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Baglu come Jep Gambardella. Ovvero: destino di due personaggi di fantasia. Monologo by Baglu

 Jep Gambardella è nato a Napoli nel 1948
Dopo il successo ottenuto con L'apparato umano non ha scritto altri romanzi.
Scrive per un settimanale d'arte e si occupa di far fallire le feste




Quando, da giovane, mi chiedevano: cosa c'è di più bello nella vita ? E tutti rispondevano: “la fessa !”, io solo rispondevo: “l'odore delle case dei vecchi”. Ero condannato alla sensibilità !”.

Questa è una frase di Jep Gambardella, protagonista de “La Grande Bellezza” che vidi l'estate scorsa con Lei, la mia ex. E fu proprio Lei a farmi notare la grande somiglianza fra me e Jep.

Giornalisti e scrittori (di un solo libro !) entrambi, abbastanza delusi e disillusi dal mondo e soprattutto dalle persone; entrambi intellettuali o pseudo-tali nell'affresco della Roma di oggi; entrambi con nel cuore una ex che fingono di dimenticare circondandosi di donne bellissime e mondanità.

Entrambi condannati alla sensibilità che, purtuttavia, li ha resi cinici, tristi. Forse più tristi che cinici. “Sull'orlo della disperazione, non ci resta che farci compagnia, prenderci un po' in giro”. Sembra ciò che penso io ogni giorno che mi invento una boutade, una burla. Ed invece è una frase di Jep.

Ancora non riesco a capire perché, il fatto che Lei mi abbia lasciato, mi ha così tanto cambiato. Invecchiato persino, forse. E non perché sto perdendo copiosamente i capelli che pur sto facendo crescere. Ad oltranza.

Una delle mie muse – spiritualmente attenta – direbbe che è dovuto al fatto che ciò è necessario alla mia evoluzione interiore. Francamente non credo o, forse, non voglio credere a ciò.

Per questo sospendo il giudizio. Scrivo, ma sospendo il giudizio.

Non so nemmeno perché io sia attratto, mi senta attratto da una donna – la Donna Selvaggia – con la quale mi scrivo da anni, ma di cui non conosco nemmeno il tono di voce.

Uno psichiatra spiegherebbe la cosa parlando di “proiezioni” e altre stronzate. Sono troppo arguto (e presuntuoso, già), ma anche troppo sensibile, per non comprendere che le proiezioni non c'entrano nulla.

Penso che sia molto bello essere attratti da una donna, senza pretendere di andare oltre. E' molto bello, anche se forse è una cosa da idioti o forse da persone poco coraggiose. E, beh, il coraggio, sul piano sentimentale m'è sempre mancato. Inutile girarci intorno. Più facile sospendere il giudizio e chiudersi in una sorta di torre d'avorio cinica e bara. Bara. Che poi, a me, le bare – le casse da morto intendo – sono sempre piaciute. Mi danno un senso di pace.

“Una bella donna, alla ma età, non è abbastanza”. Jep Gambardella ha sessantacinque anni, ovvero trent'anni più di me. Purtuttavia, nemmeno alla ma età è abbastanza.

Abbastanza sarebbe una donna che mi amasse per tutta la vita. Sarebbe anche più che abbastanza, diciamo.

“Finisce tutto così, con la morte. Prima però c'era la vita, nascosta dal bla bla bla...” e a volte penso che, per non sentire più questo “bla bla bla” varrebbe la pena farla finita. Oh, non pensate che non abbia già pianificato tutto. Pianificare, a volte, dà un senso icommensurabile di potere. Di poter fregare, almeno una volta, nella vita, il destino.

"È tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore, il silenzio e il sentimento, l'emozione e la paura… Gli sparuti incostanti sprazzi di bellezza. E poi lo squallore disgraziato e l'uomo miserabile."

A volte mi chiedo se, al di là del chiacchiericcio, del destino, delle varie puttanate che ascolto in tv, leggo sulla stampa, sugli (a)social, se al di là della paura e della costante emozione che pervade la mia mente, troverò ancora uno sprazzo di bellezza. Al di là e al di fuori dello squallore di questo mondo.


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Pubblicato il 25/2/2014 alle 16.37 nella rubrica RACCONTI.

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