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Perché nessuna persona omosessuale decida di togliersi più la vita a causa della stupidità e la violenza altrui

E' necessario rispettare i morti. Ed onorarne la memoria.

E' necessario piangere e commuoversi, di fronte ad un morto di morte violenta come un suicida.

Ho da sempre profondo rispetto per i suicidi, nonché profonda compassione, nel senso etimologico del termine.

E' il caso dell'ennesimo ragazzo omosessuale. Ora, io non so che cosa significhi essere omosessuale ma so che cosa significhi essere criticato per il tuo modo di essere, di intendere le cose, di amare.

Un omosessuale è una persona che ama. Lo compresi – fortunatamente – sin da bambino. Perché, evidentemente, sin da bambino non ero uno stupido.

Nella vita ho ed ho avuto diversi amici omosessuali. Con uno di questi ho intrapreso anche diverse battaglie politico-culturali assieme per anni, attraverso inchieste ed articoli. Si chiamava Peter Boom e contro l'omofobia ha lottato per oltre cinquant'anni. Peter era un vero leader del movimento di liberazione sessuale ed omosessuale sin dagli Anni '60.

Quando sento di un ragazzo che si suicida “in quanto omosessuale” perché non accettato “dalla società” in cui vive, non posso che provarne un senso di sconforto, di scoramento, di vertigine.

E' questa la razza umana ? E' davvero così cattiva e criminale la razza umana ? E' così violenta da poter spingere un ragazzo al suicidio ? Spesso la rispostà è: sì. Non è forse questa la vera origine della crisi nella quale stiamo vivendo, che è prima di tutto una crisi di umanità ?

Sono cose che mi chiedo da anni. Poi riprendo a fare battaglie, a non smettere di lottare contro la stupidità e l'ipocrisia umana. Contro i rompipalle che non hanno altro da fare se non giudicare l'orientamento sessuale altrui, il pensiero, il comportamento, le opinioni, la famiglia. Sei di buona famiglia ? Allora vai bene. Non lo sei ? Allora sei guasto.

Mi dicono che, solo qualche giorno fa, in un paesino della provincia di Potenza un ragazzo gay si è suicidato gettendosi dalla finestra. Me l'ha detto uno dei suoi più cari amici. Mi ha detto che G. V. subiva le angherie di molti, di troppi (persino di un autista di autobus che lo avrebbe invitato a scendere, in quanto gay) e che la sua fragilità interiore lo ha portato a...

Nonostante la sua solarità e la sua voglia di vivere.

Scopro che i media non ne hanno parlato, che è bene mantenere tutto sotto riserbo. Mi scende una lacrima. Penso che la stupidità, la grettezza mentale e l'omofobia siano un crimine contro l'umanità. Penso che, se esiste un'umanità così, allora significa che è un'umanità criminale, pericolosa socialmente.

Penso che, se fra i valori umani esiste l'amore per il prossimo, queste cose non dovrebbero mai più accadere. Evidentemente questo valore non esiste, oppure è scaduto, oppure non frega a nessuno. Evidentemente siamo condannati.

Oppure no ?

Qualcuno mai vuole imparare ad alzare la testa ? Qualcuno là fuori, dico. Nei paesini più sperduti dello Stivale e dell'Europa. Nelle aule di tribunale, nei Parlamenti ed all'interno dei Governi che – evidentemente – se ne fregano ?

Ci siete razza di cacasotto che se in Italia arrivasse la dittatura lecchereste il culo del nuovo Leader Maximo come avete sempre fatto ???

Vogliamo fare qualche cosa contro la stupidità e la violenza che ci attanaglia tutti quanti ???

Oppure vogliamo morire. Morire di inedia. Morire perché privi e privati della consapevolezza di amare, di pensare e di combattere ?

Ogni qual volta muore una persona in quanto vittima di soprusi e angherie, in realtà, muore un po' anche la nostra coscienza. Non cerchiamo più alibi o scusanti. Ricordiamocelo !


Luca Bagatin

Pubblicato il 25/7/2014 alle 14.45 nella rubrica ARTICOLI.

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