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Tutta colpa di Berlinguer ? (o di chi non ha mai seguito la lezione di Marx ed Engels)

Si dovrebbe parlare di un libro, di un romanzo su Berlinguer.

L'autore è Francesco Serra, un passato da giovane comunista, oggi di simpatie renziane.

Il romanzo protagonista è “Tutta colpa di Berlinguer” (che nel titolo ricorda molto – almeno di primo acchito - il titolo di uno degli ultimi filmetti di grido, “Tutta colpa di Freud”).

Il luogo è la Sala della Regina di Montecitorio. Il giorno il 19 giugno scorso.

In realtà si parla molto, troppo e pressoché solamente di Pci e di Berlinguer.

Ne parlano assai Claudia Mancina ed Emanuele Macaluso, entrambi delle vecchia guardia comunista e non mancano le polemiche fra lo stesso Macaluso e la giornalista Maria Teresa Meli, la quale non le manda a dire sulla cosiddetta “questione morale berlingueriana”, tanto che ricorda che anche il Pci di Berlinguer si spartiva il potere, come tutti gli altri maggiori partiti, arrivando – nel 1979 – a lottizzare Rai 3, tanto quanto facero la Dc con Rai 1 ed il Psi con Rai 2.

Polemiche a parte, scarni sono apparsi gli interventi degli Onorevoli Andrea Romano e Roberto Giachetti, il primo invitato forse in quanto ex ricercatore dell'Istituto Gramsci, il secondo forse in qualità di estraneo alla cultura comunista, benché attualmente iscritto al Pd.

Del tutto assente, ad ogni modo, nella discussione – se non per brevissimi accenni - il volume di Francesco Serra. Non sappiamo, da profani invitati al convegno, in effetti, di che cosa il volume parli nello specifico. Sappiamo che è un romanzo, ma non ne conosciamo i protagonisti. Sappiamo che su tutto aleggia la figura di Enrico Berlinguer.

Si è parlato solamente, infatti, di Berlinguer, che è morto trent'anni fa. Lo si è ricordato, certo. Lo si è persino quasi voluto mettere a paragone con Matteino Renzi...(sic !).

Su tutto ciò, diverse osservazioni.

Ci chiediamo se, ad esempio, il pubblico in gran spolvero presente in sala fosse un pubblico di “sinistra”, come si userebbe dire. Se non sapessimo che, da decenni ormai destra e sinistra sono morte, ci verrebbe da dire che, se questa è la sinistra di oggi, o, ciò che ne rimane, ci verrebbe da dire che è alquanto radical-chic.

Ma, forse, ciò non ci stupisce più di tanto. Semmai ci fa riflettere sul fatto che, se il Pci era un partito di radical-chic che, nelle sue evoluzioni successive (Pds-Ds-Pd), tale è rimasto, forse esso non ha mai davvero compreso la lezione del vecchio Karl Marx che certo tutto era tranne che un radical-chic o un social-burocrate. Marx era uno studioso ed era povero. Tanto è vero che, i primi partiti in Europa che si ispirarono (si ispirarono, si noti bene, visto che Marx non era un politico) a Marx erano non già comunisti, bensì socialdemocratici. Si pensi ad esempio al Partito Socialdemocratico Tedesco, sorto nel 1875, oppure al Partito Socialista Italiano di Filippo Turati del 1892, che al pensiero di Marx ed Engels si ispirava.

Curioso, poi, ascoltare i relatori del convegno - specie ex comunisti - definire Matteo Renzi “né ex comunista, né ex democristiano” ed orgogliosi di questo. Veramente che Renzi non sia un ex democristiano è tutto dire, ma, a parte questo, è curioso che ci siano così tante e tardive abiure da parte di coloro i quali, un tempo, credevano – o così si dice almeno – in un ideale come quello comunista. Curioso, quasi surreale.

L'atmosfera del convegno, invero, ci è apparsa alquanto surreale in sé.

Curiosa anche la presenza di un'attrice, benché giornalista e blogger, quale Veronica Gentili, a moderare il tutto.

E così, curiosamente e un po' disillusamente, pensando forse un po' con nostalgia alle barbe del vecchio Marx e del vecchio Engels, pur non essendo mai stati né ex, né tantomeno post, concludiamo.


Luca Bagatin

Pubblicato il 19/6/2014 alle 23.5 nella rubrica ARTICOLI.

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