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"Incubo d'amore in incubatrice": racconto del 20 febbraio 2007 by Luca Bagatin

Lungi dall'essere un sostenitore delle Lolite e del lolitismo (tutt'altro !), desidero riproporre ai lettori questo mio simpatico racconto surRenale, ispirato a Vladimir Nabokov, che pubblicai in anteprima il 20 febbraio 2007.
Interessanti gli spunti letterari e, forse, psicologici.

L. B.


Incubo d'amore in incubatrice
di Luca Bagatin


«Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.»

"Già. Ora sono rimasto solo. Ennesima volta. Per l'ennesima volta. Ricordo quella volta in cui Cinthia mi scrisse che non riusciva a capirmi in quanto riteneva che non fossi in grado di comprendere l'amicizia fra un uomo e una donna.

E' vero. Fra me e una donna non c'è mai stata pura e semplice amicizia. Fra me e una donna c'è sempre stato il fuoco. Scintille. Amo il fuoco. Ora sento freddo. Molto fraddo. Il freddo della morte. Il freddo dell'amore."

Fu così che il Professor Humbert Humbert iniziò a raccontarmi di quella volta in cui conobbe Lola, dopo l'ennesima delusione d'amore.

"Dottor Baglu, mi aiuti !"

Troppo facile. Ricorda quella volta in cui da bambino sognava di diventare padre ?

"No"

Ecco, appunto. Per lei è sempre stato difficile avere rapporti interpersonali con l'altro sesso, me lo conferma, professor Humbert ?

"Sì"

Continuai a torturare la sua povera anima scavando in ogni anfratto della sua psiche che mi parea conoscere meglio di lui stesso. Sono un neuropsichiatra per adulti sani e vaccinati. Mi occupo anche di metempsicosi e di artrite deformante. Sono il Dr. Baglu e detesto gli individui piagnucolosi. Scrivere è la mia droga ed ogni qual volta ascolto un mio paziente sdraiato sul lettino prendo meticolosamente appunti sul suo stato d'animo.

Mi racconti di Lola, professor Humbert.

"Lei, così tenera, così fragile, così incommensurabilmente ...crudele nel ...vedere un uomo struggersi per lei"

Ecco, vada pure avanti.

"Una ragazzina neanche adolescente...lasciva...che lasciava che le mie dita tumide le palpassero i morbidi e vogliosi e turgidi capezzoli..."

Professor Humbert....

"Certo, capisco dottor Baglu."

Così finisce che ci lascia le penne. Non pensi. Si lasci fluire. Non pensi più alla luce della sua vita, al fuoco dei suoi lombi. Si lasci fluire.

"Un giorno Annie mi propose di scrivere un romanzo su Lola"

Chi è Annie professore ?

"Annie, la mia editor...."

Le piaceva Annie ? E dov'è ora Annie ?

"Sì. Mi piaceva molto. I suoi sinuosi capelli ramati...i suoi occhi chiari...

Dov'è ora Annie ? L'ha uccisa non è vero ?

"Sì". Annuì. "Annie...era affascinata dal mio rapporto con Lola..."

Da bambino soffriva di balbuzie professor Humbert ? Da bambino soffriva di tics compulsivi ? E ora mi dica, professor Humbert....amava torturare i suoi animali domestici ?

L'uomo scoppiò in un pianto liberatorio. Lo abbracciai e, come un padre, gli accarezzai la testa. Prima di azzannargli il collo e di spolparlo vivo.


Pubblicato il 19/5/2014 alle 13.30 nella rubrica FATQUAK SCHOOL.

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