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"Dalla parte di Abele...nel declino della Democrazia": articolo del prof. Aldo A. Mola



E se, per legittima difesa, Abele avesse ucciso Caino? Staremmo davvero peggio con più pecore e meno officine? E se Remo avesse trafitto il gemello Romolo, anziché esserne ucciso? Quale era il  suo “Progetto Roma”? Forse avrebbe puntato sugli agriturismo anziché sui grattacieli o al dominio sul mare, alleandosi per tempo con gli Etruschi contro i Fenici. E avrebbe procurato la banda larga a un Paese per secoli incerto se denominarsi  Terra dei maiali (Ausonia) o dei Vitelli (Italia).

   Nel 64 dopo Cristo, quando Nerone fece sterminare i cristiani incolpandoli dell'incendio di Roma, molti si domandavano dove andasse il mondo. Tra i grandi saggi del tempo vi era Lucio Anneo Seneca, un settantenne originario  di Cordova, in Spagna. Fatto cauto dalle disavventure (già condannato a morte da Caligola e all'esilio da Claudio), giustificò l'assassinio di Agrippina ordinato da suo figlio, Nerone, la cui educazione l'imperatrice gli aveva affidato. Si ritirò dalla vita pubblica, ma, coinvolto nella congiura dei Pisoni (65 d.Cr.), ricevette la “necessitatem ultimam”: suicidarsi o accettare di essere ucciso. Si fece aprire le vene, imitato dalla moglie. Come già Abele e Remo, aveva capito il flusso della storia: l'accelerazione dello scontro fra Centro e Periferia, tra potere imperiale e istituzioni originarie, arroccate nel Senato.

    Dopo due guerre mondiali, la guerra fredda e la quarta guerra  planetaria tra oligarchia finanziaria transnazionale e Stati, la contrapposizione tra concentrazione del potere e istituzioni garanti dei cittadini sta entrando in una fase nuova. Attraverso guerre guerreggiate (in teatri secondari: Africa Centrale, Medio Oriente,...) e convulsioni politiche (crollo e cancellazione di intere classi dirigenti elettive in molti Paesi europei  e nell'America centro-meridionale), il contrasto tre due opposte concezioni del potere e dei suoi scopi (liberare le persone o ingabbiarle?) entro una decina d'anni raggiungerà la fase critica. Il timore del collasso imporrà scelte drastiche. L'accelerazione ha impulso dal processo che è sotto gli occhi di tutti ma nessuno sa come pilotare: entro quindici anni le megalopoli assorbiranno il grosso della popolazione mondiale. Da lì la necessità di dirottarvi il massimo di risorse (energia, acqua, invenzioni, cibo..) a danno di Abele e di Remo. Neppure gli analisti meglio attrezzati sono però in grado di prevedere come davvero andrà a finire. Nel dicembre 2012 il National Intelligence Council (sezione economica della statunitense CIA) ha pubblicato  il Rapporto Global Trends 2030:Alternative Worlds, subito tradotto dalle Editions des Equateurs ma tuttora inedito in italiano. Il  NIC prevede quattro scenari, diversi secondo fattori che sarebbe ingenuo illudersi di controllare  o scongiurare: guerre di vaste proporzioni coinvolgenti uno o più grandi potenze, conflitti scatenati da incidenti casuali e catastrofi naturali (nel caso dell'Italia la sempre più temuta eruzione del Vesuvio). Secondo le previsioni più ottimistiche, nel volgere di quindici anni il mondo si scrollerà di dosso gli Stati nazionali, costati due secoli di storia. Esso verrà governato dai “poteri dolci”, cioè da organizzazioni non governative (ONG), istituzioni accademiche (Università di prestigio internazionale), plutocrati, circoli transnazionali e, soprattutto, da una rete di sindaci delle grandi città assurti a capi delle rispettive genti. Il governo mondiale, non eletto né nominato, ma autogenerato, sarà  chiamato a soddisfare bisogni di moltitudini disseminate in Paesi riorganizzati come città diffuse (per esempio la costa  adriatica dalla Puglia a Trieste). L'avvento di tecnologie d'avanguardia (il potere  cibernetico) favorirà  l'ascesa di nuovi attori: oligarchie culturalmente ibride, collegate al di fuori e al di sopra delle ideologie nate con l'ascesa della borghesia e, per contrasto, del suo sottoprodotto (la lotta di classe), indifferenti all'alternativa tra liberismo e dirigismo e accomunate nell'ostilità  contro gli Stati sorti a tutela dei cittadini di pieno diritto. Secondo la NIC (e, ben  inteso, la CIA) si affermerà una élite allevata in scuderie installate nei diversi Paesi per plasmarne gli allievi a una visione uniforme del potere e del suo impiego, al di là delle diversità originarie. Sarà essa a orchestrare le risposte alla sfida della povertà e ad assicurare la pace. Gli Stati non scompariranno del tutto, ma “il ruolo dei governi si ridurrà sempre più a vantaggio di coalizioni ibride tra protagonisti statuali e non statuali secondo i problemi dei singoli paesi”. La NIC prevede insomma di risolvere l'antico contrasto tra Abele e Caino, tra  Romolo e Remo con un Fratello Geneticamente Modificato, ignoto alla Bibbia e alla storia, modellato sul mito di Mercurio, Dio dei mercati (e dei ladri). 

  Il fulcro del Paese Italia nei prossimi anni non è dunque la sorte di Renzi, di Letta  o di Napolitano, di questo o quel governo, ma è l'organizzazione del territorio, la scelta tra primato delle megalopoli o difesa del pluralismo. Le Regioni vennero inventate per provvedervi, ma hanno fallito. I Clivi d'Italia sono le Province, forse salvate in extremis  proprio da un sindaco non deputato nominato capo del governo: un caso senza precedenti nella storia d'Italia.

   La mondializzazione, la globalizzazione e le pretese di classificare e ingabbiare le persone in funzione dell'omologazione dovrà però fare i conti con una pluralità di soggetti non rassegnati a subire. Il rifiuto della Svizzera di cedere all'immigrazione incontrollata, l'istituzione della macroregione alpina, la resistenza degli Ungheresi al  modello “europeo” e il rifiuto di molti Stati  europei di gettare la propria moneta (cioè i cittadini) nel tritacarne dell'Euro sono motivo di riflessione. Forse oggi Abele  e Remo dissentono... : l'Utopia si coniuga con la  Speranza.

   Poiché il sangue non fluiva, per affrettare la morte Seneca si fece recidere anche le vene delle gambe. Neppure la cicuta fece effetto. Allora si fece immergere nell'acqua calda. Extrema ratio. Oggi, però, non tutti i filosofi sono disposti a ritirarsi alla periferia del mondo o a dissanguarsi per compiacere tiranni sorgenti sulle rovine generate dalla castoclastìa (distruzione della casta) scatenata da chi abbatté una dirigenza per rimpiazzarla con un'altra,  non sappiamo se meno famelica e inetta.   Perciò la richiesta di restituire la parola ai cittadini non è il gemito di nostalgici dei  “ludi cartacei”: è senso dello Stato, estrema difesa della democrazia, oggi insidiata persino dal puerile mito della “velocità”. Ne fu campione Benito Mussolini, asceso trentanovenne a capo del governo e da Gabriele d'Annunzio infatti appellato“lesto-fante”.


Aldo A. Mola

Pubblicato il 16/2/2014 alle 16.8 nella rubrica Diario.

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