero che i due avevano idee e prospettive politiche molto distanti, se non diametralmente opposte.

Se Craxi da una parte vedeva Berlusconi come un innovatore in ambito televisivo, da contrapporre al monopolio lottizzato e partitocratico della Rai, dall'altra Berlusconi utilizzò Craxi unicamente per il proprio tornaconto personale.

Purtuttavia va notato che, allorquanto i partiti democratici e laici della Prima Repubblica scomparvero, uccisi dalla mannaia giustizialista del biennio 1992-1993, gli elettori socialisti preferirono in massa il Polo berlusconiano rispetto a quello cattocomunista.

E non fu un caso, peraltro, che intellettuali marxisti (poi su posizioni socialiste liberali) come Lucio Colletti, aderissero e diventassero deputati della “prima edizione” di Forza Italia.

Allora Forza Italia, almeno a parole, portava avanti un programma di riforme liberali e laiche che coagularono presto attorno ad essa energie liberalsocialiste e repubblicane. Ma fu un breve idillio, al punto che il Polo berlusconiano, alleato ai neofascisti, ai leghisti ed ai democristian-clericali, divenne ben presto il polo dell'inciucio con i cattocomunisti ed il ricettacolo del peggior conservatorismo italiano che ha portato l'Italia all'attuale declino.

Purtroppo molti furono coloro i quali, prima fedeli craxiani, divennero poi fedeli berlusconiani. Più per tornaconto personale e per incapacità di prospettiva politica che per altro.

Bettino Craxi, dunque, fu tradito da più parti: dai postcomunisti con i quali pur cercò un'intesa; dai social-opportunisti che albergavano nelle sue stesse fila e che trovarono presto casa chi nel carro cattocomunista chi in quello berlusconiano, molti dei quali persino al governo con Berlusconi ed infine fu tradito da quell'elettorato che - però qui forse a ragione - non gli perdonava di essersi arroccato su posizioni di potere vicine - se non contigue - a quelle di Forlani e Andreotti.

E' un fatto, ad ogni modo, che quella stagione storica, ovvero quella di un Partito Socialista protagonista della scena politica italiana e mondiale, è terminata per sempre.


Luca Bagatin

Pubblicato il 13/1/2014 alle 7.2 nella rubrica ARTICOLI.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web