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I moti mazziniani e garibaldini raccontati alle scuole medie

Era la prima volta che, dopo i miei trascorsi scolastici, entravo in una scuola media.

In particolare era la prima volta che intervenivo come relatore per parlare, ai ragazzi, di Risorgimento, moti mazziniani e garibaldini.

E' accaduto sabato 10 maggio – oggi per i lettori del mio blog – presso le scuole medie “Enrico Fermi” di Casarsa della Delizia (Pordenone), patria che peraltro fu di Pier Paolo Pasolini, cantore degli oppressi.

Accanto a me il componente dell'Associazione Mazziniana Italiana, sezione friulana, Sergio Cristante, che è un carissimo amico da molti anni e Loris Artuso, ex Presidente dell'Associazione Amici della Montagna.

Il pretesto era presentare ai ragazzi della terza classe di scuola media un video-documentario storico-naturalistico dal titolo “L'edera ed il maggiociondolo”, che, oltre a presentare la montagna friulana, ripercorre i moti mazziniani e garibaldini di Navarons di Meduno, piccolissimo ma importante Comune montano della provincia di Pordenone.

L'amico Cristante, infatti, fra gli applausi dei ragazzi, dopo un excursus storico relativo al periodo risorgimentale, ha così presentato l'impresa guidata dal medico affiliato alla Giovine Italia e amico intimo di Giuseppe Mazzini e di Giuseppe Garibaldi, Antonio Andreuzzi (1804 – 1874), il quale, nel 1864 guidò appunto i cosiddetti “Moti di Navarons” contro gli Imperiali austro-ungarici.

I Moti, come ricordato dal buon Cristante, fallirono, purtuttavia furono da stimolo per le genti friulane nel ribellarsi al dominio Asburgico e concorrere all'unificazione d'Italia..

Cristante, inoltre, ha presentato, con dovizia di particolari, il pensiero di Giuseppe Mazzini, che fu il primo a parlare di unificazione europea, di democrazia in Europa, di emancipazione dei lavoratori e dei fanciulli (allora costretti a lavorare, sfruttati nelle officine), giungendo persino a fare un parallelismo fra l'Italia e l'Europa dei tempi di Mazzini e quelle attuali.

L'intervento del sottoscritto, invitato in qualità di giornalista e studioso di Storia risorgimentale, è stato invece incentrato sull'attualità del pensiero e dell'azione mazziniana e garibaldina. Ho voluto infatti ricordare ai ragazzi della scuola media che, alla metà dell'Ottocento, era negata ai cittadini la libertà di parola, di associazione, di stampa e di culto e, chi si permetteva di esprimere le proprie idee, era condannato o alla prigione o addirittura alla forca !

Ho voluto in particolare soffermarmi sul più importante libro scritto da Mazzini - “Doveri dell'Uomo” - che si rivolge, non a caso, agli operai, ovvero agli oppressi e sulla successiva istituzione, da parte di mazziniani e garibaldini, delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso, ovvero le prime cooperative di lavoro, guidate unicamente da operai autogestiti, che non dovevano sottostare ad alcun padrone o potente di turno.

Ho colto altresì l'occasione per parlare di Garibaldi, ma, in particolare, della figura di Anita Garibaldi: una giovane brasiliana, di umili origini che già nell'America del Sud si era battuta per l'emancipazione degli oppressi. Una giovane brasiliana che, giunta con il marito in Italia, morirà sotto i colpi di fucile dei soldati francesi (venuti in aiuto del Papa), a soli 28 anni, per la libertà e la Repubblica Romana, nel 1849, ovvero la prima repubblica democratica che l'Italia abbia mai conosciuto.

Nel mio intervento ho in particolare voluto esortare i ragazzi a non abbassare mai la testa di fronte all'oppressione ed alle ingiustizie, di continuare a studiare, ad approfondire, ad emanciparsi sotto ogni punto di vista, ovvero seguire gli insegnamenti che hanno voluto lasciarci Mazzini e Garibaldi, con le loro lotte, che tanto mi appassionarono sin dall'età di tredici anni.

Le nostre relazioni si sono concluse con la visione del documentario storico-naturalistico ed una breve introduzione del sig. Artuso, utile anche a presentare i luoghi paesaggistici e naturalistici nei quali si svolsero le battaglie fra garibaldini e austriaci. Luoghi che, peraltro, gli stessi ragazzi visiteranno per la prima volta la settimana prossima, nell'ambito di una visita guidata organizzata dalla scuola stessa.

Una domanda di fondo, ad ogni modo, è rimasta. Perché mai dei Moti di Navarons nessuno parla mai nei libri di Storia ? Forse perché finirono male ed i “buoni” furono sconfitti.

Personalmente, come ho voluto ricordare anche ai ragazzi, ritengo che una, due o tre sconfitte, sui campi di battaglia, nelle idee, nella scuola o nella vita, non facciano testo.

L'importante è la perseveranza, ma, soprattutto, l'ideale per il quale ci si batte. Che, come fu per Mazzini e Garibaldi, fu prima di tutto un ideale di amore per l'umanità. Per gli oppressi, per coloro i quali, allora, non sapevano nemmeno di avere dei diritti e non conoscevano i loro propri doveri verso l'umanità medesima.

Il bilancio della giornata è stato assolutamente positivo. Contro ogni nostra possibile previsione i ragazzi della scuola media ci hanno ascoltati con passione ed attenzione, al punto che alla fine siamo stati sommersi dai loro applausi.

Magari in ogni scuola d'Italia e, perché no, d'Europa, si spiegasse ed attualizzasse il Risorgimento come abbiamo, umilmente, tentato di fare noi. Quando andavo a scuola io, francamente, questo non accadeva.


Luca Bagatin

Pubblicato il 10/5/2014 alle 15.10 nella rubrica ARTICOLI.

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